10 bis) Diario di un candidato

Il predicatore James Freeman ClarkePer fortuna durante la campagna elettorale (la cui origine militaresca è evidente nel termine "campagna") non si è sempre in riunione ed on the road, ma ci sono momenti di pausa e di riflessione, in cui ci si trova a ragionare sul perché si sia scelta la partecipazione alla competizione con quel mettersi in gioco che non è mai banale.
Si dice: «metterci la faccia» e non solo quello di questi tempi, in cui bisogna anzitutto evitare di finire nel mazzo dei politici considerati inefficaci o ladri. Spiccare non è facile con quella parte di cittadini ormai facinorosi per partito preso e senza distinguo.
«Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Ho usato anche io questa frase che viene ascritta ad Alcide De Gasperi, il leader democristiano che ebbe un ruolo eminente nella politica italiana del dopoguerra e finì in fretta fuori gioco.

In realtà, ma è normale che ciò avvenga, pare che il politico trentino abbia preso in prestito questa citazione, imbevuta di spirito protestante, dal predicatore statunitense James Freeman Clarke (1810-1888), che la usò nel 1870. Importante fu il suo aiuto per eleggere Grover Cleveland presidente democratico degli Stati Uniti per due volte.
Anzi l'originale era ancora più articolato e suonava così: «Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito, un uomo di stato quello del proprio Paese. L'uomo di stato ha voluto guidare, mentre il politico si è accontentato di lasciarsi portare dalla corrente».
La prima delle frasi, che non ripeto per la terza volta, è suggestiva. Trovo anch'io che ormai troppi pensino ossessivamente alle elezioni, sin dal giorno dopo aver ottenuto un ruolo elettivo, legati ossessivamente più alla raccolta di voti che ai propri doveri di eletti. Per cui non si assumono decisioni di lungo raggio perché la logica è massimizzare i consensi e dunque mai rischiare qualunque scelta che possano comportare critiche o ostilità. Si naviga senza infamia e senza lode in una mediocrità fatta di grigiore nello sforzo di piacere a tutti, costi quel che costi. Resta inteso, per evitare equivoci, che a questo estremismo si reagisse con un estremismo all'opposto e cioè banalizzare le elezioni, che sono - se affrontate senza foga scomposta - un passaggio decisivo in democrazia.
La seconda frase, cioè il rischio che il partito sovrasti il bene pubblico, è anch'essa interessante, pensando a fenomeni antichi e purtroppo anche recenti di Partiti che sovrastano la libertà di chi fa politica. Quando sento chi vorrebbe imporre il vincolo di mandato per gli eletti mi indigno, perché un conto è tradire idee e principi cui si sono liberamente scelti, un altro è mantenere spazi di libertà di opinione e di coscienza contro il dramma di essere considerati degli eletti burattini da manovrare a piacimento.
La terza frase, che riguarda il politico che si lascia trascinare dalla corrente, è giustissima, perché fotografa dilettanti ed inetti che si trovano per caso a ricoprire cariche al di sopra delle loro possibilità. Seguono il flusso degli eventi, quando non sanno cosa dire e cosa fare, perché spaesati per via della loro incompetenza o più semplicemente per la paralisi di chi non decide mai per restare come imbullonato alla poltrona. Ne vedo tanti che hanno vinto il terno al lotto, occupando dei posti apicali, quando non sanno leggere un libro o allacciarsi le scarpe. L'incompetenza al potere può essere frutto di casualità e fortuna nell'essere arrivati dove mai certuni dovrebbero stare, ma questo comporta gravi danni e certe ferite che abbiamo in Valle d'Aosta ne sono un esempio concreto e deprimente e spero che gli elettori sappiano scegliere con acume.
Ma non sempre esiste raziocinio in un mondo in cui esistono sacche di superficialità e mancanza dei fondamentali che dovrebbero alimentare una cittadinanza consapevole che ti permette di manovrare tutti gli strumenti necessari.
E il voto, arma potentissima, resta importante per chi lo esercita e per chi questi voti li ottiene.

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