Ted Kennedy

ted_kennedy.jpgNella vita di ciascuno di noi ci sono due livelli: uno consapevole e uno inconsapevole. Mentre del primo fa parte, ad esempio, il bagaglio culturale - inteso come studi e letture - che piano piano accumuliamo, il secondo - che finisce sempre per avere un carattere culturale - è composto da quell'insieme di fatti ed emozioni che si stratificano nel tempo.
La notizia, questa mattina alla radio, della morte dell'"ultimo" Kennedy, Ted, che era un politico importante pur vittima del confronto impossibile con il mito dei due fratelli, sembra per la mia generazione la fine di un'epoca.
Quando penso a quale memoria ho della mia infanzia, devo dire che gli omicidi - a distanza di soli cinque anni - di John e Robert Kennedy li ricordo benissimo proprio per le emozioni che suscitarono attorno a me. Erano anni molti diversi dagli attuali e ciò non credo sia solo dovuto al pensiero soggettivo che collega l'epoca giovanile in genere ad un periodo gioioso, ma alla constatazione che quegli anni Sessanta erano ancora anni di grande dinamismo sulla spinta di generazioni che avevano vissuto gli orrori della guerra e in quegli anni dispiegavano le ali con entusiasmo non sempre rinvenibile oggi.

Commenti

La fotografia

Il dinamismo di quella fase storica, per ovvi motivi generazionali, non l'ho vissuto personalmente. Però, sono svariate le sue tracce giunte fino ad oggi. Sedimenti di quell'impareggiabile carica sono infatti evidenti, per limitarsi a qualche esempio, nel rock di Stones, Beatles e Who (e compagni), nelle rivoluzioni stilistiche di Mary Quant, nelle righe maledetto-benedette (a seconda dei punti di vista) di Kerouac, in rotture con i cliché del passato come la copertina di "The Velvet Underground & Nico", nell'ancheggiare di Marylin e, per arrivare al "mare magnum" della politica, in figure come John Fitzgerald Kennedy e il resto della sua famiglia.

Non si sa dove i valori a monte di tutto ciò, se fossero arrivati in "sala macchine", avrebbero potuto portare il mondo. Certo è che quel mix di desiderio di cambiamento e subbuglio interiore era esplosivo e la deflagrazione, se procrastinata serialmente, avrebbe potuto avere conseguenze socio-culturali tutt'altro che indifferenti. Troppo, per rappresentare un rischio che "colà dove si vuole ciò che si puote" potesse essere tollerato. Ed allora, ecco episodi quali la morte di Meredith Brown durante il concerto voluto dai Rolling Stones ad Altamont, apogeo della pericolosità del rock, ma al tempo stesso punto in cui il sipario ha iniziato a calare sugli anni sessanta, almeno musicalmente. Oppure, l'omicidio di JFK, talmente amato e "unforgettable" al punto che nelle case di milioni di famiglie americane (anche di adozione, come ho visto da una zia trasferitasi a Cleveland negli anni dell'immigrazione italiana) fa sfoggio, ancor oggi, una sua foto.

Sognare, però, costa davvero poco ed ecco che, chiudendo gli occhi, non è difficile immaginare come, se quella carica non fosse stata arginata sul nascere, gli Stati Uniti avrebbero avuto un presidente afro-americano vent'anni prima di Obama, il Medio-oriente rappresenterebbe terra rigogliosa scevra da ogni conflitto, il numero di tentativi (riusciti o falliti) di Golpe in America latina sarebbe la metà di quello che oggi appare nelle pagine dei libri di storia, in Alaska al solo sentire la parola H.A.A.R.P. penserebbero a uno strumento musicale e non a una maledizione per cui non si sa chi ringraziare, in Africa un bambino non morirebbe ogni venti secondi, il rock sarebbe saldamente nelle mani di chi sa veramente suonarlo e il capo della Polizia di New York City si annoierebbe per la maggior parte delle sue giornate.

Ahimé, la realtà è molto meno a buon prezzo. Riaprire gli occhi nella sera della scomparsa di Ted Kennedy significa, tanto per limitarsi all'Italia, trovarsi di fronte a: la liberazione di Gianni Guido (responsabile, con due amici, della strage del Circeo, in cui una ragazza venne barbaramente uccisa e l'altra si salvò solo fingendosi morta); l'"ultimatum" de "La Padania" al Vaticano in fatto di immigrazione: "Stop o rivediamo il concordato"; il governatore di BankItalia che annuncia per la trentaseiesima volta in quindici giorni l'affievolirsi della crisi, ma con il permanere di rischi per molte aziende (che è come dire a un malato "guarirai, ma nel mentre potresti morire"); il ministro Alfano che sul sovraffollamento carceri invoca l'aiuto di Bruxelles (ma non dovrebbe essere lui a risolvere il problema?) e, dulcis in fundo, un attentato incendiario ad un locale gay di Roma.

Conclusione, forse cinica, ma inevitabile alla luce di uno scempio del genere: se nel quadretto che campeggia in molti alloggi italiani al posto di JFK compare un giocatore di calcio, un motivo c'è. Addio Ted, ti sia lieve la terra.

Beh, dai ...

c'è anche una buona notizia, in quest'Italia in cui si farnetica di esami di dialetto e gonfaloni locali qui da noi finalmente la conoscenza del patois è diventata importante al fine dell'ottenimento di un posto di lavoro. Buon segno. Continuiamo così.

"Al candidato è richiesto il diploma di scuola superiore o titoli superiori. Saranno considerati requisiti indispensabili per la selezione una buona conoscenza della lingua italiana, della lingua francese e del franco-provenzale. Il candidato dovrà inoltre avere una buona conoscenza delle istituzioni, della storia e della cultura della Regione Valle d'Aosta. Necessaria la buona conoscenza dei più comuni applicativi informatici e di "Office" di base".

Potevano direttamente...

mettere il nome del prescelto o della prescelta...
Colloquio orale e francoprovenzale, si sfora veramente il ridicolo e, soprattutto, non c'è il benché minimo rispetto per tutti coloro che hanno una vera preparazione e sono in cerca di un impiego.
Neanche la decenza di far le cose "en cachette", come se pubblicare un annuncio del genere servisse ad innalzare le schifezze a comportamenti leciti... Che "Cpena" (non è un errore, "Cpel+Pena").

E la ritieni...

una buona notizia caro freeOliver?
Per me è la pazzia più totale inserire questo requisito in un concorso pubblico.
E' normale che nella normale routine di lavoro ti aiuta sapere il patois se devi dialogare con gente del posto, ed è anche giusto e sinceramente bello sentire che il dialetto non va perso, ma mi sembra molto stupido e triste che sia stata messa questa particolarità in un bando, ma peggio ancora che sia passato in sordina fino a che qualcuno l'ha fatto notare ed i responsabili ora fanno come i gamberi e ritornano sui loro passi.
Nei concorsi sarebbe già bello che si sapesse l'italiano in maniera decente e in un ipotetico concorso pubblico a Gressoney cosa dovresti conoscere oltre al patois?

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2020 Luciano Caveri