Dicono di noi

Io con Elena Meynet nello studio radiofonico di 'Rai Vd'A'Fa molto bene tenersi in esercizio, come faccio qui nel mio tempo libero, con la scrittura, senza essere pretenzioso, ma anche con l'uso, senza voler essere invasivo, del microfono della radio. Strumento meraviglioso per esprimersi e che non ho mai smesso di praticare negli anni. E' vero che fare la radio è come andare in bicicletta e dunque una volta imparato non si dimentica, ma tenersi "sul pezzo" fa bene e dal punto di vista tecnico non si deve stare indietro, vista l'incredibile evoluzione del mezzo ancora scosso dalla rivoluzione digitale in atto. Novità che hanno dato alla vecchia radio un nuovo smalto (pensiamo al Web e alla diffusione in digitale) e prospettive brillanti.
Oggi su "Radio1", alle 12,30 negli spazi radiofonici di "RaiVd'A", ci sarà un'intervista di Elena Meynet con il celebre big del commercio, Oscar Farinetti, patron di "Eataly", partito da Torino alla conquista del mondo e ci sarà in studio con me, rigorosamente in diretta, un fotografo-giornalista di antica famiglia aostana, Stefano Torrione. Si tratta della seconda puntata di "Dicono di Noi", divertissement su un tema serissimo: come la Valle d'Aosta venga vista dall'esterno o da "non valdostani" o da valdostani che stiano spesso fuori ed abbiano capacità di astrazione.
I temi scelti, da me appunto commentati in studio con un giornalista, sono esemplari di questo filone. La scorsa volta era stato il tema degli incidenti in montagna e della "montagna assassina" (approccio sbagliato, naturalmente) con Chicco Marcoz dell'Ansa, ma anche la bellezza e l'attrattività delle nostre montagne, con la cantante - dj Kay Rush, che di alpinismo se ne intende. Quest'oggi si parlerà di prodotti tipici, cucina et similia e degli sguardi (e delle foto) che si possono dare (e fare) a questo settore così intrinsecamente legato a turismo e agricoltura.
Sarà un ciclo breve di trasmissioni, che durerà sino alla programmazione estiva a metà giugno, ma che potrebbe essere foriera in realtà di qualche approfondimento. Che cosa si dica della Valle d'Aosta in Valle d'Aosta è banale da capire, mentre quanto venga detto di noi da fuori è interessante, ricco di spunti e certo di qualche pregiudizio. Un'immagine costruita, di cui noi - indigeni e autoctoni - dobbiamo avere consapevolezza, sia che se ne parli bene sia che se ne parli male e non è affatto vero che sia giusto quanto di andreottiana memoria e cioè «basta che se ne parli». Ogni tanto - penso alla celebre vulgata dei «ricchi e privilegiati» è bene mettere i punti sulle i per evitare un giorno di essersi pentiti di stare in silenzio ad incassare le botte.
Un tempo seguire quanto si diceva esternamente era complesso e costoso. Ci si doveva rifare, ma con tempi al rallentatore, ai ritagli dell'"Eco della Stampa", oggi basta saper pescare nel mare gigantesco del Web per trovare quasi tutto quel che si dice. E' una differenza non da poco, che obbliga a tenersi vigili, anche perché se non si ha uno sguardo attento basta un nonnulla per essere vittime inconsapevoli di fenomeni più o meno virali.
Genere il ben noto "attacco": l'inutilità o l'anacronismo della nostra autonomia speciale.

Commenti

Rassegne stampa e Media Monitoring

Caro Luciano, sapere «cosa dicono di noi» è forse un po' meno costoso di una volta, sicuramente sempre molto complesso. Noi de "L'Eco della Stampa" vorremmo ringraziarla di averci citati; effettivamente quel mestiere lo facciamo da 113 anni e se una volta il movimento dei ritagli fisici costringeva ai tempi dilatati della "Rassegna Stampa", adesso il "Media monitoring", così si chiama, avviene con la velocità tipica del digitale. E' un mestiere antico ma sempre nuovo, che oggigiorno si abbevera agli umori mutevoli dei social network così come una volta si alimentava a quegli articoli di fondo che facevano tremare i governi e cadere i ministri. In questo quadro ci piace particolarmente essere accostati all'interno dello stesso suo articolo all'eccellenza di "Eataly", anche loro responsabili di una lunga e gloriosa tradizione , che sanno interpretare e rilanciare in chiave totalmente moderna. Sono lontani i tempi delle forbici e della colla, adesso il ritmo lo battono i microprocessori, ma il lavoro è sempre lo stesso: sapere selezionare quello che è rilevante, rimuovere il rumore di fondo, rendere conto di toni, opinioni, credenze; aiutare il soggetto pubblico e privato a monitorare la propria immagine, il "cosa si dice" di lui, appunto.

Mi fa piacere che...

una tradizione gloriosa sappia rinnovarsi. In effetti la citazione era un riconoscimento per il passato e, ora posso dire, anche per il presente.
Sincera cordialità.

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