Il sentiero della vita

sentiero.jpgTrent'anni di contributi, per una generazione che ha zigzagato fra scalini e scaloni previdenziali, fanno tremare i polsi e danno il senso del tempo che passa e che il sentiero è già stato lungo.
Li ho raggiunti in questi giorni ed è una bella sicurezza rispetto ai giovani di oggi troppo spesso vittime di cococò, cocoprò e altre simili amenità. E' vero, però, che guardando i conti degli enti previdenziali (quello dei giornalisti prevede lo sfasamento versamenti-pagamenti dal 2011) si manifestano alcune apprensioni.
Consola e diverte che ai vertici della Valle - comprese le partecipate - viga una crescente regola gerontocratica.

Commenti

Il contrario di gerontocrazia.

Qualche sera fa cenavo con Mike Robinson, designer automobilistico di grande caratura, il quale ha due figli. Uno, ventitreenne, si occupa di cinema. Da Torino è fuggito per studiare negli States e adesso ha l'incarico di seguire la produzione di un film.
Il suo papà dice (immaginate con accento mmericano): "Non ha curriculum, e io l'ho lasciato da solo a fare esperienza, da noi se piaci e dimostri di avere le pa**e ti danno fiducia. Se sbagli, sei fuori dal giro"
La domanda nasce spontanea: lo avrà davvero lasciato solo?
Invece di una risposta, ne nasce una seconda: anche se raccomandato, chi è il pazzo che dà un incarico simile?
Curioso esempio dal nuovo continente...

Gerontocrazia e meritocrazia...

E' probabile che tutti coloro che ultrasessantenni, pensionati, che continuano a lavorare per lo stesso ente di cui furono dipendenti, non si rendano conto che:
a) il loro posto dovrebbe essere quello dei loro figli/nipoti;
b) che hanno la fortuna di avere una pensione - che io e i miei coetanei non avremo mai - e che potrebbero sostenere l'economia e la società facendo i nonni.

Sono stanca di tutti coloro che dicono che «è sempre stato così» o che bisogna rassegnarsi: un trentenne laureato, che parla correntemente tre lingue e ha maturato tutta l'esperienza possibile (entrando nel mercato del lavoro ancora da studente) perché deve continuare a sognare un lavoro dignitoso?
Perché continuiamo a eleggere politici di vecchia data che per sopravvivere loro per primi devono circondarsi di loro coetanei?

Gran bella domanda...

è che è un'abitudine dura a morire che dura da sempre.
E' un po' il fatto di non cambiare la via vecchia per la nuova perché non si sa cosa ci riserverà; ma così facendo non si saprà mai se potrà essere meglio o peggio.
Un po' la storia dell'asino di Buridano!

Che purtroppo...

per lui morì di fame per l'indecisione...

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