Quel TIR nella notte

Tir parcheggiatiQuando leggo delle notizie di cronaca nera, mi verrebbe voglia di aver tempo di scavarci dentro, senza rozze logiche di voyeurismo delle tragedie altrui tipiche di certa stampa e di certa televisione. Esistono, semmai, in molte vicende di questo genere contenuti umani degni di un feuilleton, che andrebbero evocati in un approccio serio e partecipato come esemplari della società in cui viviamo.
Ci pensavo a proposito di sabato sera quando, senza immaginare la tragicità dell'epilogo, ho telefonato alla mamma di una compagna di classe di mia figlia Eugénie, che stava rientrando da Aosta con le due ragazze che avevano partecipato ad una festa di classe. Non mi rispondeva e suonava a vuoto anche il telefono di mia figlia. Dopo pochi minuti, la madre mi ha richiamato ed era allarmata: erano incappati in un camion che zigzagava sull'autostrada ed erano riusciti a superarlo, dopo che altre macchine avevano rischiato di essere schiacciate contro il guard-rail in fase di sorpasso e questo solo perché il "Tir pericoloso" aveva accostato prima della gallerie di Châtillon.
Sull'episodio la donna aveva allertato per telefono le forze dell'ordine e stava riaccompagnando mia figlia a casa. Brutta storia, avevo commentato.
Poi l'indomani ho letto la notizia: il camionista era ripartito dalla sosta e aveva proseguito per qualche chilometro, poi - se ho ben capito, in pigiama, - era caduto o si era buttato dall'abitacolo sulla strada, mentre il camion proseguiva la sua corsa senza guida sin oltre le gallerie di Montjovet, e l'uomo steso sull’asfalto era stato prima scartato da un'auto in transito e poi ucciso perché ineluttabilmente investito da un pullman.
Il camionista 38enne, morto sul colpo, era di origine romena e lavorava per una ditta milanese. Aveva caricato della merce in Francia e stava rientrando per consegnare il camion.
Dietro di lui - al là dei dubbi che potesse essere ubriaco che penso saranno chiariti dall'odierna autopsia - un fenomeno ben noto di stress, conseguenza della liberalizzazione, troppo spesso selvaggia, dell'autotrasporto e il rischio che, malgrado i molti accorgimenti - come il cronotachigrafo elettronico che serve a verificare le ore di guida ed il rispetto delle soste obbligatorie - il lavoro diventi impossibile e la concorrenza fra lavoratori e società apra a personale non sempre qualificato e ad imprese talvolta non rispettose dei criteri di sicurezza. E non sono considerazioni a vanvera, ma tesi avanzate contro gli eccessi della concorrenza dalle più serie delle associazioni degli autotrasportatori.
Non mi riferisco dunque al caso specifico, non avendo elementi in più (e spetta alla Magistratura illuminarci sugli esiti dell'inchiesta), ma partendo proprio da questo caso si potrebbe raccogliere un dossier interessante che mostrerebbe un "dietro le quinte" davvero preoccupante anche per le nostre strade e i nostri trafori che sono corridoio di transito e anello importante della Rete Transeuropea dei trasporti su gomma.
E la sicurezza, per evitare deregulation inquietanti, è tema da tenere in grande considerazione.

Commenti

Trasporti pericolosi...

Tutto vero. Conosco mondo trasporti grazie al mio lavoro. I costi del trasporto merci, penalizzati dal caro gasolio e da autostrade e tasse e... favoriscono la ricerca del risparmio attraverso l'utilizzo di manodopera non qualificata e il mancato rispetto delle norme vigenti in merito al trasporto merci.
Poca manutenzione mezzi perché troppo cara, superamento soglia massima di carico per evitare viaggio ulteriore, manomissione cronotachigrafi per evitare pause obbligatorie... In certi casi vale il ricatto di rimanere a casa se non si accettano i rischi e di essere sostituiti da autisti più accondiscendenti...
La crisi economica favorisce quindi la ricerca di soluzioni che diventano pericolose per tutti gli utenti di strade e autostrade. In più, nella nostra regione, "carrefour d'Europe", il problema viene enfatizzato dalle carenze strutturali della strada statale 26 che, in caso di incidenti o code sul tratto di autostrada corrispondente, non è in grado di trasformarsi in una via di fuga sicura e funzionale.
Penso all'attraversamento di Aosta e alla "Mongiovetta" in particolare. Meno pressione sui trasportatori potrebbe ridurre il rischio.
In merito all'accaduto di domenica sera scorsa, trovo strano che il Tir senza conducente abbia percorso più di un chilometro senza far danni e sia rimasto in moto dopo essersi fermato sulla corsia di sorpasso. (fonte Polstrada)

Parole sante...

E giustissimi i riferimenti alla statale 26 e alla sua inadeguatezza.
La "Mongiovetta" non potrebbe neppure consentire transiti di Tir e pullman per l'obsoleta sagomatura delle rocce!

Sulla statale...

i Tir non dovrebbero farceli transitare per niente.

Ovviamente...

ci si riferiva a casi di necessità!

Se poi le tariffe...

fossero normali, e non più care anche del cento per cento rispetto al resto d'Italia, non sentirebbero il bisogno di usarla, la statale.

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