Bilancio regionale

Totò e Peppino nel film La banda degli onestiMi piacciono le sessioni di Bilancio: le ho sempre seguite a Roma, a Bruxelles e qui. Le più grandi fatiche le ho fatte alla Camera alla "Commissione Bilancio", dove stavo come un gufo appollaiato sul ramo sia per sostenere i miei emendamenti sia per vedere che non spuntassero - magari in piena notte - altri emendamenti che ci danneggiassero. Una scuola di vita, vi assicuro.
Ora, come consigliere semplice, ho seguito la manovra di bilancio 2010 della Regione.
Nel mio intervento, ho cominciato con una citazione scherzosa, per non prendermi troppo sul serio: «Chi dice che i soldi non fanno la felicità, oltre ad essere antipatico, è pure fesso».
La frase è di Totò e l'ho accompagnata con due paroline, care al sociologo Zygmunt Bauman, "glocal" e "società liquida", che mettono la battuta in un contesto più serio.
Questo è il segno dell'odierna complessità: il mondo che si insinua sempre più nella nostra vita e il livello locale che cresce d'importanza a fronte delle tante crisi - la peggiore è quella identitaria - che ci investono come le ondate di una mareggiata.

Commenti

Riesci...

a mettere on line il tuo intervento?

Direi...

che lo metto nelle prossime ore!

La società globale...

è certamente un fatto praticamente compiuto. Non credo però che il particolarismo di certe genti sia più a rischio di qualche decennio fa.
E' ovvio che nel caso della Valle d'Aosta certi assunti dovranno cambiare. La francofonia, che nel contesto italiano è una particolarità da tutelare, in Europa il parlare francese non ci rende così speciali. Poi se allarghiamo lo spettro all'intero pianeta, di francofoni ce ne sono anche di più. Stesso dicasi per il fatto di essere regione di montagna e di confine. Più passerà il tempo e più il nostro particolarismo, così come lo abbiamo conosciuto, muterà forme e valenza.
Ad esempio ho sempre ritenuto che più che il francese si sarebbe dovuto salvaguardare il patois che è la vera lingua del particolarismo e della cultura valdostani.
Il francese non rischia certo di sparire con la globalizzazione, "notro bon patué oue!"
La mia modesta impressione è che in passato c'erano meno strumenti per tutelare l'individualità dei singoli, per cui si doveva agire tutelando gruppi di individui "simili". Ora più il mondo diventa uno è più sono le opportunità per poter esprimere la propria individualità.
Vivo in Sudafrica eppure leggo quotidianamente cinque o sei quotidiani italiani online, mentre quando ero in Italia leggevo solo "La Stampa" altrimenti sarei dovuto andare a casa con venti chili di carta in più e dieci euro in meno.
So che oggi a casa è venuta la neve, perché l' ho visto sulla webcam di Flassin. Riguardo agli indagati di "Vaccopoli" ho letto che quello di Gignod è stato scarcerato mentre quello di Jovençan resta a Brissogne. Più tardi mi guarderò Fini e Bertinotti a "Porta a Porta" su "Rai International" mangiando il mio bel piatto di penne "Barilla" che qui trovo dappertutto.
Sempre in serata passerò una buona ora a parlare con mio fratello su "Skype".
Se domani andassi a vivere a Hong Kong o a Anchorage potrei fare esattamente le stesse cose, e tutto spendendo lo stesso. Paradossalmente è la globalizzazione che mi permette di rimanere valdostano ovunque mi trovi. Sarò cinico ma ho il sentore che molti comincino ad aver paura della globalizzazione perché porterà via dei privilegi che non hanno più ragione di essere in un mondo dove tutti si diventa più uguali, perdendo poi di vista l'opportunità di essere davvero cittadini del mondo.

Concordo...

Non conosco Eric CPT ma le sue parole sono degne di nota.
Concordo perfettamente con tutto quanto ha scritto.
Aggiungo che la globalizzazione non è negativa o positiva in se, dipende da cosa e come si globalizza.
I "sinistri" che temono i mercati internazionali e la mobilità della manodopera e della produzione e quindi criminalizzano la globalizzazione dovrebbero invece chiedere a gran voce la globalizzazione dei diritti dei lavoratori.
I "destri" che temono la perdita per strada delle identità nazionali e gridano contro la globalizzazione dovrebbero invece chiedere a gran voce la globalizzazione della tutela dei diritti dei popoli.
Insomma, se si globalizza solo il mercato e si incrementa lo sfruttamento di un popolo sull'altro è chiaro che non va bene ma se si globalizza ciò che di buono esiste nei singoli posti...
E poi la globalizzazione della tecnologia e della comunicazione ha permesso a tutti di conoscere i drammi del Tibet, di piazza Tienanmen, dei desaparecidos, dei massacri etnici in Africa, eccetera ed è solo conoscendo le situazioni che vi si può intervenire.
«Paradossalmente è la globalizzazione che mi permette di rimanere valdostano ovunque mi trovi»: hai centrato la questione con poche semplici parole.
Ciao.

A freeOliver...

ed a chiunque si chieda chi sia "Eric CPT", mi chiamo Eric M. Conta, classe 1974, cresciuto a Saint-Oyen, un poco giramondo dal 1998, quando partii alla volta di Londra.
Tornai in Valle per un paio di anni per ripartire verso l'Inghilterra nel 2002. Dal 2004 vivo a Città del Capo (di qui CPT, Cape Town) per motivi coniugali!
A tutti voi amici valligiani un saluto dalla "Mother City"!

La globalizzazione...

e il suo approccio con la realtà locale mi è cara nelle mie riflessioni.
E' un fenomeno naturale, non targabile politicamente, cui bisogna sapersi adeguare: io mi sento valdostano e cittadino del mondo senza contraddizioni. Ma in Valle - lo so - il tema è tutt'altro che banale...

Nonostante...

siano passati circa trent'anni da quando mi sono stabilito in Valle, certi miei modi di ragionare e di vedere le cose sono ancora da "foresto", come dice il mio collega. Per tanti, il fatto di essere autonomi è visto come un fatto dovuto, come una specie di "dono divino" unico ed indiscutibile.
E' una gran cosa se visto dal punto protezionistico ma non è più tanto se visto con occhi di immobilismo mentale.
Mi spiego: tante cose ci vengono date (venivano date) per un motivo che poca gente conosce (vedi i "buoni benzina") e su questo presupposto parecchi hanno sempre vantato il fatto di essere speciali agli occhi di tutti e sopra tutti perché per legge spettava ed agli altri no.
Adesso li tolgono e di colpo si sentono tutti poveri e bistrattati da una decisione sbagliata.
Questa ottusità porta a volte a discussioni talmente stupide e futili che fanno venire il nervoso solo a sentirle, così come le solite frasi fatte «ci spetta perché residenti, perché di qua perché di là...» senza pensare che la tipicità di essere valdostano é di avere la fortuna di poter godere di certi "privilegi" quali una buona scuola, una buona sicurezza, impianti sportivi persino esagerati per le dimensioni dei paesi che li ospitano, un discreto sistema di trasporto, un abbastanza semplice rapporto con la burocrazia e non per ultimo un territorio spettacolare.
Tutte particolarità che «con occhi da foresto» apprezzo parecchio, mentre molti valdostani vedono come una amenità. Si sa che l'erba del prato del vicino è sempre più verde ma a volte bisognerebbe provare a cambiare un po' aria per apprezzare la vera autonomia che non si limita ai (ex) "buoni benzina".

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