Il disegno di Renzi

Matteo Renzi a Palazzo ChigiChissà in cuor suo a quale regime politico futuro aspira davvero Matteo Renzi e quale livello di spregiudicatezza saprà usare per arrivarci.
Si capisce qualcosa più dalle sue azioni che dalle sue parole, che mutano troppo in fretta. Basta, infatti, seguire i suoi discorsi per capire come su singoli argomenti abbia una capacità camaleontica. Del genere: cambiare idea senza farsene un problema, dire una cosa e farne serenamente un'altra, seguire istintivamente filoni mai esplorati prima, esprimersi su chi lo ha aiutato a salire con disprezzo dopo averlo blandito.
Ma certe azioni restano ed esiste un silenzio assordante di fronte, ad esempio, a tre filoni sostanziali come travi portanti di quel "Partito della Nazione" che prima o poi arriverà, a conclusione del processo di sterilizzazione del Partito Democratico e di quel fronte cosiddetto "progressista" che in Italia prende a raffica schiaffoni da Renzi ma che non disturba il "manovratore", se non con punture di spillo.

Il primo filone sono le Regioni, considerate ormai una porcheria con varie motivazioni. La riforma costituzionale su cui Renzi chiederà di essere plebiscitato con il referendum confermativo le riduce al lumicino e chi plaude al mantenimento delle Regioni a Statuto Speciale (ed alcuni eletti valdostani hanno le mani arrossate a furia di applaudire) par non capire che nel deserto dell'autonomia regionale le oasi di specialità verranno spazzate via da prossime riforme costituzionali, che saranno facili come cambiarsi le scarpe con il comitato disposto fra il monocameralismo e la nuova legge elettorale. Il centralismo statale sarà di fatto una svolta autoritaria con i Comuni come cagnolini al guinzaglio. A comandare ci sarà un solo centro di potere: Palazzo Chigi, Roma.
Il secondo filone per chi agogna ad un potere assoluto e a una corte principesca di fedelissimi e un'opposizione politica ridotta a soprammobile e con un Paese delle autonomie sfigurato è quella gran rottura di scatole dell'Europa e delle sue regole e dei suoi burocrati, capitanati dalla Germania "brutta e cattiva". Questa azione potrebbe portare a quell'Unione europea divisa in "serie A" e "serie B", separate da rigide frontiere e da due velocità. L'Italia con il "Renzi furioso" ma debole e senza alleati ci porterà in "serie B" per accarezzare i suoi sogni di gloria. Ricordava giorni fa a "La Stampa" l'ambasciatore di lungo corso Ferdinando Nelli Feroci che in Europa «serve più la ricchezza di argomentazioni che il pugno di ferro».
Resta il terzo filone: le strategie internazionali, di cui la lotta al terrorismo islamico è tema caldissimo. Renzi gioca su più tavoli, a seconda delle convenienze, ma in sostanza non agisce, aspettando gli eventi e cambiando posizione di mese in mese. E ciò mina in profondità la credibilità italiana e accresce il rischio che gli islamisti considerino l'Italia un anello debole su cui lavorare come terra di conquista con vari strumenti.
Nessuno si accorge dell'insieme concomitante della politica di Renzi e del suo renzismo? Il calo di popolarità non è un caso e basta vedere in quanti si sono allontanati da Renzi dagli esordi ad oggi per capire che non tutti sono stregati da certe sirene. Ma il tempo stringe e bisogna evitare che il disegno si completi e ci si trovi in una situazione pericolosa per la democrazia.
E non mi si dica che bisogna bere l'amara medicina perché non ci sono altre vie praticabili e si potrebbe passare, senza Renzi, dalla padella alla brace. E' questo un argomento politico debole e il cui impiego sempre più massiccio nelle discussioni politiche dimostra proprio la debolezza del leader fiorentino, considerato anche da molti suoi supporter ormai intiepiditi come il meno peggio. Poco per costruirsi un'Italia come se fosse un vestito su misura con i pericoli già citati di farne solo un'Italietta.
Pericoli da evitare per tempo, rompendo l'inquietante puzzle in costruzione.
D'altra parte in questo, come in altri casi, bisogna sempre dire la verità a difesa della Politica, intesa nel suo senso più nobile e dunque all'insegna - nell'esprimersi - della Coerenza. Come ha scritto Pierre Dehaye: «Les idées sont à tout le monde. Elles ne deviennent pensée qu'intégrées à la cohérence d'un être».

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