La strage di bambini ad Aleppo

La disperazione di un padre ad AleppoAlexis, sei anni a Dicembre, mi apostrofa dal suo seggiolino nei sedili posteriori della macchina: «Papà, ma perché esistono le armi?». Se c'è qualcosa di spiazzante nei bambini, nell'età dei quesiti infiniti, è che ti senti come un concorrente di "Rischiatutto" che non conosce la risposta esatta e comincia a traccheggiare.
Cosa dirgli? Bofonchio, argomento, cerco di spiegarmi lungo la strada, parlando - ma mi trovo inascoltabile - di un'umanità che ha anche lati oscuri e del fatto che ci sono - e le vediamo attorno a noi - persone cattive. Lui, imperterrito: «Ma uccidono anche i bambini?».
Vorrei dirgli la verità, tutta la verità nient'altro che la verità. Certo che si uccidono anche i bambini, ma non trovo le parole giuste per farlo, illudendomi di lasciargli ancora un pezzo di quella ingenuità che lo fa sorridere al mondo con infinito candore, anche quando gioca alla guerra, impugnando la sua spada laser.

Vorrei spiegargli, ma lo farò tra qualche anno, di quell'ammonimento di Albert Einstein, che pure sulla bomba atomica ha le sue responsabilità: «Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre».

Traggo da un articolo del "Fatto Quotidiano" di qualche giorno fa il più doloroso degli scenari dell'orrore: "I bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo. Secondo le ultime cifre fornite dall'Unicef sono almeno 96 le giovani vittime e 223 i feriti da venerdì scorso. «E' un calvario disumano che dura da sei anni, dove sono morti bambini innocenti nell'indifferenza mondiale» ha dichiarato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. Ad essere colpita è la parte orientale della città, che è in mano agli insorti, dove vivono - secondo stime dell’Onu - circa trecentomila civili. Il sistema sanitario è al collasso: sono disponibili solamente trenta medici e ci sono pochissime attrezzature per curare i feriti. La situazione è diventata tragica. Un medico sul campo ha dichiarato come i bambini con poche possibilità di sopravvivenza troppo spesso vengono lasciati morire perché le scorte sono poche e limitate. «Niente può giustificare una tale violenza sui bambini e una tale noncuranza del valore della vita umana. La sofferenza e il suo impatto sui bambini è sicuramente la cosa peggiore che abbiamo visto» ha affermato Per Justin Forsyth, vice direttore generale dell'organizzazione Onu «i bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo. Non ci sono parole per descrivere le sofferenze stanno vivendo»".
Da quando è stato scritto questo pezzo, di certo il bilancio si è fatto ancora più pesante in una guerra, quella siriana, che mi sono dovuto un giorno studiare a tavolino, profittando pure di infografiche, perché nel terribile tutto contro tutti - compresi Stati Uniti e Russia che sul punto fanno scintille - alla fine o si è specialisti oppure non si capisce più nulla, se non l'uso indiscriminato delle armi più terribili e che il sangue scorre a fiumi con la comunità internazionale assiste alle stragi con qualche speranza di accordo di tanto in tanto, poi tristemente archiviata.
Ricordo che Aleppo, situata fa il mare e l'Eufrate, fiume che è stato una delle culle della civiltà umana, è la città più popolosa della Siria settentrionale (aveva poco meno due milioni di abitanti) e ho letto che può, anzi attualmente poteva, essere comparata ad una sorta di Milano siriana per la sua operosità.
La popolazione è varia, come avviene in Medio Oriente ed include arabi, armeni, curdi, circassi e turchi. Dieci diverse confessioni, compresa una grande comunità di cristiani, che le prendono a destra e a manca, come avviene in tutta quell'area geografica.
E' patrimonio dell'umanità dell'Unesco dal 1986, ma questo "label" è andato in frantumi assieme con la città a partire da luglio 2012, quando è diventato campo di battaglia di una vera e propria guerra di posizione con letali bombardamenti aerei. Nelle prossime ore i "governativi" potrebbero infine "conquistare" quel che resta in un grumo fra distruzione e dolore, ma con una tragedia così - macchiata anche dalle morti di piccoli innocenti - il peso e la sconfitta sono sulla coscienza di tutti senza che qualcuno possa sentirsi vittorioso.

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