Pioggia di caramelle

Sacchi di caramelle al 'Musee Haribo'Pensare alle caramelle, termine importato in italiano dal francese "caramel", mette l'acquolina in bocca e non a caso la parola francese "bonbon" - nella mia infanzia semplificato in "bombo" - ripete solo due volte "buono"!
Uno dei primi segni di indipendenza infantile è la possibilità di comprare le caramelle con i propri soldini. Ai miei tempi si ragionava in lire e la mia prima interlocutrice fu una caramellaia, Valerie, che aveva un piccolo negozietto nel mio paese con boccioni di vetro con le caramelle le più varie e gli effluvi si sentivano fin dall'ingresso scandito da una campanellina. La mia preferita era della "Leone" (di una cosa valida si diceva: «marca Leone»!) ed erano i "senateur", caramelle gommose di liquirizia aromatizzate alla violetta, che mi piacciono ancora oggi. Pare che fossero fra i prodotti "Leone" più apprezzati da Camillo Benso di Cavour ed erano utilizzate dai senatori per dare sollievo alla gola durante le lunghe sedute in Parlamento e per questo vennero più tardi ribattezzate "senateur".

Le caramelle sono diventate le mie "Madeleine" qualche giorno fa visitando, in mezzo alla campagna del Gard a Uzès, il "Museo Haribo della Caramella" ("Musée du Bonbon"), dove è ovviamente possibile assaggiare le specialità della casa, la celebre società di origine tedesca (nata a Bonn nel 1920 e oggi con diversi stabilimenti nel mondo), quella degli orsetti molli e di una miriade di altri tipi di leccornie, in primis le caramelle.
Cosa c'entra la Languedoc con la Germania? Lo spiegano al museo: «En 1862, Henri Lafont ouvre une usine de réglisse à Uzès. Son gendre Paul Aubrespy en est le directeur. Un jour, dans un restaurant, ce dernier aurait entendu un enfant demander à sa mère: "Z’en veux Maman, donne-moi z'en!". Le directeur déposa alors la marque "Zan", en 1884. L'affaire, se développant, la marque à la pointe de la publicité travailla avec les plus grands noms de l'époque et devint partout synonyme de friandise à la réglisse. En 1970, les sociétés "Ricoles" et "Zan" fusionnent sous le nom de "Société Ricqles-Zan" à laquelle vient s'ajouter "Florent" en 1975. En 1985 la société allemande "Haribo" fusionne avec la société "Ricqles-Zan", et en 1987 la fusion des deux sociétés donne naissance à la nouvelle société "Haribo-Ricqles-Zan"».
Insomma una storia ordinaria di acquisizioni industriali di una fabbrica, che era stata costruita lì per via della liquirizia locale e anche a causa della vicinanza dei porti per importarne da altri Paesi, che passa a un gruppo più grande che resiste meglio al mercato. Nello stabilimento francese è stato realizzato questo museo del Gruppo, che racconta le storie parallele delle società poi fuse fra loro trent'anni fa e dei prodotti vecchi e nuovi. Ma soprattutto si spiega la storia della caramella (lo zucchero in Europa arriva, con la canna da zucchero, come bottino delle Crociate solo nel XII secolo!) e naturalmente delle diverse lavorazioni in particolare dei dolci "Haribo" con giochi didattici per grandi e piccini. Naturalmente si possono vedere aspetti produttivi e pure, nel prezzo del biglietto, mettere nei sacchetti confezionati da sé le caramelle preferite fra un'ampia gamma. Poi la boutique, alla fine, è uno spaccio infinito di golosità e davvero c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ero già stato quest'estate a Broc nel Gruyère in Svizzera a visitare "Maison Cailler", la chocolaterie di punta della "Nestlé": anche lì - in modo ancora più spettacolare - viene raccontata la storia di un prodotto, che va dall'uso del cacao nell'antichità all'impiego che ne è stato fatto in Europa dopo la scoperta del Nuovo Mondo, cioccolato svizzero anzitutto. Ora le caramelle!
Fabbriche aperte alla visita e alla scoperta dei differenti prodotti finiscono per essere, in entrambi i casi, un biglietto da visita del territorio e di industrie, quelle alimentari, che mostrano una grande solidità anche in periodi difficili.
Lo aveva detto anche lo studio di "Ambrosetti" sulla reindustrializzazione delle aree dismesse e invece ci siamo fatti chiudere la "Lavazza"...

Copyright © 2008-2017 Luciano Caveri