Saldi o non Saldi

Uno scorcio del 'village' di Serravalle ScriviaPartono i Saldi e come ogni anno scoppiano le polemiche: oggi la materia è nelle mani delle leggi regionali e le discipline, specie per le date di partenza, non sono omogenee. Per cui in Valle d'Aosta le date sono state spostate per adeguarsi alle Regioni più vicine, ma ora ad esempio si scopre che altri hanno normato in modo differente fra località turistiche e no. Per cui pare si voglia chiedere al Consiglio Valle di provvedere. Forse più realisticamente bisognerebbe prendere atto che siamo di fronte ad una sopravvivenza, per altro facilmente aggirabile in varie forme di vendita.
L'origine è curiosa e la traggo da un articolo interessante dell'"Istituto Bruno Leoni" di Torino, nato nel 2003 per promuovere le "idee per il libero mercato" nel ricordo del filosofo, giuridica e politologo capofila del liberalismo classico, morto anzitempo nel 1967 per una tragica vicenda.

Sui Saldi ha scritto Silvio Boccalatte, avvocato e ricercatore: «Nonostante spesso si legga che la prima normativa italiana in materia di saldi risalga al 1980, ciò non corrisponde al vero: l'origine dell'attuale disciplina in materia di saldi risale al periodo corporativo fascista. Con il Regio Decreto Legge 19 maggio 1939, numero 294, convertito con legge 2 giugno 1929, numero 739, ed intitolato "Norme per la disciplina delle vendite straordinarie o di liquidazione" furono introdotte nell'ordinamento le categorie giuridiche delle "vendite straordinarie" e delle "vendite di liquidazione", ambedue definite "forme di vendita al pubblico con le quali un commerciante cerca di esitare in breve tempo tutte le proprie merci o gran parte di esse, presentando al pubblico la vendita come occasione particolarmente favorevole". I saldi, in particolare, erano considerati quali species appartenente al genus delle vendite straordinarie: ai sensi dell'articolo 4, comma 2, infatti, "potranno... essere consentite vendite straordinarie per stagione, durante le quali si mettano in vendita esclusivamente prodotti di carattere stagionale, articoli di moda ed in genere prodotti che siano comunque suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono esitati durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo".
Nel quadro dell'economia fascista, la possibilità di effettuare vendite stagionali a prezzi particolarmente ribassati era vista con estremo sfavore: i commercianti che volevano effettuare questo tipo di operazioni commerciali avevano l'onere di presentare una domanda finalizzata ad ottenere la preventiva autorizzazione da parte dei Consigli provinciali delle corporazioni, i quali avrebbero dovuto provvedere non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione. In funzione di tale decisione, le sezioni commerciali dei suddetti organi corporativi avevano poteri istruttori praticamente assoluti e potevano provvedere solo dopo aver sentito "le locali organizzazioni sindacali interessate dai datori di lavoro e lavoratori"»
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Caduto il fascismo e dati i poteri alle Camere di Commercio a normativa intatta sino al 1980, le competenze sono - dopo vari interventi legislativi - passate come dicevo alle Regioni ed ancora oggi creano una certa aspettativa, come ho visto ieri finendo in una specie di inferno nel gigantesco outlet (o meglio "Factory outlet village") di Serravalle Scrivia. Penso che tutti sappiano che cosa siano questi paesi artificiali nati per ospitare numerosi negozi di grandi e piccole marche: importati dagli Stati Uniti sono stati all'inizio un'evoluzione degli spacci aziendali, fino ad avere ormai una identità propria non solo per vendere prodotti "avanzati", ma addirittura con prodotti nati ad hoc. Inutile fare gli snob, perché il fenomeno è gigantesco, come dimostrato ancora nella mia visita di ieri fra code dappertutto: per uscire dall'autostrada in uno svincolo infame e pericoloso, per posteggiare in un delirio di auto e pullman, per entrare nei negozi in un pigia pigia alla ricerca dell'affare. E, per essere onesti, come avviene dappertutto, in effetti coi Saldi si fanno affari, ma certo il sistema - come spiegano i liberisti e non solo - ha forse più difetti che pregi. Sugli outlet sarebbe stato bello avere commenti da penne illustri come Guido Piovene o Mario Soldati, che sarebbero stupiti di queste nuove creature della Pianura Padana.
Figlio di una mamma ligure, dunque - come dire? - "parsimoniosa", ho vissuto da piccolo, nei negozi della sua Imperia natale, questo gioco allo sconto nel trattare con i commercianti locali, per me sfinente, per loro divertente, che culminava appunto con gli affaroni dei Saldi. Sarà quell'abitudine che mi ha creato una certa allergia da adulto, ma visto che all'amor non si comanda ieri ho affrontato alla bisogna la campagna d'inverno del Saldo e ne sono uscito - come se si fosse trattato di un assalto alla diligenza - vivo e vegeto.

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