Europee e "Federalismo"

Alessia Favre con Luca Barbieri, candidato della coalizioneNoto che, con l'approssimarsi delle elezioni europee del prossimo 25 maggio, si dicono o si scrivono delle cose inesatte sulla partecipazione della Valle d'Aosta a questo appuntamento elettorale.
Questa riflessione sul passato si accompagna ad un passaggio, ascoltato nel Congrès dell'Union Valdôtaine Progressiste svoltosi sabato, di un giovane autonomista trentino che invitava - beata gioventù! - a riflettere su uno scenario di maggiori alleanze e collaborazioni fra i movimenti autonomisti.
In effetti, in epoca diversa e con geometrie variabili nelle alleanze, la lista "Federalismo" (non sto a tediarvi con le dizioni leggermente diverse succedutesi nel tempo) copre un lungo periodo di tempo che inizia con le prime elezioni europee democratiche del 1979. Quando i valdostani, non ottenendo una circoscrizione elettorale garantita come esiste per il Parlamento con norma statutaria, si trovarono costretti ad arrabattarsi alla caccia di un seggio per Strasburgo. Da qui l'idea, di cui Bruno Salvadori fu ispiratore per poi scomparire prematuramente nel 1980, di aggregazione di forze autonomiste in parte espressione anche di minoranze linguistiche.
Per capirci la prima volta, con lista presentata in tutta Italia, non ottenne l'eletto, nel 1984 e nel 1989 stesso copione con l'elezione in entrambe le tornate elettorali di un sardista, ma non scattò la rotazione degli eletti, che avrebbe consentito ad un valdostano di sedere per un certo periodo nel Parlamento europeo. Conseguenza: la rottura con il Partito Sardo d'azione e "Federalismo", ristrutturato, si presentò di nuovo nel 1994 in tutta Italia senza ottenere un eletto. Nel 1999, penultimo atto della lista "Federalismo", che però per la prima volta si presenta solo nel Nord Ovest, usando l'apparentamento con i "Democratici" ed io diventai il solo eletto valdostano finora a Strasburgo. Nel 2004 l'apparentamento con l'Ulivo nella stessa circoscrizione chiude la presenza di "Federalismo", senza l'eletto. Cinque anni fa ad usare l'apparentamento furono due schieramenti autonomisti contrapposti, uno - l'odierna Alpe - corre con Antonio Di Pietro, mentre Union Valdôtaine e suoi alleati corrono con Silvio Berlusconi. Per entrambi un nulla di fatto. E veniamo ad oggi: chi voleva una lista apparentata nel Nord Ovest con il Partito Democratico, UVP ed Alpe - non riesce a farla per l'obbligo inaccessibile di raccogliere le firme, mentre chi può farlo - UV e suoi alleati autonomisti - ci rinuncia, malgrado non dovesse raccogliere firme, avendo parlamentari eletti. Insomma: chi ha denti non ha il pane...
Spero che tutto sia chiaro e che ci sia un po' di memoria sulla scelta suicida dell'UV cinque anni fa di alleanza con Berlusconi, visto che c'è chi conta - come esercizio di continuo equilibrismo - sulla smemoratezza dei valdostani.
"Federalismo" non era solo una lista, ma un'idea di aggregazione in crisi per tre ragioni.
La prima: a cavalcare il federalismo arrivò, senza alcun esito e svuotando la portata dell'idea, la Lega con i risultati ben noti.
La seconda: i partiti autonomisti forti non andarono al di là di questa alleanza elettorale e mancò sempre nel gruppo il gigante sudtirolese, la SVP.
La terza: nei momenti d'oro mancavano tecnologie che consentissero contatti facili e frequenti, come oggi sarebbe possibili, fra partiti e movimenti. In certi momenti, l'unica fucina di idee e di lavoro comune furono i Gruppi alla Camera e al Senato, quando i parlamentari valdostani contavano qualcosa e sapevano dialogare con gli altri.
Tutto è perduto? Certamente no e lo spostamento della Lega verso un'estrema destra incompatibile con il federalismo lascia grandi spazi, sapendo che per i grandi partiti italiani il periodo del federalismo, pur di cartapesta, è ormai tramontato.
"Federalismo" avrebbe insomma la possibilità per rinascere, adeguato ai tempi, dalle proprie ceneri.

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