Latte

latte.jpgAppartengo alla generazione del pentolino o della bottiglia di latte ritirata direttamente dalla stalla del contadino. E sul suo consumo non c'era spazio per la discussione.
Leggo su di un giornale tedesco di come cambino le mucche: alcune, poverette, non sono più fisicamente in grado di uscire dalla stalla, vista la loro trasformazione fisica per una produzione spinta. Ma colpisce il cambiamento delle caratteristiche del latte, talvolta dalle componenti nutrizionali pessime, conseguenza della mutata alimentazione del bestiame con l'uso eccessivo di mangimi concentrati.
Fa eccezione - spiega uno studio svizzero - il latte delle mucche che continuano a pascolare, specie nelle zone di montagna grazie alla qualità del foraggio.
E' ora di lavorare per il latte Dop...

Commenti

Mi è venuto alla mente...

Mio zio, religioso laico dei LaSalliani, quando era direttore dell'istituto "Filippin" (i figli della crema sociale italiana) a Bassano del Grappa, aveva avuto un piccolo problema con il latte delle prime colazioni. Lo acquistavano fresco dagli allevatori locali nella giusta quantità quotidiana. Una mattina primaverile, il latte vantava un vago sapore di genzianella. Mio zio era entusiasta di questa particolarità, meno gli allievi.
Rifiuto in blocco della colazione e bollitura rapida di acqua per il the.
Questo per allacciarmi al fatto che abbiamo bisogno di ritornare alle particolarità alimentari a dispetto delle standardizzazioni. A rispettare i tempi naturali e a smettere di voler tanto e subito.

Latte...

Le imprese agricole valdostane producono latte di elevata qualità soprattutto se paragonate ad altre realtà.
Diventa fondamentale per il sistema agricolo valdostano valorizzare meglio la produzione per giustificare un adeguato aumento dei prezzi sia della materia prima sia dei prodotti derivati (Fontina, eccetera).
Aumento dei prezzi significa maggior guadagno per le imprese agricole, una maggior soddisfazione per gli agricoltori che lavorano duramente senza orari e senza riposi settimanali e anche una maggiore liquidità da destinare a nuovi investimenti.

L'origine...

il problema è che cerco tutte le volte da dove arrivi il latte.
Sulle confezioni non c'è scritto a meno che non sia di marca (tipo "Centrale del latte", "Valle Sacra", o altro). Io mi ritrovo la badante di mia madre che compra regolarmente quello che costa meno (penso arrivi come minimo dall'altra parte del mondo) e non posso ne sapere l'origine ne rifiutare (se no si sente autorizzata a spendere una fortuna in prodotti di marca).
L'unica cosa su cui mi sono impuntato per adesso è la "Nutella": ha comprato una volta una crema di nocciole terrificante! A quando l'indicazione dell'origine obbligatoria per tutti i prodotti alimentari?

Hai ragione...

non sono esperto in etichettature.
Guardavo l'altro giorno l'olio d'oliva oppure il miele. Ci sono spesso dizioni generiche, tipo "prodotto nell'UE", che ormai non vogliono dire niente.
Ricordo con una punta di divertimento come un rivenditore locale di latte e burro di produzione francese, mettendo il suo nome sulle confezioni, venisse percepito dai miei amici turisti come produttore locale di rinomati prodotti montani...

Se é per quello...

sulle bottiglie di vino c'è scritto ancora di meno, neanche se proviene da uva o se da bustine coloranti.
Ci arrivi da solo che dall'uva si fa il vino ma non è detto ....e poi sul miele se vieni a trovarmi ti faccio assaggiare delle taroccate....da Nobel!

Lo immagino...

poi ci ammaliamo e magari non sapendo che ingolliamo qualche schifezza.
In Francia, ad esempio, se ne trova facilmente traccia sui siti francesi, è esplosa una polemica bestiale sul vino, dopo alcune dichiarazioni che dicono con brutalità che il vino è cancerogeno.

Mi ha fatto sorridere...

un articolo sul latte, cercavo delle mete per questa estate ed ho trovato: trieste.com, cliccato su "salute e benessere", cliccato sulla domanda: «il latte, a chi serve?» il cui risultato finale sarebbe: "il latte è dannoso alla salute".
Personalmente mi ammalerei se non esistesse.

Insomma...

nulla si dovrebbe consumare!

Un po' conosco l'argomento...

Il latte viene considerato dannoso, in grandi quantità, perché il nostro organismo non sarebbe più idoneo, dopo lo svezzamento, alla digestione del latte. E' sicuro che produce muco, pertanto da evitare quando si hanno problemi di bronchi o intestinali.
Ma non lapidatemi: ambasciatore non porta pena.

Sapori dell'infanzia...

è vero, abbiamo un latte eccellente ma se lo confrontiamo a quello dei nonni perde gusto. Quel buon latte, tiepido, schiumoso appena munto, bevuto in una scodella di legno, con un aroma di violette neanche nei "maien" riesci più a gustare, è buono sì ma ci manca qualcosa.
Nelle passeggiate coi cucciolotti era consuetudine aspettare l'ora della mungitura, nel sacco sempre presente la scodella in legno perché oramai la plastica o il coccio ne hanno preso il posto ed il sapore risulterebbe diverso, ne ho sempre decantato il gusto a loro pur non trovandolo più nel prodotto. Probabilmente con l'aumento della produzione di latte avviene lo stesso fenomeno di quando piove molto e la frutta perde il sapore. Una volta una mucca che dava sui dieci o dodici litri era considerata molto buona ora è superata da quelle che ne producono trenta.

Io penso...

che si tratti, invece, di un problema di alimentazione, come nel mio articoletto originario.
E' vero che la mucca valdostana, nelle sue tre varianti, si è evoluta con un evidente miglioramento produttivo, ma credo che il gusti d'antan derivino dalla materia prima e in parte infinitesimale dalla lavorazione.
Certo è che viviamo in un mondo strano: confesso di essere piacevolmente stupito quando mangio una carota o una pera con il gusto di una volta, idem per latte, burro, Fontina e tanto altro ancora.

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