Le difficoltà di capire

Aostani in coda per ritirare le mascherineHo sempre sostenuto che la grande fregatura nelle scelte che dobbiamo compiere nella nostra vita - e mi riferisco alle scelte pubbliche, pur valendo anche per quelle private - sta nel fatto che quando si vive un certo momento lo si fa con una componente d'azzardo evidente. Facile con il senno di poi, quando gli avvenimenti si sono compiuti, ricostruisce scenari suggestivi. Quando si vive il presente, invece, gli elementi a disposizione sono solo parziali, come un quadro di cui manchino larghe parti, mentre successivamente la visione è completa.
Esattamente quanto sta avvenendo in questa fase in cui siamo: mancano troppi elementi per capire come sarà il post "covid-19" e neppure, per essere chiari, si capisce bene se ne siamo fuori o quanto ne siamo ancora dentro.
L'unica cosa certa è che siamo di fronte a uno di quei passaggi che potrebbe - uso il condizionale non a caso - portare ad una situazione del tutto nuova, come spesso avvenuto in quelle faglie della Storia, che studiamo sui libri.

Questo vale anche per la Valle d'Aosta e per i suoi assetti politici ed istituzionali. Nel breve volgere di un centinaio di giorni molte certezze sono cadute e bisogna prepararsi a possibili grandi novità. Con quanto già detto in premessa: nessuno è in grado di muoversi con meccanismi cartesiani, ma deve farlo seguendo istinti e sentimenti. Certo, esistono scopi da raggiungere ma senza la sicurezza che le scelte siano quelle giuste e questa indeterminatezza va superata in solo modo: aprire un'ampia discussione, illuminata da chi ha idee da proporre, ponendole al vaglio di chi si voglia impegnare sulla questione. Mi sfuggono i tempi e so bene che le elezioni regionali incombenti possono essere distorcenti.
La politica valdostana alla prova del "Coronavirus" si è trovata ad affrontare tante emergenze e mi pare che complessivamente quanto avvenuto non abbia avvicinato i politici alla popolazione. Anzi, un fossato già largo direi che si è ulteriormente allargato. Le Istituzioni autonomistiche, presidente, Giunta e Consiglio Valle, sono soggette a critiche ampiamente superiori agli elogi. So bene quanto la prova, improvvisa, difficile e dolorosa avrebbe messo a dura prova chiunque, ma la percezione generale mi pare non sia positiva e questo si riverbera - che piaccia o no - sulla percezione dell'importanza dell'Autonomia speciale.
Il rischio, se non si affronta il tema con onestà, è che l'Autonomia e con essa il filone di pensiero autonomista ne escano sconfitti e non so bene neppure, in termini elettorali, a vantaggio di chi. E' evidente che allo spezzatino dell'attuale Consiglio Valle potrebbe sostituirsi un quadro ancora più caotico e che porti ad ulteriore difficoltà di avere numeri che garantiscano una governabilità.
Il mondo autonomista - diviso in mille fazioni e con odi atavici resi sempre più forti - deve interrogarsi sulla propria sopravvivenza e sulla sopravvivenza dello spirito autonomista, che oggi sembra essere stato svalutato per molte responsabilità singole e anche collettive. Una posta in gioco che fa tremare i polsi e che pone tutti di fronte alle proprie responsabilità e alla necessità di abbassare i toni e dimostrarsi pronti a scelte non contingenti, senza le quali il quadro diventerà tragico con effetti a catena di ulteriore degrado.
Le vecchie formule non valgono più. Oggi la concretezza domina la scelte contro gli ideologismi, specie se diventati slogan vuoti di contenuto. La stessa identità valdostana è messa in discussione, specie se diventa elemento folkloristico o da mascherata. In Valle c'è chi ci crede profondamente nel particolarismo in senso positivo e chi, invece, ormai considera l'identità come un cascame senza più valore. Io ho un atteggiamento laico: chi ci crede si impegni, chi non ci crede abbia almeno il senso della cittadinanza e creda nella Regione autonoma come elemento aggregante dal valore costituzionale. Ciò può avvenire nel rispetto reciproco e nella condivisione di un bene comune che miri ad assicurare un futuro alla Valle d'Aosta.
Si possono discutere e ci si può dividere su come farlo, ma non sullo scopo logico e necessario di assicurarsi un avvenire di benessere.

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