I simboli del Natale

presepe_minimal.jpgDomani, dalle 9 alle 10 su Top Italia Radio, mi occuperò di Natale e dei suoi simboli. La storia di questa data del 25 dicembre è impastata di precedenti culturali di cui il cristianesimo si è impadronito, basti pensare al vischio.
Quel che stupisce è che mentre altre religioni chiedono attenzione, i cristiani rinuncino in modi crescente al presepe, carico di evocazioni e significati. Esiste quasi l'idea che la modernità sia destinata ad imporre un suo superamento e ciò è segno di una crisi profonda.

Commenti

eppure basta poco

Bastano le tre figure principali a fare presepe, oppure come faceva mio padre, con un bel Bambin Gesù di cera regalatogli dalla Zia Suora. In uffico o in una seconda casa, si possono mettere le statue di San Giuseppe della Madonna e del Bambin Gesù, noi nella casa di Gressoney ne mettiamo tre scolpite in legno, sono bellissime. I miei bimbi, a casa però non hanno voluto rinunciare al presepio più completo ed improbabile, con pastori, galline, fornai, e qualche decina di ovini su di un letto di muschio rinsecchito: ho tentato di semplificarlo ma a loro piace così.

2008: fuga dalla Cristianità

L’interrogativo sul perché un numero crescente di cristiani stia abbandonando i suoi simboli è stimolante. Proprio stamattina mi è capitato di leggere su “Repubblica” alcune dichiarazioni di Joseph Ratzinger tali da lasciare perplessi e che, per la loro sostanza, fungono da meravigliosa prima risposta al copione di “2008: fuga dalla Cristianità”. Nel parlare alla Curia per gli auguri, Benedetto XVI, in estrema sintesi, ha detto: “Basta con gli ‘eventi cattolici come concerti’, in cui il Papa è ‘come una rockstar’. Attenzione al pensiero ‘gender’, pericoloso e autodistruttivo”. Certo, non si poteva pretendere che da colui che è stato, per anni, custode della Dottrina giungessero segnali per cui il prossimo “Rock in Rio” si sarebbe tenuto non più in Brasile, ma in Piazza San Pietro, seguito la settimana dopo da un coloratissimo happening organizzato da Luxuria. Però, il saper cogliere le mutazioni della società (specie tra i più giovani), “modellando” di conseguenza il proprio linguaggio (senza modificarne i contenuti), si è rivelata una grande virtù di Giovanni Paolo II, valsagli l’amore incondizionato delle masse esploso ad evidenza universale nei giorni della fine del suo viaggio terreno. Non sarà che in tanti si allontanano, sia perché disorientati da una tale incapacità di leggere l'oggi, sia perché intimoriti da cotanto arroccamento, oltretutto peggiorativo di un passato recente in cui un sentimento positivo si era acceso in molti credenti? In fondo, tante sono le domande in ognuno di noi, su aspetti etici e spirituali della vita. L’attualità te ne butta al cervello almeno un paio al giorno. Se chi dovrebbe aiutarti a trovare le risposte, in realtà, sembra più impegnato a far sì che il passato risponda alla sua visione della fede, allora non si può parlare di un gran contributo. E chi è lasciato solo, in qualsiasi frangente, proprio per la natura imperfetta dell’essere umano, può anche sbagliare.

Mi permetto

di far notare che sarebbe meglio scrivere: fuga dal cattolicesimo. Cristiano non vuol dire per forza essere cattolico. La posizione del magistero cattolico su molti argomenti ha portato ad avere degli allontanamenti dei suoi fedeli, ma non necessariamente dal cristianesimo. Lo stesso Arcivescovo Emerito di Milano, scrive nel suo libro "Colloqui notturni a Gerusalemme" Herder Editore, questo altissimo pensiero:
«Non si può rendere Dio cattolico. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo. Egli non si lascia dominare o addomesticare. Se esaltiamo Gesù e guardiamo i poveri, gli oppressi, i malati, andiamo verso di loro e li tocchiamo, Dio ci conduce fuori, nell'immensità. Ci insegna a pensare in modo aperto».

Il presepe

Capisco l'osservazione ed è giusta. Io mi riferivo al presepe che vale anche per altri cristiani e non solo per i cattolici.

Infatti

ti eri spiegato. Rispondevo al commento precedente.

Ed io...

...ho utilizzato "Cristiano" poiché il ragionamento partiva proprio dal Presepe, che non è appannaggio esclusivo, come ricorda Luciano, dei Cattolici (salvo arrivare in fondo allo scritto e non pensare che ero arrivato oltre). La precisazione di Roberto è corretta, anche se il dérapage di molti mi sembra verso un ateismo senza speranze, tale da configurare un fenomeno che va oltre il Cattolicesimo...

