La prevalenza del cretino

Il libro di Fruttero & Lucentini nella versione franceseHo raccontato di come "La Stampa" abbia celebrato i propri centocinquant'anni, ma anche festeggiato il proprio radicamento territoriale nel suo territorio "core business", che è il Nord-Ovest, Valle d'Aosta compresa. Presenza esplicitata attraverso le pagine di quelle che vengono definite in gergo "le Province", cioè le edizioni locali, tra le quali quella valdostana, che è pure Regione autonoma per esattezza lessicale.
Avessi parlato quella sera dei festeggiamenti, ma non ne avevo l'autorità, avrei ricordato degli editorialisti de "La Stampa" del passato, alcuni li ho conosciuti anche di persona, che hanno forgiato chi - era quanto avveniva a casa mia - considerava il quotidiano piemontese come se fosse stata una creatura domestica. Mi vengono in mente Luigi Firpo, Giovanni Arpino, Lietta Tornabuoni, Leo Pestelli, Enzo Bettiza, Igor Man, Alessandro Passerin d'Entrèves: uno straordinario gruppo di intellettuali e giornalisti, che cito a memoria e chissà con quali colpevoli omissioni.

Ricordo anche la coppia "Fruttero & Lucentini", binomio degli scrittori Carlo Fruttero (1926 - 2012) e Franco Lucentini (1920 - 2002), autori di libri indimenticabili. Spesso, anche nella quotidianità, mi torna in mente quella definizione ne "La prevalenza del cretino", che uno dovrebbe tenere in tasca e rileggersela per rassicurarsi quando è necessario: «Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi né mai dubitare di sé. Colpito dalle lance nostre o dei pochi altri ostinati partecipanti alla giostra, non cadrà mai dal palo, girerà su se stesso all'infinito svelando per un istante rotatorio il ghigno del delirio, della follia».
"Cretino" è o no una parolaccia? Per la legge direi per cominciare che non si tratta più di reato, visto che lo ha statuito - lo traggo da una mirabile sintesi dello "Studio Cataldi" di Roma - la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella sua sentenza numero 47.562 del 2016, riguardante il caso di un signore che era stato dapprima condannato in sede penale e civile perché, più volte, aveva offeso l'onore e il decoro del sindaco del suo paese, dandogli del "cretino" con frasi in dialetto.
Trovo - permettetemi l'inciso - che la spontaneità del dialetto arricchisca l'uso dell'epiteto.
La Cassazione precisa che la fattispecie di cui all'articolo 594 del codice penale, cioè l'ingiuria, non è più prevista dalla legge come reato, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo numero 7 del 15 gennaio 2016 e questo - ecco il punto importante della decisione dei giudici di Cassazione - revoca anche i capi della sentenza concernenti gli interessi civili.
Insomma: il termine è sdoganato e l'uso rientra ormai nei confini meno cogenti del bon ton. Per altro, come mi è già capitato di ricordare, la parola viene da un'espressione francoprovenzale, che fa derivare "crétin" da "chrétien" a causa del carattere sacro dei semplici di spirito, che potremmo definire per meglio chiarire il concetto "poveri cristi" come espressione commossa e partecipe di quella che oggi chiameremmo una "disabilità" o "diversamente abile". Poi che "cretino" sia diventata nell'uso malevole è scontato.
Ci troviamo, insomma, di fronte ad un fenomeno "storico", purtroppo derivante da quella malattia, il "cretinismo", legata anche alla comparsa del gozzo e causata in montagna dall'assenza dello iodio nel sale che cagionava forme gravi alla tiroide con conseguenze mentali. Traggo questo brano da "123savoie.com": "Emu et alerté, le roi Charles-Albert créa en 1845 une commission sur le sujet, composée de spécialistes en médecine, chimie et géologie dont Monseigneur Billiet, archevêque de Chambéry. L'objet était simple: enquêter puis rédiger un "dossier blanc" sur la progression du crétinisme dans les provinces et les mandements. Bien des causes de propagation furent explorées: conditions atmosphériques, nature du sol, qualité des eaux. Assistés de curés et de syndics, les médecins se répartirent entre St-Jean-de-Maurienne, Moûtiers, Albertville, Aoste, Aiton ou encore Bourgneuf; rapprochant leurs réflexions sur le crétinisme et l'affection du goitre".
Quindi il gozzo era purtroppo il primo, palese segno di riconoscimento: "Les premières études sur l'infirmité, menées au XVIe siècle, avaient déjà été suivies de publications des médecins suisses Félix Plater et Josias Smiler. Pour poursuivre l'enquête, le dr. Trombotto fut appelé à organiser les investigations. Dénommés "les marrons" en Vallée d'Aoste à cause de leur teint obscur, qualifiés de "Trissel" en Valais, appelés "Scempiaggine" en Italie, les crétins des Etats sardes allaient ainsi être soignés. Selon les médecins, le crétinisme était "une organisation manquée" sans trace de beauté, ni harmonie. Les exemples cités évoquent une petite intelligence, tel ce jeune crétin de Saint-Avre, qui gagnait sa vie en imitant le soldat. Etaient également mentionnés des "semi crétins", dépourvus de course rectiligne. "Ils manifestent une fatigue musculaire. Les hommes se limitent à porter du bois, de l'eau, à garder les troupeaux tandis que les femmes assurent la garde des enfants au berceau" soulignait les médecins. Le crétinisme resta cependant à l'état endémique dans les Etats Sardes, se limitant aux vallées profondes et humides. Son extension vint surtout de la Vallée d'Aoste, à Pignerol, à Ivrée ou à Gressoney où les villages logés en fond, près des torrents, recevaient peu la lumière solaire, notamment l'hiver. Quelques villages mieux exposés, comme Gressan, Villleneuve, Ollomont étaient également concerné".
Oggi sappiamo tutto sul cretinismo e la sua prevenzione, per cui possiamo usare il termine cretino anche in una modalità scherzosa, senza essere perciò offensivi, per indicare certe persone con cui abbiamo a che fare. Anche se forse bisogna prendere lezioni da quella maschera straordinaria che fu Totò con il suo imbattibile: «Lei è un cretino: si specchi, si convinca».
E come non ricordare la scenetta di Walter Chiari con Carlo Campanini, nell'imitazione dei fratelli De Rege, quando l'inizio del dialogo fra il comico e la sua spalla partiva con l'ormai proverbiale nel tempo: «Vieni avanti, cretino!».

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