Bosco invasivo

bosco_invasivo.jpgCi sono degli slogan ripetitivi che perdono di significato, ma vengono spesso riproposti.
Un classico, ad ogni evento idrogeologico sulle Alpi, è "deforestazione". Peccato che basti girare per le nostre montagne per verificare che ogni anno il bosco ingloba territorio. Segno di abbandono in larga parte delle nostre montagne.

Commenti

Incredibile...

appesa sui muri di casa a Valgrisenche c'è una foto di inizio secolo, il confronto con la realtà odierna è disarmante: il bosco praticamente non c'era.
Si viveva di legna e si commerciava legna: mio nonno ha venduto non so quanti tronchi d'albero quando ha costruito la casa nuova negli anni '50. Fino a circa dieci anni fa si andava regolarmente d'estate a far legna, ora c'è un bombolone, per tutte le case della frazione, che viene riempito periodicamente e autonomamente dal rivenditore di gpl.
Con le mucche si mangiava l'impossibile e poi ci pensavano le capre e le pecore a far fuori le piccole piantine, oggi lentamente si danno da pascolare sempre più prati belli (in cui prima si facevano anche due o tre fieni).
Altro che deforestazione il problema da noi è l'opposto stanno sparendo i prati!

La neve...

quest'anno ha ridato forma ai canaloni ormai invasi da copiosi boschi, visto che erano anni che non scendevano valanghe, altro che deforestazione, ora ci troviamo metri cubi di alberi da riordinare sul fondale.

Agricoltura di montagna...

La deforestazione è un problema di livello superiore, planetario.
Come tutte le criticità globali se traslate in micro-realtà assumono significati grotteschi e paradossali. Il nostro territorio valdostano, come altri territori, è stato per secoli e secoli modificato.
Terrazzamenti sui ripidi versanti, disboscamenti per ottenere prati ed aree pascolive. Il paesaggio così come ci appare è il risultato della millenaria opera antropica che ne ha decretato i segni strutturali e le percezioni visive.
Con il boom economico degli anni '50 e '60 è storia nota lo spopolamento di ampie territori montuosi. Mancando il presidio dell'ambiente e quindi mancando una componente necessaria ad equilibrare il sistema, la natura ha preso il sopravvento.
Il legislatore, riconoscendo l'importanza dell'agricoltura di montagna per il mantenimento del paesaggio, iniziò a sovvenzionare, attraverso misure compensative ed erogando contributi, la pastorizia. Dopo quasi cinquant'anni di politiche incentivanti è lecito affermare che esse sono necessarie, ma non sufficienti.
Percorrendo la Valle è facile notare che i prati sfalciati sono solo quelli dove possono operare grossi trattori "John Deere", gli alpeggi utilizzati sono solo quelli transitabili con grosse jeep giapponesi, in molte aree ha preso forma la monticazione libera dei capi, manze, pecore e capre che circolano liberamente nelle vallate senza guardiani, il fieno arriva da fuori.
In Valle gli agricoltori sono il 6% della popolazione, il piano di sviluppo rurale riporta cifre da capogiro eppure la rinaturalizzazione del territorio è sotto gli occhi di tutti e sembra inesorabile...
Si potrebbe però esigere di più dall'agricoltura.

Il tema è complesso...

ma ineludibile. Non solo l'attuale Piano di sviluppo rurale rischia di essere pieno di guai se non si scioglieranno alcuni nodi esistenti, specie con Bruxelles e nei tempi dovuti, ma l'attuale impostazione del futuro della politica agricola in Europa va tenuto ben sotto controllo, perché comunque certe contribuzioni verranno di certo ridotte o scompariranno.

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