Incredibile

Alcuni cartelli in tedesco sulle montagne altoatesineMi scrivono alcuni amici frequentatori del sito sul perché non mi sia ancora espresso sulla decisione governativa di imporre una data e minacciare un intervento sostitutivo sui cartelli monolingui, in lingua tedesca, posti sui sentieri in Alto Adige-SudTirol dall'Alpenverein.
Ovviamente è una decisione demenziale, sapendo che lo stesso presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il mio amico Luis Durnwalder, ha già espresso la volontà di trovare una soluzione ragionevole, laddove esista un reale possibilità di avere nelle due versioni linguistiche l'indicazione della meta (come la parola "rifugio") o, laddove ci sia, un toponimo bilingue.
Naturalmente siamo di fronte al rischio del ridicolo ben sapendo che molte traduzioni in italiano vennero fatte ad orecchio e con puro disprezzo della realtà locale.
Chi ha voglia vada a vedersi l'intervento pronunciato dall'allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (vorrebbero farlo santo...) alla Costituente il mattino del 30 gennaio 1948, quando chiese, durante il voto del nostro Statuto, di prevedere la bilinguità nella denominazione dei Comuni valdostani. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il relatore del nostro Statuto, il sardo Emilio Lussu, straordinario autonomista, osservò che sarebbe stato duro affiancare al toponimo tradizionale di "La Thuile" la versione italiana che era "Porta Littoria"...

Commenti

La particolartà...

linguistica, culturale, storica si rifugiano e si scoprono ben oltre (e meglio) che in un cartello... alle volte le applicazioni della "legge" sono frutto di sterili o imbarazzanti ragionamenti.

La futilità...

dell'accanimento del ministro purtroppo è dimostrazione solo di quanto poco valga questo Esecutivo. I problemi che affliggono i rapporti con le Regioni, in queste settimane sono di ben altra natura; di questo dovrebbero occuparsi il ministro e tutto il suo dicastero.
Detto ciò, quello che resta è il rapporto che ancora l'Italia ha con le lingue straniere, minoranze linguistiche e no.
Le lingue straniere ci fanno paura, «minano il nostro patrimonio culturale».
Le sappiamo poco e male. La nostra classe dirigente per generazioni è uscita dal liceo classico (mea culpa; l' ho fatto anch'io) educata a quell'idea di una sola, vera cultura.
Le lingue straniere sono in realtà un superfluo, una falsa necessità, tanto che ad insegnarcele ci hanno sempre messo italiani che le hanno apprese per lo più solo all'università da docenti spesso italiani (almeno in Valle per la maggior parte degli insegnanti il francese può essere considerato langue maternelle).
La stessa classe dirigente però mandava i propri figli ai corsi privati alle scuole inglesi, con tutti professori rigorosamente madrelingua, mica ad un ipotetica"Turkish school of english".
La lingua italiana non ha nulla da temere dalle lingue straniere: gli Italiani sì. A non saperle perdono sempre più terreno in questa era globale. Questo senza entrare nel merito dell'enorme arricchimento culturale che sposare un'altra lingua porta con sé.
Sono grato di essere cresciuto in Valle dove almeno il francese mi è stato insegnato e grazie al quale ora ho un lavoro addirittura qui in Sudafrica, dal quale esporto mele e pere in tutte le terre francofone dell'Africa Occidentale.
Mi avessero offerto o anche imposto l'insegnamento del tedesco, arabo o cinese sarei ancora più grato. Mi sentirei più ricco dentro e probabilmente sarei anche più ricco fuori.

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