Bacchetta

Potrebbe sembrare che l'abbia presa in mano e l'abbia anche usata. Mi dispiace aver dato questa impressione. Ho compreso il messaggio di Christian e, con le parole di un prelato cattolico (che non è il primo che le ha dette), almeno queste decisamente lontane dal magistero, pensavo di rispondere. E' sicuramente vero che il popolo non è a contatto con la sua guida spirituale. Spesso non capiscono il perchè di dettami o di scelte di politica sociale e, con profonda incoerenza o sopravvivenza, fanno poi quello che pare più giusto o comodo. Mezzo secolo fa era sicuramente più facile chiedere obbedienza, ora è molto più difficile. Lo stesso ragionamento di Christian fa di lui un pessimo cliente o un buon cliente: vuole delle spiegazioni. Non svolazzi, ma spiegazioni. Comunque basta guardarsi intorno e cercare: l'orizzonte è così ampio.

Figuriamoci...

Quale bacchetta, Roberto? Siamo qui per parlare e se ci perdiamo in timori reverenziali, meglio sarebbe tener spento il computer. Oltretutto, molte volte io inizio a scrivere senza sapere dove finirò (ma è di un bello...), quindi se qualcuno ritiene io abbia deragliato fa solo bene a dirlo (scriverlo). Più che risposte (per quelle, mi rendo conto che molte volte guardarsi dentro, o attorno, è più che sufficiente), mi piacerebbe capire perché l'attenzione del Pontefice, con tutto quello su cui la Chiesa potrebbe e dovrebbe intervenire (nuove povertà, confiltti che spuntano come funghi, crisi economica dai risvolti tutt'altro che indifferenti per un numero crescente di famiglie), sia costantemente rivolta a temi che, sul piano spirituale, hanno sicuramente una portata, ma non ce l'hanno (almeno, io non la vedo) dal punto di vista dell'assistenza ai credenti. Detto con tutto il rispetto, la sensazione è quasi che Ratzinger sia molto più preoccupato da ciò che gli toglie il sonno (vedi il pensiero "gender" e la mitizzazione della figura del Santo Padre), che non da un presente a tinte fosche. Ora, secondo te, quale tra queste due problematiche è maggiormente responsabile di un lento, quanto visibile, svuotamento delle Parrocchie?

Io invece credo che la Chiesa

Io invece credo che la Chiesa cattolica ha perso credenti proprio perchè ha perso coerenza anche formale rispetto ad una liturgia un tempo elegante e corale... che Papa Benedetto XVI vuole ripristinare. A me piace il suo rigore anche formale che è una forma di onestà intellettuale... che senso ha cambiare i dogmi perchè la gente adesso crede ad altro? A me piace un cattolicesimo senza sciatteria e senza un protagonismo del Pontefice, preferisco cerimonie ove viene esaltato l'aspetto corale, e con messe belle da vedere e da sentire, ed avrebbe anche senso ripristinare il latino per le messe internazionali e senza omelia.
Io sono un buddista, però.

A me...

piace la figura ieratica di Benedetto XVI, ma rimpiango molto il carisma di Giovanni Paolo II, questo diffondere la parola di Dio con il sorriso e "toccando" ogni angolo della Terra, ha fatto avvicinare molte persone alla Chiesa, su tutti i giovani (vedasi le "Giornate mondiali della Gioventù").
La Chiesa vive di queste alternanze, basta guardare i precedenti: da Pio XII a Papa Giovanni, da Paolo VI fino a Ratzinger.

beh...

a questo punto, cattolici fatevi sentire. Le esigenze dei fedeli sono sacrosante.
Io non sono cattolico ma se dovessi subire un incontro di preghiera (che per definizione è richiesta, acclamazione) non sarei d'accordo. L'incontro comunitario deve essere una guida per i fedeli, una spiegazione. Solo così ci si sente partecipi di qualcosa.
Io credo nel messaggio di Cristo, ma ritengo Dio libero dai vincoli culturali definiti dagli uomini. Insomma non appartengo ad una religione canonica ma faccio parte di un movimento che propone il dialogo e la collaborazione tra le varie religioni. Quindi apprezzo e rispetto i vari maestri nel mondo, conosciuti e meno conosciuti, che hanno illuminato ulteriormente questo messaggio. In fondo abitiamo tutti nel condominio spiritualità, quindi dovremmo avere tutti lo stesso fine, senza cercare di primeggiare e ritenerci unici depositari della verità.
Il Natale è un momento di rallentamento... di tutto, assaporiamo questo slow time e magari facciamone tesoro per i giorni a venire. Ognuno come riesce.
Auguri a tutti!

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