Te!

sms_in_progress.jpgConstato la progressiva decadenza del corretto uso del soggetto "tu" con il "te".
Non si tratta del tollerato e adolescenziale "io e te", ma di un'epidemia verbale ormai sconfinata negli sms.
Non è questione di essere puristi, essendo la lingua in continua evoluzione, ma è giusto segnalare un sorta di tic, nato chissà come, e presto diffuso - come una sorta d'incendio - nell'uso comune.
Difendiamo il tu!

Commenti

tu

e facciamolo a tu per tu:-)

Come fai?

...ad essere così puntuale sulle cose?
Ho sentito giusto l'altro ieri un errore plateale di "te" al posto di "tu" in tv. Sai che io usavo sovente il "te" ma per continue correzioni di mia moglie (che è una bacchettona su lingua e galateo) ho imparato ad usare il corretto "tu". L'errore più sentito è: "...pensa te!" al posto del "...pensa tu!"
Poi si sentono tanti "a te ti" oltre ai classici "a me mi". Io non sono una cima di grammatica ma sento tanti errori in tv da blasonati presentatori e conduttori... per fortuna i giornalisti sono più corretti.
In ogni caso devo dire che mi piacerebbe parlare e scrivere sempre meglio e sicuramente devo fare ancora tanta strada ma il "te" l'ho praticamente sconfitto.
Buone Feste.

Mi sono accorto...

dell'anomala diffusione, che sta calzando il "cioè" di oggi, che è "come dire".

La lingua

Il continuo variare della lingua ha comunque bisogno di regole e "paletti", se vuoi "mobili", ma se non stiamo attenti, mai come in questo periodo di globalizzazione e accettazione, rischiamo di accettare per normali quelli che erano considerati gravi errori.
In internet o negli sms le inesattezze dicono che siano più tollerate, o no?

spiegatemi...

la regola, "pensaci te" o "pensaci tu".
Il secondo mi stona.

Credo...

che tu dica «ci penso io» e non «ci penso me». "Tu" è soggetto, "te" è complemento oggetto: analisi logica.

nel suo caso

non ci sono dubbi ma nel mio avviene una traduzione dal dialetto. Credo che il problema del "cioè" derivi dal fatto d'eliminare una consonante scomoda come la "r"

non sono...

d'accordo con le abbreviazioni che le nuove tecnologie hanno portato, principalmente per un esigenza di velocità. Per i nostri ragazzi aumenteranno i problemi nella scrittura e potrebbe succedere come in Francia dove si sta tentando di modificare i vocabolari eliminando suoni credendo di rendere il tutto più facile.

"L'Italiana"

Il Virus impazza peggio di un’epidemia influenzale, ma non ha niente di asiatico-oceanico, è rigorosamente italiano. Ieri un congiuntivo che da Fantozziano diventa d’uso comune, oggi un neologismo più traballante d’una palafitta all’arrivo di uno Tsunami e, a forza di far rigirare Dante nel suo sepolcro, una significativa area in quel di Ravenna si ritrova ormai arata più e meglio d’un campo di patate in primavera. Alcuni guardano ai moderni mezzi di comunicazione (sms, e-mail, web, ecc…) come ai responsabili di questo imbarbarimento nell’uso della lingua. Sarà, ma assieme alle apparecchiature che ce li hanno portati non vi era una versione “redux” della grammatica italiana, solo un manuale d’uso. Se poi vogliamo dirci che i più giovani, ricevuto un “messaggino” (e pure il ricorso di massa ai diminutivi-vezzeggiativi dovrebbe fare il suo glorioso ingresso nel Codice Penale) contenente un’improbabile abbreviazione o un segno per sostituire una parola, non riescano a trattenersi nell’utilizzarlo a loro volta, è un altro paio di maniche, ma da lì a farne una colpa al Signor T9, o a Madama Nokia, ne passa. Il punto è che il Virus è ormai ampiamente esondato dall’alveo della comunicatività tecnologica da tasca e colpisce allegramente anche in ambiti che, se non ne erano scevri, almeno rappresentavano una “zona franca” delle storpiature e degli obbrobri. Signorsì, “l’italiana” si è infilata anche nel letto dei giornalisti. Ultimo esempio: durante la rassegna stampa di Sky Tg24 dell’altra mattina, in uno degli articoli segnalati agli spettatori svettava un fulgido: “…Berlusconi pensa che è una buona notizia…”. “Bingo!” avrebbe esclamato Tom Cruise-Maverick in “Top Gun”. Due centri, anzi tre, con un missile solo: il primo dell’autore del pezzo (e di chi gliel’ha “passato” in pagina, che sarebbe lì proprio per evitare di questi scempi); il secondo dei colleghi che, nonostante l’acrobazia, hanno pensato di evidenziare la frase e includerla comunque tra le notizie degne di menzione. Per molto meno, al “Manzetti”, istituto superiore in cui buona parte della mia generazione capii che non sarebbe mai finita a fare il ragioniere, professori come Maurizio Bal e Mauro Favre (e, si badi bene, il secondo non insegnava nemmeno italiano), spendevano una correzione e una battuta sagace. La prima non te la ricordavi sempre, la seconda, però, sì. E ti evitava di ricaderci, favorendo inoltre la nascita nell'organismo dei primi anticorpi verso crimini letterari a venire, quali "Amore 14". Ricordo con particolare gusto, un accigliato Bal fulmineo nel chiedere a un compagno, intento a magnificare le virtù di un “disco metal”, se l’avesse comprato in ferramenta. Anni d'oro, quando a scuola non ci si preoccupava dei Ministri, ma della musica ascoltata dagli alunni nelle ore lontane dalla classe.

