Calamandrei sulla Scuola

Piero CalamandreiPovera Scuola, vittima più di altre del "covid-19" e di una gestione sanitaria che, piano piano, sta svuotando le aule e porterà ad un tracollo ed al generalizzarsi, ma con mille difficoltà, della "Didattica a Distanza". La situazione di "vuoto politico" in Valle e la disastrosa Ministra Lucia Azzolina (una perla il suo concorsone) non aiutano, malgrado gli sforzi di tanti insegnanti di buona volontà, cui fanno purtroppo da contraltare quelli che non ce l'hanno affatto.
E pensare che la scuola conta e conta più che mai e non è la questione di "parcheggiare" i nostri figli, ma pretendere invece che la Scuola funzioni perché senza di essa la società viene privata di un servizio pubblico.
Mi veniva in mente, avendolo visto citato, il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al terzo Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale ("Adsn") nel lontano 1950.

Diceva Calamandrei: «La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola "l'ordinamento dello Stato", sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il Presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue».
Aggiungeva ed è tutto da leggere: «La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente.
La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche "classe dirigente" nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall'afflusso verso l'alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l'alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società»
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Sul ruolo della scuola proseguiva: «Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l'articolo 34, in cui è detto: "“La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Questo è l'articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo».
Poi, nella temperie dell'epoca, Calamandrei parla dell'importanza della scuola pubblica e polemizza con certi aspetti delle scuole private, ma resta di grande modernità il messaggio più generale.
Come ha scritto Simone Weil: «L'intelligenza cresce e porta frutti solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridori».

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