Dentro la crisi, dopo la crisi

Stefania RagaùMi è già capitato di adoperare una celebre frase di Albert Einstein che dice: «La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie».
Si presta in effetti a molti usi e, pensando alla data di nascita e a quella di morte (1879-1955) del celebre fisico e filosofo nato in Germania, naturalizzato svizzero e poi cittadino americano, si capiscono molte cose, pensando alle due Guerre mondiali ed anche al fatto che Einstein era ebreo in un momento drammatico per il suo popolo. Queste sue osservazioni, di un uomo che amava non solo la scienza ma le riflessioni umanistiche attorno ai problemi della vita e della società, si stagliano anche nello scenario attuale.

Infatti se la nostra angoscia oggi si concentra sulla malattia e sul rischio derivante dal virus che ci minaccia e lascia ormai sul campo delle vittime, è altrettanto vero che l'emergenza sanitaria creerà una crisi economica purtroppo già in atto e di cui i crolli in Borsa sono solo la punta dell'iceberg. Anche sul piano sociale ed umano pesano le attività chiuse e molte si sa già non riapriranno o dovranno ripensare a cosa fare. Le contromisure in atto le vedremo in azione in Italia e in Europa, ma lo sforzo è anche culturale e riguarda come immaginare una ripartenza dopo uno stop così scioccante.
Stefania Ragaù nel suo blog "Nonostante" propone un'analisi interessantissima della parola: «Il termine "crisi", di derivazione greca ("κρίσις"), originariamente indicava la separazione, provenendo infatti dal verbo greco "κρίνω": "separare", appunto. Il verbo era utilizzato in riferimento alla trebbiatura, cioè all'attività conclusiva nella raccolta del grano, consistente nella separazione della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. Da qui derivò tanto il primo significato di "separare", quanto quello traslato di "scegliere". In origine, dunque, il termine era di derivazione agricola. Da qui "crisi" acquistò poi una serie di significati secondari, già presenti nella lingua greca. Nel Vocabolario della lingua greca di Franco Montanari, oltre al primo significato di "separare", troviamo così in successione: "scelta", "giudizio", inteso anche come "capacità di giudizio", "discernimento", "interpretazione" di sogni, prodigi eccetera. In ambito giuridico - come quarto significato - "giudizio", "processo", ma pure "accusa", "condanna". Inoltre - come quinto e sesto significato - "esito", "soluzione" e "disputa", "contesa", "gara". Infine - come ultima accezione di ambito medico - "crisi", "fase critica".
Col tempo è avvenuto uno spostamento semantico del termine verso una sua accezione specifica: quella medica»
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Prosegue poi l'analisi di come la parola muti ancora, nel suo uso vivente, attraverso il tempo, avvicinandosi al significato di un vero e proprio turbamento: «Questa connotazione, prettamente psicologica, sancisce un ulteriore passaggio del termine "crisi": dal significato greco legato alla sua origine agricola ad una risemantizzazione di carattere psicologico.
Accanto a tale risemantizzazione, "crisi" si lega fortemente anche all'ambito economico, soprattutto in seguito al crollo della borsa di Wall Street del 1929»
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Tralascio molte considerazioni dettagliate e puntuali e salto alle conclusioni: «Dal suo significato originario, che rimandava alla realtà concreta delle cose (la cernita del grano durante la trebbiatura), la voce è passata attraverso un lento processo di astrazione terminologica fino a giungere alle contemporanee semantizzazioni presenti nei nostri vocabolari. Ciò che ancora sopravvive nel sostrato semantico della parola è l'idea di evoluzione delle cose, di una situazione, di una condizione fisica o psichica nel tempo».
Il sito "una parola al giorno" aggiunge saggiamente, e vale come in conclusione dei ragionamenti precedenti: "Dal decorso di una malattia alla vita di un governo, dal turbamento davanti a certi problemi ad una ciclica patologia dell'assetto economico, la crisi riempie i nostri discorsi. E non è un male.
Certo, non pare una parola simpatica. Rappresenta un momento difficile, duro, spiacevole, e se ne farebbe volentieri a meno. Ma ciò che la sua saggia etimologia ci racconta è che la crisi altro non è che un momento di scelta, di decisione forte. Di rado capita che parole tanto potenti si ritrovino ad essere allocate tanto bene nella nostra lingua: ciò che possiamo fare, usandola come comunque faremmo, è solo ripulirla dal connotato pessimista che si concentra sul dolore o su un venturo esito funesto. Le crisi esistono e sono una delle infinite cifre della vita.
Dicono che l'ideogramma cinese per "crisi" sia composto dai segni che rappresentano "pericolo" e "opportunità". E' una baggianata. Ma quello che è vero è che, senza andare oltre la propria lingua, la crisi già rappresenta pericolo e opportunità. La crisi è la scelta che, volenti o nolenti, si è chiamati a fare"
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Per chiudere: quel che è certo che rispetto agli avvenimenti attuali del "coronavirus" non esiste un prendere o lasciare, perché certo eventi si manifestano anche contro la nostra volontà, mentre la volontà deve esercitarsi tutta nel dopo.
Solo idee chiare, progetti concreti, coesione sociale con impegno politico serio possono farci uscire dal tunnel.

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