Una politica contro la casualità

Un immagine del Corano durane il ramadanNei più recenti rapporti statistici della Regione, il fenomeno dell'immigrazione continua ad essere al centro dell'analisi e forse è interessante scriverne all'inizio del "Ramadan", una festività musulmana che è segno tangibile, ormai anche da noi, di una presenza massiccia di altre culture.
Dice il rapporto: "Gli ultimi dati di tipo anagrafico pubblicati dall'Istat si riferiscono al primo gennaio del 2009. Essi indicano in 7.509 i residenti in Valle d'Aosta in possesso di cittadinanza straniera, pari al 5,2% della popolazione totale regionale. Il tasso di femminilizzazione si mantiene elevato (53,5%), valore che risulta in crescita rispetto al 2005 (50,8%). Le famiglie con almeno un componente straniero sono 3.834, mentre quelle con capofamiglia straniero sono 2.784.
Una rilevazione della Presidenza della Regione, "Sportello unico per l'immigrazione", presso i Comuni della Valle d'Aosta indica al 30 giugno 2009 in circa 7.860 i residenti stranieri in Valle d'Aosta"
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La progressione in pochi mesi era davvero notevole e bisognerà vedere se e come la crisi economica inciderà.
Sul lungo periodo così si esprime il rapporto: "La crescita dei residenti stranieri appare rapida. Infatti, se nel 1993 la popolazione straniera residente in Valle d'Aosta era di circa 1.000 unità, al 1° gennaio 2005 essa era già più che quadruplicata, essendo salita a 4.258. Questa crescita si è poi ulteriormente incrementata di circa il 50% nel corso del triennio successivo. Parallelamente è conseguentemente aumentata l'incidenza degli stranieri sul totale dei residenti in Valle d'Aosta, passando dallo 0,9% del 1993, al 3,5% del 2005, per arrivare al 5,9% del 2009. Si tratta di un valore che si avvicina a quello medio nazionale (6,5%), ma che tuttavia risulta ancora decisamente inferiore a quello delle regioni del Nord Italia.
Rispetto ai Paesi di provenienza, la graduatoria è guidata dal Marocco (27,5%), seguito dalla Romania (21,1%), dall'Albania (11,0%) e dalla Tunisia (7,0%). Questi quattro paesi spiegano, pertanto, circa i due terzi del complesso degli stranieri residenti in Valle d'Aosta. Osserviamo altresì che sebbene l'ordine non cambi, tra il 2008 ed il 2009 è leggermente diminuita la percentuale relativa ai cittadini del Marocco, è aumentata quella dei cittadini romeni, mentre sono rimaste sostanzialmente invariate quelle dei cittadini albanesi e tunisini.
Un elemento a supporto del progressivo radicamento dei cittadini stranieri nella nostra regione è fornito dal numero e dall'incidenza di minori tra gli stranieri residenti. Nel 2009 essi pesano per il 21,8%, mentre solo nel 1996 essi costituivano una percentuale pari al 13% e nel 2005 erano già saliti al 21,4%.
Il tasso di natalità della popolazione straniera, oltre ad essere molto più elevato di quello medio regionale, è in progressivo aumento ad una velocità superiore di quello relativo alla popolazione autoctona. Nel caso dei cittadini stranieri esso era salito, infatti, dal 6,9 per mille nel 1993, al 23,2 per mille nel 2005. Per contro nel 2009 si è ridotto del 19,4 per mille. Resta il fatto che il contributo dato dalla natalità alla crescita della presenza straniera in Valle d'Aosta è stato considerevole"
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Da tempo predico una politica più attiva nella regolamentazione "qualitativa" dei flussi, confidando nelle comunità esistenti e creando dei rapporti - ad esempio formativi - con i Paesi d'origine per evitare che gli arrivi siano regolati dalla sola casualità o da fenomeni malavitosi.

Commenti

Come la "cultura del bere"...

La politica dell'immigrazione, inserimento sia lavorativo che scolastico, deve comprendere il luogo dove si abita, impedendo la creazione di "bolle" con regole dedicate e valide solo in quei confini. Il lavoro è sicuramente lungo, difficile e non appagante, ma deve essere fatto.
Altrimenti, fatevi un bel giro a Torino. Consiglio l'itinerario da stazione "Dora", scendendo per via Antonio Cecchi, proseguendo per i tratti terminali di corso Vercelli e corso Giulio Cesare, per arrivare a "Porta Palazzo" e magari salite per Corso Regina, leggera deviazione a sinistra e andate verso via Saluzzo, non dimenticando i giardini di piazza Carlo Felice che guardano la stazione "Porta Nuova", percorrete - a scelta - via Sacchi, via Nizza o via Saluzzo e godetevi il panorama.
Passerete in pochi chilometri tra diverse culture, modi di vivere e di approccio "all'altro" in modo decisamente epidermico. Lividi annessi e connessi.
Non è esagerazione, ma vedere lo straniero e, soprattutto trattarlo, come una bolla di cristallo è sbagliato. Disinteressarsene, altrettanto.
La ricerca del supporto sociale ad oltranza diventa insopportabile. Conosco chi, a Torino, per i figli ha perso il posto all'asilo perché «superato in graduatoria» da stranieri all'ultimo minuto. Comprendo lo stato d'animo di questa persona che, lavorando, non sa a chi lasciare i figli? Il posto c'è: dall'altra parte della città. Può non infuriarsi? Può lasciare uno stipendio per compensare i costi di una struttura pubblica, oltre vedere i propri figli dormire sui seggiolini per raggiungere la scuola?
Ritengo che si debba fare tesoro delle esperienze e lavorare, perché in Valle si potrebbe fare, per una vera e propria integrazione, senza paure di essere tacciati di razzismo, invocando l'uguaglianza.
Il supporto sociale va dato, ci mancherebbe. Ma le indagini per capire se sono investiti bene vanno fatte.
Ne va della "pace sociale".

Ben detto!

Parole sante.

Da leggere...

con attenzione, senza pregiudizi, pesando il significato delle parole.
Il fatto è successo a Torino.

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