Il dovere di ricordare

Un'immagine di Pollein dopo l'alluvione dell'ottobre del 2000L'alluvione di dieci anni fa è, nel ricordo, un incubo. E lo stesso ricordo è come i cerchi nell'acqua causati da un sasso gettato in uno stagno. Esiste un primo livello degli affetti: i miei bambini erano piccoli e la frazione di Saint-Vincent dove abitavo, come in centinaia di altri casi, era in parte minacciata da una frana e i torrenti pacifici diventavano minacciosi.
Vi era un senso di paura e di impotenza.
Il secondo cerchio era il paese intero con diversi punti critici e la mappa dei danni, poi vi erano i paesi viciniori con amicizie e conoscenze che accentuavano la preoccupazione e infine, in un crescendo, l'intera Valle con situazioni drammatiche che creavano una cappa di angoscia e di pietas.
Allora la Protezione civile all'aeroporto era davvero il luogo fisico dove si concentravano le molte difficoltà e si coglieva tutta l'apprensione di quei momenti fra strade distrutte, ferrovia squassata, luce e telefoni saltati e via di questo passo sino ai lutti, fatti di tristi vicende umane.
L'acqua era la nemica.
Il mio dovere era, come deputato e parlamentare europeo, quello di essere presente qui ma anche e forse soprattutto essere incisivo a Roma e a Bruxelles. Il duplice impegno che in quel momento particolare del mio mandato politico mi obbligava infatti a rappresentare con forza le necessità e le misure da assumere nell'emergenza e poi nella fase della ricostruzione e penso di averlo fatto con il massimo impegno. Tutto il lavoro era reso complicato dalla difficoltà di collegamenti da e per la Valle d'Aosta e era reso più forte dalla partecipazione emotiva e dal dolore per gli scenari tremendi di distruzione che vedevo nelle visite a diversi paesi e nell'incontro con le persone tristi, disperate, preoccupate. Ma la speranza derivava dalla consapevolezza sprigionata dalla reazione corale, dalla volontà di aiuto reciproco, dal senso di comunità contro le avversità di una catastrofe.
Tutto questo resta scolpito nella mente di chi ha vissuto quei giorni e deve restare patrimonio della nostra memoria collettiva.

Commenti

Ricordare...

questa sera sono andato nel Borgo di Donnas per la commemorazione dell'alluvione.
E' stato rappresentato lo spettacolo "Noire". Difficile fare foto e gestire emozioni. Mi sono affidato al mio modo di esprimermi.

Sono passati dieci anni...

E sembra un'eternità.
I miei ricordi di quei giorni sono ancora nitidi: l'autostrada allagata e il mio incidente, la frazione di Torille (Verrès) evacuata perché praticamente sommersa, le crepe del ponte di Issogne e l'angoscia di non riuscire a parlare con la mia nonnina ottantenne a Pollein.
Faccio parte della categoria dei fortunati che non sono stati colpiti né da danni ingenti né da lutti e per questo forse riesco a ricordare anche il buono di quei momenti. La solidarietà tra compaesani, i gruppi autocostituiti di soccorso, il lavoro dei Vigili del fuoco, le imprese che senza pensarci hanno messo a disposizione i loro mezzi...
E, soprattutto, la grande dignità che abbiamo dimostrato. Quando sono arrivate le troupe dei telegiornali nazionali, la gente non ha perso tempo a lamentarsi. Ricordo un servizio al "Tg5" che aveva colpito tutti i miei compagni dell'università in cui un anziano signore con pala e cariola, ringraziava gentilmente la giornalista per l'interesse ma rifiutava l'intervista perché «c'è da lavorare adesso, per parlare ci sarà tempo». Dieci anni dopo è arrivato quel tempo.

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