La fenomenologia dei gabinetti

L'ingresso dei bagni pubblici a VeneziaPasquetta è gita, scampagnata, visita. «Mi raccomando fai la pipì!». Nelle primissime "uscite" da gita scolastica - che fosse un pullman o il treno - questa era uno delle tante e caratteristiche paranoie  che ti trasferivano i genitori prima di partire (negli anni resta sempre quella «mangia,mangia!»), lasciandoci alcune regole essenziali al momento in cui ti davano i primi soldini «per affrontare il mondo».
Girando parecchio - ma vi assicuro che anche in politica è bene farlo prima di un comizio o di una riunione - la "pausa pipì", oltreché dover essere tempestiva, è istruttiva anche e soprattutto da adulti. Infatti dai gabinetti pubblici si vede civiltà ed educazione di un popolo ed è bene rifletterci anche in Valle di cui potrei fare, nel caso in esame, un dettagliato elenco di orrori, cominciando da Aosta.
Bene ha fatto il Comune di Venezia ad appaltare bagni pubblici in giro per la città, dove si può andare alla toilette, pagando una cifra ragionevole senza entrare nei bar alla ricerca, pur legittima in un esercizio pubblico in cambio beninteso di una consumazione, di un bagno.
E' una delle "buone pratiche" fra le tante esistenti. Talvolta basta copiare.

Commenti

Dieci anni fa...

accompagno mia moglie a Venezia.
O meglio, lei al Lido per un corso, io a "transumare" per Venezia. E' inevitabile che il metabolismo faccia il suo corso, i canali e i flussi e riflussi della Laguna aiutano, insomma si deve cercare una toilette.
Ne trovo una senza presidio, con i "tornelli" e per entrare si doveva acquistare una "card" che, ironicamente, cambiava solo la livrea, ma era uguale alla "Carte Vallée", dove erano pre-caricate tre "consumazioni".
Due nella giornata le ho utilizzate e, nonostante insistessi con mia moglie, la terza è rimasta nella carta.
Comunque la storia ridonda: entrambe le carte alla fine hanno lo stesso fine o la stessa fine.

Vedi...

cosa potremmo fare della "Carte Vallée"...

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