Il Grande Fratello imbrattato

gf_federica.jpgIl "Grande Fratello" è una trasmissione televisiva in quaranta Paesi del mondo, dove il format si è diffuso con la stessa logica voyeuristica: un gruppo di persone in una casa, scrutate nelle 24 ore dalle telecamere.
La definizione viene dal romanzo "1984" di George Orwell, in cui un dittatore - personificazione del Partito comunista russo e di Stalin in particolare - incombe e spia i cittadini. Un tema sempreverde, specie oggi in cui le reti informatiche vigilano, ci catalogano e ci scrutano.
La trasmissione tv imbratta la definizione orwelliana e la profondità del suo pensiero con deprimenti psicodrammi da avanspettacolo.
L'audience contiene, immagino e spero, una parte di telespettatori che assistono increduli all'esibizione del vuoto pneumatico.

Commenti

Li manderei a lavorare...

e non a fare i criceti in una gabbia di vetro!

La cosa che mi preoccupa...

è che costituiscono oggetto di discussione.
L'ho già scritto, quando vedo in televisione un buco della serratura, mi defilo. Il fastidio fisico è dato dal fatto che quando colgo le "discussioni" sono io il criceto in una gabbia di vetro. Potrei sembrare snob, forse lo sono, ma mi fa ribrezzo sapere che c'è denaro per questi progetti.

Un tunnel chiamato "déjà vu"

Del nostro oggi, oltre al lungometraggio horror in rotazione continua sugli schermi della cronaca e della politica, colpisce l'evidente incapacità di chiunque operi in campi di matrice creativa, di dare vita a qualcosa di innovativo.
Non c'è niente da fare, viviamo nell’epoca del "copia e incolla" continuo, all'urlo di «se un disco, un film, un manifesto, o cos’altro, ha funzionato venti, trenta, quarant'anni fa, non potrà che avere successo anche oggi». Ragionamento povero, di per sé, con un'aggravante: ci si affida al "riciclo artistico" non per perpetuare lo spirito del progetto originale (e non ce ne sarebbe comunque bisogno, poiché un capolavoro è eterno per definizione), ma per capitalizzarne l'allora successo in chiave strettamente economica.
Così, in televisione, il "Grande Fratello" banalizza e oltraggia l’idea geniale dell'Orwell di "1984", spalmando l'idiozia di un manipolo di finti prigionieri di una "cella Ikea" zeppa di telecamere sull’intero palinsesto Mediaset.
Non bastano le ore di diretta, oltretutto trascorse dai nostri eroi a disquisire, con piglio ingegnieristico e sguardo concentrato, sulle tecniche più moderne di depilazione del pube, occorre sorbirsi anche decine di altri programmi farciti di servizi sui luoghi di nascita dei pseudo-carcerati, o con interviste in cui parenti ed amici ne magnificano le virtù umane, con credibilità pari a quella di Pelosi nella prima deposizione sul delitto Pasolini.
Al cinema, invece, per la precisione in 108 sale, arriverà domani la pellicola che la civiltà degli sms (purtroppo, tossica al punto da contagiare più di un giornalista) ha già ribattezzato "QPGA". In chiaro, si tratta di "Questo Piccolo Grande Amore", film ispirato - si legge nelle note di presentazione - al "concept album omonimo di Claudio Baglioni". Al di là del fatto che per il "trentatré giri" uscito nel 1972 sarebbe più appropriata la definizione di "opera rock" (altrimenti, che dire di "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd, di nemmeno un anno dopo?), che si debba attingere a un caposaldo della musica italiana per legittimare un film che, sulla carta, non pare distaccarsi molto dagli stucchevoli Muccino, Accorsi e Moccia, la dice lunga sulla povertà intellettuale di chi l'ha creato e sulla perfidia dei pubblicitari di oggi. La cosa più grave è forse che Baglioni guardi e acconsenta, ma se il denaro non ha odore, perché adirarsi?
Spostandosi alla musica, il nulla diviene poi lampante. La classifica italiana è dominata questa settimana, ed è la seconda consecutiva, da tal Bruce Springsteen, ragazzo di belle speranze che il prossimo 23 settembre compirà cinquant'anni tondi, di cui trenta abbondanti passati a raccontare delusioni e illusioni di un figlio del New Jersey. Ai Grammy Awards (l'equivalente degli Oscar, nel campo delle sette note) hanno trionfato i boccoli sempiterni di Robert Plant, che al mezzo secolo è già arrivato la scorsa estate, dopo aver salito tutti gli scalini di una dorata "Stairway To Heaven". La maggioranza di quelli venuti dopo, peraltro, non ha diritto di parola, poiché non fanno altro che sfruttare la degenerazione industriale del sottobosco musicale. Se un loro disco esce, non è perché presentino un potenziale artistico, ma per il semplice fatto che una ricerca di marketing testimoni un interesse nei loro confronti. La "gerontologia" del rock, per quanto gradita a chi scrive, significa che, comunque, nel lettore compact disc della nostra auto, o del salotto, non passa qualcosa di nuovo da decenni.
Limitandosi a questi esempi, senza scomodare libri e teatro (con saggi su vicende trite e ritrite e spettacoli che sempre più guardano a ieri), tirate le proverbiali somme, qual è il risultato?
Viviamo in un flash-back senza soluzione di continuità. Siamo persi nel mezzo di un tunnel chiamato "déjà vu". Uscirne non è questione da poco, perché presuppone la ferma volontà di sfuggire a leggi in grado di triturare coscienze e consapevolezze, tratte dai Vangeli della pubblicità e dell'insinuazione del bisogno fittizio. Il primo passo, comunque, è da compiere, ovvero chiedersi, con il massimo dell'onestà intellettuale possibile, se questo continuo voltarsi indietro sia solo comodità (anche nell'incassare), o paura per quello che si intravede più avanti.
Se è vera la seconda, il cammino sarà ancora lungo. Se vale, invece, la prima, potrà solo andar peggio di così.

E pensare...

che hanno avuto il coraggio di dargli un premio... e, se non deliro troppo, per il "miglior programma" come motivazione...
bleahhhhhhhhh

Faccio ammenda...

...sul fatto che gli anni dei vecchi rocker sono passati benissimo, mentre avrei potuto utilizzare meglio i miei a "ragioneria". Bruce Springsteen compirà quest'anno sessant'anni, mentre Robert Plant ne ha sessantuno. Pardon, ma capirete che il senso del mio discorso non si sposta di una virgola. Anzi, potremmo fare che ho scritto il pezzo dieci anni fa ed è ancora valido oggi. :-)

Sintesi

Christian, sintesi... ciao

Sono fiero...

che l'altra sera il GF ha fatto il botto con oltre otto milioni di ascoltatori!!!
Tanto da avere menzione sui media canonici. Inchiniamoci e, se possibile, vorrei essere rinchiuso in una riserva.

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