1979-2009

tgr.jpgTrent'anni fa partì il Tg3, che doveva essere - con la rete Tre - la testata regionale. Poi, invece, gli spazi regionali son rimasti nel quadro di una rete nazionale nella logica della vecchia spartizione partitica.
Ora si apre un nuovo spazio regionale al mattino fra le 7.30 e le 8: un rilancio dopo anni di attendismo. Resto scettico sull'orario prescelto, forse mezz'ora prima al Nord sarebbe stato meglio.
Tanti auguri ai miei colleghi Rai!

Commenti

Rispettano...

il termine del GR regionale, dando l'approfondimento in Tv. Anche in Piemonte è così.

Federalismo alla Romana

Alla mensa della Rai non manca mai una portata meno gradita di un Pinzimonio all’Olio di ricino, ma nella quale gli chef della terza rete non solo eccellono, ma perseverano da decenni. Si tratta del “Regionalismo alla Romana”, noto anche, all’esclusivo tavolo della dirigenza, come “Federalismo centralizzato”. Segreto che assicura la riuscita della pietanza, dai tentativi di imitazione pressoché inesistenti: imporre a chi è in cucina la sostituzione degli ingredienti più freschi con dei precotti, meglio se sull’orlo del raffermo.
Nei fatti, si prepara così: se una Regione ha un Servizio meteorologico con professionalità ed equipaggiamenti qualificati, le previsioni da mandare in onda dopo il Tg della sera sono comunque quelle realizzate a Roma, da personale che non ha visto, se non forse in una cartolina satellitare, i luoghi sui quali sta ragionando. In condizioni del genere, che la previsione risulti poco accurata, è il male minore. Analogo ragionamento vale per “Buongiorno Regione”, il nuovo spazio mattutino dedicato all’informazione regionale, partito in questi giorni.
Una mezz’ora dedicata a ciò che ti dovrebbe circondare, ma gli occhiali per guardarlo arrivano da centinaia di chilometri di distanza. Proprio così, il modello è codificato, a monte, dalla direzione della rete, dopo mesi di preparativi sotto il nome in codice Morning News, ed è lo stesso per tutta Italia. Se fossimo negli Stati Uniti -laddove “non ci piace com’è riuscita la città? Nessun problema, ne costruiamo un’altra grande il doppio trecento chilometri più ad est”- non farebbe una grinza e tutto viaggerebbe con un bel Maestrale in poppa. Però, la variabile che ingrippa il sistema è costituita dal fatto che, nel nostro Paese, le differenze tra regioni non esistano solo nelle statistiche, ma anche nei fatti.
Ecco quindi che la Ratatouille cucinata dal vertice aziendale assume un retrogusto tra il tex-mex e la cucina indiana, nonostante gli sforzi genuini della redazione regionale per personalizzare al meglio la ricetta (a partire dall’utilizzo, stavolta, della meteo sviluppata in loco). Non importa il trend demografico della popolazione (e quindi la sua preferenza, o meno, per i modelli televisivi maggiormente innovativi): il format prevede che il conduttore debba stare in piedi, da Aosta a Palermo. Suvvia, li abbiamo assunti giovani per il nuovo Tg del mattino, dobbiamo far vedere quanto sono in forma. Non importano le abitudini del luogo: “Buongiorno Regione” è una tale novità, che varrà pure un po’ di ritardo in ufficio, no? L’orario di messa in onda non si tocca, giammai! Non importa se i criteri dell’accordo tra Rai e Usigrai (il sindacato dei suoi giornalisti), per le assunzioni in vista della nuova striscia informativa, fossero più stretti di una camicia di forza, impedendo di fatto alla quasi totalità dei giornalisti disoccupati valdostani di accedervi. Alla fine, quattro toponimi francofoni in croce saranno già un problema insormontabile e se proprio ci scappa qualche errore “è il bello della diretta”…
La morfologia particolarmente impervia del territorio, con la necessità di numerosi ripetitori (dai costi di gestione tutt’altro che indifferenti) per “coprire” l’intera regione, ha di fatto impedito in Valle lo sviluppo di un’alternativa privata valida e concreta alla Tv di Stato. Così, per quell’incredibile principio secondo cui vittima e carnefice a volte finiscono a cena assieme, la principale debolezza del Tg regionale si è trasformata nel suo fer de lance, facendogli raggiungere percentuali di seguito che la terza rete si sogna nella gran parte delle altre realtà italiane. Un vero peccato, poiché la ricetta maldestramente preparata a Roma viene quindi interpretata come estremamente gradita. Rassegnamoci: verrà servita all’infinito, soprattutto in Valle d’Aosta, luogo dal quale dovrebbe invece iniziare ad apparire più indigesta di otto etti di cotechino divorati in un sol boccone.

Un punto solo

vorrei commentare: le assunzioni dei giornalisti. Con una ottantina di professionisti locali, togliendo i pensionati il numero resta imponente, davvero bisogna importare colleghi da fuori? Il francese è uno scherzetto o un dovere?

Il francese...

è un'esigenza. Vi è il bisogno del francese per tanti valdostani che devono sentire il francese per sentirsi a casa propria con la propria televisione.
E' fondamentale come le scritte bilingue sulla carta d'identità azzurra da sempre esibita come testimonianza a portata di mano di un particolarismo in una società globale.
Chi non ha fatto vedere la propria carta,almeno una volta, per illustrare il proprio particolarismo a conoscenti in vacanza o all'estero?
La presenza del francese, anche se a volte non lo usano o lo ignorano, è una precisa esigenza vitale dei valdostani.

Mi piace il sunto!

«Il francese è un'esigenza».
Anche per me è così (e lo ripeto allo sfinimento ai miei pupi), zoppico ancora un po', ma sono in sfida con me stesso.

Novità...

Ho visto solo stasera le novità scenografiche e non del Tgr, credo che più spazi vengono assegnati alle realtà regionali, più ci si conosca e più si cresca.
Non dimentichiamoci che le terza rete Rai nel tempo avrebbe dovuto essere regionalista e federalista... lo è solo a metà, mantenendo il megafono della sinistra non più cosi fortemente "Telekabul" ma sicuramente incrocio tra politica e realtà nazionali e regionali.

è incredibile

come gli adottati sentano maggiormente la particolarità valdostana che i nostrani... benvenuti e grazie di esserci

Ci sono

ottime professionalità locali che potrebbero dir la loro, tenendo conto di chi ha chiesto di andarsene o finisce ad Aosta non per vocazione ma per entrare in Rai da qualche parte.
Che poi, come a naja, sgobbi chi è più precario...

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