Se uno è convinto...

Dicono gli studiosi che con i verbi di opinione e credenza si può usare anche l'indicativo: per la serie "se uno è davvero convinto"...
Perciò, per uno che sia così certo della propria visione della realtà è corretto scrivere "Berlusconi pensa che è una buona notizia". Suona falso, ma lo confermano i prof.

Congiuntivo

Non voglio (e mi scuso sin d'ora - con Angelo, anzitutto, e con Luciano, poi - per non aver resistito alla tentazione di replicare) che questa discussione prenda la perniciosa piega di un guazzabuglio tra amanti delle condizioni e delle interiezioni. Però, se delle regole (r)esistono, esse sono tali per cui "...Berlusconi pensa che è una buona notizia..." non dovrebbe trovare diritto d'asilo sulle colonne di un quotidiano. Sotto i tre trattini trovate infatti quanto, nella nostra grammatica, "norma" l'oggetto del contendere. Può darsi che l'uso dell'indicativo aumenti la sicurezza nell'enunciato, ma stiamo comunque parlando di lingua scritta (e, per di più, veicolata ad un numero elevato di "consumatori") e quindi l'uso di un più ragionevole "sia" avrebbe dovuto rimanere la "Stella polare" di chi ha scritto quella frase.

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L'uso dei verbi che denotano insicurezza e dubbio come pensare, avere l'impressione, credere, sembrare e simili prevede il congiuntivo nella secondaria:

* Penso che tutti siano là.

In questi casi, l'uso del congiuntivo è sistematico solo nell'italiano di registro più elevato. L'uso dell'indicativo

* penso che tutti sono là

denota una sintassi meno sorvegliata ed è quindi sconsigliabile in diversi contesti (ad esempio nella lingua scritta), anche se il suo uso può essere giustificato da un maggior grado di sicurezza nell'enunciato.

Ragazzi...

fintanto che un Giurato può continuare a fare il giornalista o l'inviato speciale, tutto è concesso a questo mondo...!!!
Buone feste!!!!

Luca Giurato...

è stato assunto come termine di paragone per il resto dell'umanità.

E poi...

qualcuno si chiede come mai gli extraterrestri non vengono sul nostro pianeta...

Giurato...

è la negazione del giornalismo televisivo.

Te...

Luca Giurato, è il "giornalista", che fa errori di sintassi anche quando pensa...

Ah!?

Pensa?

Pensasse

di meno ogni tanto...

Continuando...

con i miei deliri...
Non vi è mai passato per la testa che Luca Giurato abbia una patologia sul linguaggio?

In effetti...

è imbarazzante e purtroppo non fa apposta.
E' la negazione del giornalismo tv eppure continua a farlo.
Incredibile.

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