Parigi e Trieste: riflessioni sulla sicurezza

Fiori lasciati all'ingresso della Questura di TriesteDue fatti di cronaca nera della scorsa settimana, avvenuti prima a Parigi e poi qualche ora dopo a Trieste, pongono problemi seri alle Forze dell'ordine dei rispettivi Paesi, Francia ed Italia, e si manifestano in entrambe le circostanze come "casi di scuola" per evitare che si ripetano fatti analoghi.
La prima vicenda: giovedì 3 ottobre un uomo ha aggredito con un coltello quattro poliziotti - tre uomini ed una donna - ed un'impiegata nella Prefettura della "Île de la Cité", nel centro di Parigi, a poca distanza da Notre-Dame. I quattro poliziotti sono morti, mentre l'impiegata è stata gravemente ferita. Poco dopo l'aggressore è stato ucciso nel cortile interno dell'edificio da un poliziotto, con un colpo d'arma da fuoco.

L'uomo, che lavorava nella Prefettura da anni, ha assassinato i colleghi con un grosso coltello in ceramica (non visibile ai controlli). L'omicida, Mickael Harpon, originario della Martinica, era un sordomuto, che da alcuni anni aveva aderito ad una visione radicale dell'Islam ed era in contatto con individui del movimento islamico salafita e dunque si segue nelle indagini la pista jihadista. L'aspetto sconcertante è che questa persona non aveva nascosto queste simpatie estremiste, ad esempio in occasione della strage al giornale "Charlie Hebdo" del 2015, ed aveva - da quando si era radicalizzato - dimostrato comportamenti scorretti con le donne con cui lavorava nel nome della sua fede. Segnali che avrebbero dovuto far reagire i superiori, visto che Harpon, come informatico, aveva accesso a tutte le notizie riservate nel servizio informazioni della Prefettura e si teme che abbia agito come talpa per passare notizie agli islamisti.
La seconda vicenda è successa il giorno successivo nella Questura di Trieste. Due agenti di Polizia sono morti in una sparatoria in Questura. A sparare un giovane di origine dominicana, Alejandro Augusto Stephan Meran, autore del furto di un motorino, che era stato accompagnato nei locali dal fratello che lo aveva denunciato. Portato in bagno, l'assassino - che si dice da parte della famiglia avesse dimostrato problemi psichici, di cui le autorità non erano a conoscenza - ha strappato le pistole (bisognerà accertare bene la dinamica) a due agenti ed ha ucciso i due poliziotti in una fitta sparatoria, durante la quale ha dimostrato una grande perizia nell'uso delle armi. Ci si chiede, nel rispetto delle vittime, che cosa non abbia funzionato nei meccanismi di controllo, che abbia consentito che tutto ciò avvenisse in un luogo sicuro come dovrebbe essere una Questura.
Queste due vicende tragiche, con l'analogia di luoghi "sicuri" facilmente violati, hanno innescato parecchie polemiche politiche, com'è normale che accada, ma spiccano perché pongono in realtà - pur negli scenari assai diversi - problemi seri da affrontare e che riguardano protocolli e procedure da non sottostimare in un periodo nel quale l'incrocio fra fatti di sangue e di brutalità di stampo tradizionale e la straordinarietà dell'emergenza derivante dal terrorismo islamico. Sullo sfondo ben si sa quanto il problema dell'ordine pubblico quelli della sicurezza dei cittadini siano temi cardine nella nostra società.
Sappiamo bene quanto queste preoccupazioni, fra pericoli reali e quelli percepiti come tali, pesino nella quotidianità della nostra vita, dalla microcriminalità minacciosa a grandi eventi drammatici che, di fatto, ci rendono meno liberi e più soggetti a motivi di apprensione.
Sono argomenti non semplici e la fiducia verso le Forze dell'ordine - che dai sondaggi resta fra le rare certezze - riguarda alla fine proprio questo doppio registro. Da una parte una sicurezza di prossimità e di vicinato. Penso ai furti d'appartamento o ai casi di teppismo o di vandalismo. Ma riguarda anche la criminalità organizzata, diffusasi anche laddove non c'era mai stata, per non dire appunto dell'estremismo islamico e del rischio attentati che limita, per paura, i nostri orizzonti.
Certo la prima - la prossimità - resta quella più bruciante: caserme dei Carabinieri nei paesi riaperte in orari congrui, maggior presenza di pattuglie e rafforzamento della Polizia locale, sistemi di videosorveglianza efficaci e presidiati, giustizia rapida e severa, maggior vigilanza anche da parte dei cittadini. Sono queste misure concrete a favore di una maggior serenità che emergono da tutti.
Poi naturalmente esistono temi più grandi, come quelli evocati all'inizio, che obbligano a migliorare le cose e a non ricorrere al fatalismo, che è un atteggiamento inutile e rinunciatario.

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