Fiat

fiat_500.jpgMolte volte, in questi anni, ho discusso con gli amici del "fenomeno Fiat", ribadendo ogni volta quanto fossi dubbioso sulla reale ripresa dell'unico produttore di auto rimasto in Italia.
In assenza di una reale ristrutturazione e di una forte alleanza internazionale, ma soprattutto vedendo poche auto Fiat in giro con vendite drogate dai chilometri zero dei concessionari, temevo che il gigante avesse i piedi d'argilla: più finanza che industria.
Ora, con la batosta della crisi, il conto è salatissimo e il Governo, come avviene nel resto d'Europa e in USA, non potrà non intervenire, vista la forza del ricatto sociale.
Mi auguro che gli interventi avvengano davvero per l'intero comparto auto, comprese le nostre aziende dell'indotto, quotidianamente ricattate dai gruppi automobilistici con margini di guadagno miseri.

Commenti

Siamo in bilico.

La Fiat ha abbracciato un moribondo per non sborsare denaro, adesso (consapevolmente non premiati dal mercato) si grida all'allarme per 60.000 posti a rischio. Si punta in USA perchè c'è un piano di rilancio del comparto. Ma in ogni caso le sensazioni sono le stesse: a chi gioverà? Probabilmente alla cospicua realtà finanzaria che ricopre il gruppo Fiat, un po' meno la realtà industriale che, però, interessa tutti i comparti dell'indotto. La sofferenza dell'indotto è al limite dello strozzo da cravattaro: il grosso comanda, spesso ti ha spinto a investire per aumentare la produzione, adesso (da un bel po') non ti paga o meglio, quando vuole. Il problema è che il leasing c'è e anche gli stipendi... Insomma è un sistema che, ribadisco, usa arida matematica e non punta sul benessere delle persone.
Spero che il Governo nazionale si impegni e sia illuminato nelle scelte destinate a cambiare il destino di tutto il comparto. Ora più che mai si devono premiare i sacrifici dei piccoli(issimi) imprenditori, che spesso sono le finanziare del grande di riferimento.

Aiutare le aziende, in primis la Fiat?

oppure aiutare le banche (non estranee alle radici della crisi)?
Quello che chiami il "ricatto sociale" porterà in questo paese alla prima soluzione, c'è da giurarci. C'est fatal.
Per quanto ripugni però, e l'hanno mirabilmente spiegato nel loro ultimo libro Alesina e Giavazzi (economisti peraltro di sinistra), la selezione darwiniana tra le aziende anticipa la morte dei cadaveri, ma risana il paese, mentre se viene meno il credito salta il sistema come nel 1929-30.
Purtroppo per questo nostro "Titanic", tra debito pubblico che restringe le opzioni più che altrove, una struttura di ammortizzatori sociali che fa cagare e la cultura della demonizzazione della mobilità, ci troviamo sempre a dover difendere i posti di lavoro anziché i lavoratori e i giovani senza lavoro.
Nella scelta tra l'impasto aziende-sindacati e i cittadini consumatori (che poi sono di nuovo i lavoratori...) sacrifichiamo e sacrificheremo sempre questi ultimi.
Intanto l'orchestra suona e le scialuppe sono insufficienti.

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