La comunicazione che cambia

Giovani multi-connessiOgnuno di noi sull'evoluzione del settore delle comunicazioni ha un proprio bagaglio fatto di esperienze personali e anche dell'osservazione di quanto avviene attorno a noi. Devo dire che il recente "Rapporto Censis - Ucsi" sulla comunicazione, giunto alla sua tredicesima pubblicazione, mette un po' di ordine anche nei miei pensieri.
Vediamo - traendoli dal documento di sintesi - alcuni capisaldi:

  • La televisione continua ad avere un pubblico sostanzialmente coincidente con la totalità della popolazione (il 97,5 per cento degli italiani). I telespettatori complessivi aumentano ancora (+0,8 per cento in un anno), soprattutto quelli della televisione digitale terrestre (+1,5 per cento) e satellitare (+ uno per cento), mentre gli utenti delle diverse forme di televisione via internet (la web tv attraverso il computer e la "smart tv") si attestano al 24,4 per cento e quelli della "mobile tv" all'11,2 per cento.
  • Tengono anche gli ascolti della radio, con una utenza complessiva pari all'83,9 per cento degli italiani. Aumentano i radioascoltatori che utilizzano gli apparecchi tradizionali (+4,8 per cento in un anno), restano stabili gli altri vettori del messaggio radiofonico (tipo la radio da smartphone);
  • I quotidiani cartacei, invece, perdono lettori, ridottisi al 40,5 per cento degli italiani (-1,4 per cento nell'ultimo anno, -26,5 per cento complessivamente nel periodo "2007 - 2016"), mentre continua ad aumentare l'utenza dei quotidiani online (+1,9 per cento nell'ultimo anno) e degli altri siti web di informazione (+1,3 per cento);
  • Mantengono i propri lettori i settimanali (+1,7 per cento) ed i mensili (+3,9 per cento), ma non i libri cartacei (-4,3 per cento nell'ultimo anno, con una quota di lettori diminuiti al 47,1 per cento degli italiani), ancora non compensati dai lettori di "e-book";
  • Si registrano pure piccole oscillazioni al rialzo per la diffusione di e-reader (+0,7 per cento) e tablet (+1,7 per cento), e mentre diminuiscono gli utenti dei telefoni cellulari "basic", in grado solo di telefonare e inviare sms (-5,1 per cento), continua la crescita impetuosa degli utilizzatori di smartphone;
  • La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo "2007 - 2016" è stata pari a +28,4 per cento: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di Internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani (dal 45,3 per cento di utenza complessiva nel 2007 al 73,7 per cento nel 2016).

Aggiungiamo qualche altro argomento:

  • L'andamento della spesa per consumi delle famiglie conferma il trend anticiclico dei consumi tecnologici in un decennio caratterizzato da una lunga e profonda recessione;
  • Gli italiani hanno evitato di spendere su tutto, ma non sui media connessi in rete (abbiamo assistito a un vero e proprio boom di smartphone e connessioni mobili), perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione, che ha significato un risparmio netto finale nel loro bilancio personale e familiare;
  • Le distanze tra i consumi mediatici giovanili e quelli degli anziani continuano a essere rilevantissime, con i primi massicciamente posizionati sulla linea di frontiera dei "new media" e i secondi distaccati, in termini di quote di utenza, di decine di punti percentuali;
  • I "social network" sono la prepotente novità degli ultimi anni: già nel 2013 quasi la metà della popolazione aveva dimestichezza almeno con uno di essi, ma nel 2016 siamo praticamente a due italiani su tre.

Aggiungo - saltando molti aspetti - alcuni punti importanti:

  • La personalizzazione dei palinsesti. Il primo passaggio della grande trasformazione è consistito nella moltiplicazione e integrazione dei media, cui ha corrisposto l'attitudine degli utenti alla personalizzazione del loro impiego, sia con riferimento alle fonti di informazione, sia per l'accesso ai contenuti di intrattenimento. Ora l'io-utente si sposta autonomamente all'interno dell'ampio e variegato sistema di strumenti mediatici disponibili per comporre i propri palinsesti personali, rintracciando i contenuti di proprio interesse secondo i tempi e i modi a lui più consoni, assecondando le sue preferenze e i suoi bisogni;
  • L'ingresso nell'era biomediatica. Il secondo passaggio della grande trasformazione ha coinciso con il rafforzamento della tendenza alla personalizzazione dei media grazie alla miniaturizzazione dei device tecnologici e alla proliferazione delle connessioni mobili, e grazie alla tecnologia del cloud computing ed alla diffusione delle "app" per smartphone e tablet: tutti strumenti in grado di ampliare le funzioni delle persone, potenziarne le facoltà, facilitarne l’espressione e le relazioni;
  • Il nuovo ciclo dell'economia della disintermediazione digitale. Con la diffusione dei media digitali, il cui sviluppo ha raggiunto il punto più avanzato nella combinazione di Internet e connessioni mobili, si avvia così il nuovo ciclo dell'economia della disintermediazione digitale. Per i cittadini e i consumatori, con i nuovi dispositivi digitali (gli smartphone, soprattutto) si amplia notevolmente la gamma degli impieghi di internet, che oggi consente di rispondere ad una pluralità di bisogni degli utenti molto più sofisticati rispetto alla sola esigenza di comunicare e informarsi;
  • Oggi all'analisi dei mutamenti in corso bisogna aggiungere un nuovo tassello interpretativo, riassumibile in una tesi: gli strumenti della disintermediazione digitale si stanno infilando come cunei nel solco di divaricazione scavato tra élite e popolo, prestandosi all'opera di decostruzione delle diverse forme di autorità costituite, fino a sfociare nelle mutevoli forme del populismo, antisistema e radicale, che si stanno diffondendo rapidamente in Europa e in Occidente. Si tratta di una sfiducia nelle classi dirigenti al potere e di un rigetto di Istituzioni di lunga durata che si saldano alla fede nel potenziale di emancipazione delle comunità attribuito ai processi di disintermediazione resi possibili dalla rete.

Caspita quante cose interessanti!

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