Sovranismo di cartapesta

Matteo Salvini con Vladimir PutinPoveri sovranisti italiani, il loro orgoglio nazionalista è davvero di cartapesta. Fanno sorridere i tanti profili con il tricolore annesso, che poi si scopre che fanno i pappagalli delle "fake news" cotte e mangiate dal compagno Vladimir Putin con la complicità dei grandi network del Web a stelle e strisce che ci profilano meglio dei Servizi segreti.
L'estrema destra italiana adora il dittatore russo (non è una novità che i dittatori salgano al potere con il voto popolare) ed è davvero la nemesi del neofascismo all'amatriciana essere al soldo dello Zar russo cresciuto non a caso nella pancia del "Kgb".
Le vacanze aiutano a nuovi spunti sul tema. Finisco su un battello sul Bosforo con un bello spettacolo multinazionale in cui un vecchio animatore sceglie canzoni corrispondenti ai Paesi ed ogni tavolo ha la bandierina con le origini dei commensali. Parte una musica che corrisponde alle proprie radici ed ogni nazionalità si esibisce in pista con balli e canzonette. Spettacolo esilarante e anche molto coinvolgente quando si scopre che in sala ci sono tutti i Continenti ed una trentina di Paesi d'origine.

La più grande tavolata è un tour organizzato di italiani (chissà con quanto votanti sovranisti), ma mentre anche coppie singole difendono i propri colori stando al gioco, il gruppone di connazionali resta inchiodato al tavolo, dando il senso che lo stellone della Repubblica per molti è più da esibire contro che a favore delle proprie radici.
Finisco in un "Club Med" ed il "14 Juillet" è "grande fête" con i francesi - compresi chissà quanti "gilets jaunes" - cantano "La Marseillese" e gongolano delle bandiere sparse dappertutto in una festa popolare cui compartecipano gli altri ospiti in un clima di divertimento partecipato. Idem il 21 Luglio, festa del Belgio, con i colori nazionali in bella vista e gli animatori vestiti da Puffi o da "Tintin" e le frites e le moules come emblema che unisce - perbacco! - fiamminghi e valloni.
Abbiamo mai visto in Italia una Festa popolare di questo genere nei luoghi vacanze, nelle strade o nelle piazze per il 2 Giugno? No, esiste una festa di gran classe al Quirinale e sfoggio di armi e truppe a Roma ed il resto è lo zero assoluto. Un po' perché manca ogni reale senso nazionale e un po' perché chi sbandiera l'italianità troppo spesso ha passioni così a Destra da essere fermo alla sospettosità verso la Repubblica «perché nata dalla Resistenza» e dunque da rifondare nel nome della nostalgia di «quando c'era Lui, caro lei».
Direbbe Totò - che diceva di essere Principe e pure monarchico - «Ma mi faccia il piacere!», celebre frase che pronunciò come sfottò verso l'onorevole Cosimo Trombetta. E di trombe sovraniste ne suonano ormai troppe e non solo sono stonate, ma somigliano a quelle piccole trombette carnevalesche.
Il senso di appartenenza, i valori che legano una comunità, l'idem sentire che dà un senso di unità, l'identità alla continua ricerca di sé stessa sono roba seria e non oggetto di continue speculazioni, fantasmi per fare paura e creare nemici da combattere, occasione di polemiche infinite che seminano odio. Nei Paesi normali gli aspetti positivi sono ancorati nel profondo e non sostituiti prodotti usa e getta intrisi di odio per gli altri da buttare come benzina sul fuoco.
Con Umberto Saba: «Il nazionalismo mostra, come la nevrosi, il rovescio della medaglia; attraverso l'esasperazione di un sentimento così naturale nell'uomo come l'amore per il proprio paese, il principio della sua negazione».
Questo sentimento anche in Valle d'Aosta andava canalizzato e per questo nacque la "Fête de la Vallée d'Aoste" del 7 settembre, uccisa in culla da un autonomismo "affaristico" che ha voluto che la valdostanità si esaurisse in folklore clientelistico, spegnendo quel patriottismo che da sempre ha animato i valdostani nei secoli.
Sapendo quanto la Valle d'Aosta sia sempre stata un crogiolo di popoli che hanno dato vita ad una civilisation che muta nel tempo e in questo sta la vitalità in cui credere, altrimenti siamo al museo delle cere.

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