Il peso delle scelte

Uno dei tavoli degli incontri di Cop15A Copenaghen, per il summit mondiale sul clima, ci andranno tutti leader mondiali. Sugli esiti vedremo, anche se il compromesso sarà di certo al ribasso nello scontro sempre più violento fra gli assertori del riscaldamento globale, che indicano nelle attività umane la responsabilità dei cambiamenti in atto, e i negazionisti che contestano certi dati pessimistici e ridimensionano il ruolo umano in quanto avviene.
Per una piccola realtà alpina come la nostra, situata geograficamente nella celebre "banana" europea che designa una delle zone al mondo a maggior sviluppo da moltissimi anni con tutte le "aggressioni" conseguenti sull'ambiente naturale, poco cambia: la realtà è che fra qualche decennio daremo addio ai nostri ghiacciai con grandi conseguenze sulla vita della nostra comunità.
E' vero che questo è già avvenuto in passato, ma con ritmi lenti cui l'autarchica società contadina si adeguò e così la rete viaria che traversava la Valle grazie ai colli.
Per cui, al posto di litigare, sarebbe bene che Copenaghen indicasse soluzioni comunque ragionevoli e fra queste mi sentirei di indicare la ricerca sui cambiamenti climatici e le loro conseguenze, sapendo che anche da noi, dal problema dell'acqua a quello della difesa del suolo, dalle conseguenze sul turismo alle trasformazioni dell'agricoltura, dalle scelte energetiche all'impatto alle scelte trasportistiche, c'è molto da fare!

Commenti

Sinceramente...

della reale utilità di tutti questi summit sono molto scettico. Si discute a volte del "sesso degli angeli" poiché alcune scelte, di per sé semplici, vanno contro interessi politici ed economici che tutti noi non fatichiamo a comprendere.
Su certe posizioni si potrebbe benissimo fare retromarcia senza tanti traumi.
Si fanno tante parole ma poi si razzola tutti alla stessa maniera, malissimo.
Il nocciolo del problema, ma anche il motivo per cui si fa pochissimo, è che i primi Paesi esposti a questi cambiamenti sono quelli che contano come il "due di picche" nel nostro bel mondo.
Si trattasse di altri Paesi, probabilmente, si sarebbero già prese decisioni degne di chiamarsi con questo nome.
Ci si trova e non si decide nulla, ma si spendono un sacco di risorse, di cibo, di auto, di carta, di acqua per radunare due o trecento persone che campeggiano per un po' di giorni alla faccia di chi veramente è "con le pezze al culo".
Il pianeta si sta riscaldando, si sta progressivamente perdendo suolo agricolo, sottratto dalle nuove costruzioni o da infrastrutture spesso inutili, c'è una avanzata progressiva della desertificazione di certe zone costiere ma non frega a nessuno. Ogni tanto piangiamo qualche morto sotto una frana o per un alluvione ma ci limitiamo a questo, domani è un altro giorno.
Le riunioni a cui ho avuto la fortuna (o sfortuna) di assistere sono una vera perdita di tempo. Tanto per risparmiare un po', perché non si fanno delle videoconferenze, più pratiche e meno dispersive . L'acqua la stiamo buttando via, il nostro bel pianeta blu sta diventando grigio o rosso sabbia... ma di sicuro c'è qualcuno che deve piazzare un miliardo di ombrelloni e sdraio e si sta già fregando le mani dalla gioia...
E' così che ragioniamo il più delle volte. Morte tua vita mia.
Ciao a tutti.

Purtroppo...

il meccanismo del diritto internazionale ci obbliga a messe cantate come i summit.
Un passaggio inutile ma obbligato. Per altro, oggi non esiste alternativa, se non in effetti quel "clic" che deve scattare nella testa dei cittadini.

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