La forza dei musei industriali

Le bottiglie della 'Heineken' brandizzate 'Caveri'I musei industriali mi piacciono moltissimo, perché sono uno specchio importante di realtà produttive, specie se viventi e come tali non solo rievocative del passato, ma ben presenti sul mercato. Quando mi capita di poterne visitare qualcuno lo faccio sempre volentieri.
L'ultimo della serie, visto ad Amsterdam, è il museo della "Heineken", il gran gruppo multinazionale di birra, che ha una stabilimento - con un impianto nuovo di zecca per le lattine - da noi in Valle, a Pollein sul, tracce di un'antica produzione locale, legata in particolare alle tradizioni dei walser (rimasta, con la famiglia Beck Peccoz ramo germanico, nel marchio tedesco "Kübacher").

Così viene descritto il museo in una guida: "Situata nel centro, questa vecchia fabbrica ha prodotto fino al 1988, quando la linea principale di produzione è stata spostata in un impianto più grande al di fuori della città. Oggi l'edificio opera come museo e attrazione turistica ed è stata visitata da milioni di persone provenienti da tutto il mondo, da quando ha aperto le sue porte nel 2001. La "Heineken Experience" comprende una passeggiata per i corridoi della fabbrica, una degustazione e spiegazioni su tutto quello che volete sapere sulla storia dell'azienda, sul logo "Heineken" e molto altro ancora!".
In effetti il vecchio stabilimento ha diverse parti, che ricostruiscono dalle origini ad oggi le vicende familiari, dal livello artigianale a quello di multinazionale con i già citati e graditi assaggi della birra (c'è un bar panoramico sul tetto da cui si gode una vista unica della capitale olandese) e divertenti parti fatte per rendere la visita meno paludata, tipo la possibilità di farsi filmati e foto, spedendoseli via posta elettronica, etichette personalizzate sulle birre o bicchieri con la scritta desiderata e persino un angolo... discoteca vintage o la possibilità di piccole performance sportive.
La storia del marchio è riassunta sul sito italiano con una logica di vero e proprio storytelling: «Nel 1873 un giovane imprenditore chiamato Gerard Heineken scoprì la sua passione per la produzione di birra. Acquistò un pezzo di terra in quello che ora è il centro di Amsterdam, costruì una fabbrica di birra e si dedicò al perfezionamento della ricetta della birra che diventò subito la prima birra chiara olandese "di qualità". La notizia si diffuse rapidamente e il nome "Heineken", stampato su ciascuna bottiglia, divenne un simbolo nazionale della qualità. Nei successivi 140 anni, la fabbrica si allargò e i figli e i nipoti di Gerard esplorarono nuovi mondi, ma il nome sulla bottiglia rimase sempre lo stesso. Oggi, quattro generazioni dopo, la famiglia è ancora appassionata a produrre una birra di altissima qualità. Del resto, quando è gioco la propria famiglia, l'impegno è ancora maggiore. Al centro del successo di "Heineken" si trovano ingredienti puri e naturali: orzo maltato, acqua e un altro semplice ma fondamentale ingrediente chiamato "Lievito-A". L'esclusivo "Lievito-A" di "Heineken" è responsabile del ricco gusto equilibrato e delle leggere note fruttate che hanno contraddistinto ogni singola "Heineken" sin dal 19° secolo. Nel corso degli anni i nostri mastri birrai hanno continuato a perfezionare la loro tradizione artigianale. Abbiamo imparato che lasciando fermentare la nostra birra in contenitori orizzontali, invece che in quelli verticali diventati standard del settore, si crea la pressione perfetta per il nostro "Lievito-A". E' questo che fornisce a ciascuna "Heineken" il caratteristico gusto ricco ed equilibrato. Abbiamo inoltre imparato che ci vogliono 28 giorni per far fermentare una birra dal caldo colore biondo. Certo, è un periodo molto più lungo della media, ma noi preferiamo avere pazienza piuttosto che scendere a compromessi sulla qualità. E' da 140 anni che "Heineken" può definirsi una micro azienda produttrice di birra. E sebbene siamo orgogliosi che ogni giorno 25 milioni di "Heineken" vengano servite in 192 paesi, non dimentichiamo mai che la qualità viene misurata non in base alla grandezza del proprio marchio ma per la purezza della propria birra. Anche se continuiamo ad aprirci verso nuovi mondi, la ricerca incondizionata della qualità e della perfezione di Gerard è ancora viva nella famiglia "Heineken"».
Tenendo conto che i Paesi nel mondo sono ad oggi 196...
Resta l'evidente rimpianto che nulla di analogo ci sia in Valle d'Aosta. E l'unico progetto degli anni Ottanta che in Valle d'Aosta avesse un senso era un museo dedicato in particolare alla "Cogne", l'azienda siderurgica da più di un secolo si trova nella città di Aosta. Si è scelta giustamente la valorizzazione di siti minerari, pur non legati alla siderurgia come Brusson e Saint-Marcel, e finalmente anche Cogne, che è invece è centrale nella storia dello stabilimento aostano come fonte di approvvigionamento in passato del ferro. Ma nulla in città è nato, tenendo conto anche della straordinario patrimonio archivistico già transitato alla Regione.
Corrado Binel, che studiò in passato il dossier, mi ha ricordato come ci siano quegli straordinari capannoni, vera archeologia industriale, che danno verso la città, che si presterebbero molto ad ospitare una storia della "Cogne". Certo il successo del "Porte aperte", cioè delle giornate in cui è stato possibile visitare la fabbrica, offre uno spaccato del desiderio che i valdostani, ma certamente anche i turisti sempre più numerosi ad Aosta, possono avere nello scoprire questo stabilimento siderurgico. Chissà se non si potrebbe anche, nel rispetto della severa normativa sulla sicurezza, avere qualche angolo visitabile per vedere il cuore pulsante delle lavorazioni.

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