Semper Tangentopoli

Il monumento a Bettino Craxi ad AullaColpisce - senza fare di ogni erba un fascio - la circostanza che la pratica della mazzetta resti una costante bipartisan della politica italiana. E' una logica di malaffare che inquina profondamente e di tanto in tanto riappare in superficie, come sta avvenendo ora.
L'onestà personale è una precondizione per nulla banale anche se talvolta chi lo dice sembra essere un fesso contrapposto ai furbi. Ricordo, all'inizio di "Mani pulite", un ringhiante Craxi, in un'aula della Camera zitta e attenta, che sfidava i parlamentari con una frase tipo: «Si alzi in piedi chi può dire di non aver fatto parte di un sistema di finanziamenti».
Allora non osai alzarmi, oggi lo farei.

Commenti

Certo che...

a sentire le notizie di oggi siamo (in senso lato) un bel popolo di ladroni!
Tutto dove c'è una minima possibilità di ricavare qualcosa c'è corruzione. Il grave è che una volta che il ladrone ha un nome ed un cognome, alla prima occasione di candidarsi in qualcosa gode nuovamente della fiducia della popolazione.
Ieri sera a "Striscia", c'era un servizio su una onlus che ha raccolto parecchi soldi per costruire strutture per i bimbi meno fortunati delle favelas brasiliane. In poche parole il testimonial, persona nota dello spettacolo, s'è intascato i soldi e se ne strafotte di tutto. Spero che il tutto sia o una bufala (ma non credo) o che almeno adesso si risolva in bene.
Ma le pene per certi reati, sono adeguate ed applicate o, come capita da noi, sono solo belle parole scritte su testi di giurisprudenza? Fin quando non ci saranno pene severe ed applicate in maniera veloce ed irrevocabile il mondo sarà sempre pieno di furbastri.

The eternal solution

Purtroppo, l’Italia ha nel DNA la “soluzione ad ogni costo”, invocata da alcuni ostinati addirittura per pagine della storia del Paese che devono, invece, restare manifesto di quanto hanno rappresentato, come la Resistenza o il terrorismo. Indesiderata e fastidiosa aggravante, l’agognata “quadra” passa di norma attraverso il cammino più corto. In italiano moderno: quello che scagiona i colpevoli. “Modus operandi” classico di queste circostanze: sventolare sul muso delle masse una correità diffusa, che dovrebbe indurre in chiunque un cauto silenzio. Nel caso delle “dita collose”, l’episodio rievocato da Luciano è emblematico: secondo l’ospite fisso dell’Hôtel Raphaël “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Eticamente, quasi peggio di un genocidio. Praticamente, una comoda e rassicurante foglia di fico che, negli anni, ha coperto cose in confronto alle quali Siffredi diventa l’“entry-level”. I fatti di questi giorni dimostrano che la canzone nel juke-box, in troppi casi, non cambia. Non servono riforme, anch’esse frequente paravento di una politica più indaffarata a far di conto, che a rendere conto. Basta molta franchezza. Senza partire dal presupposto che le responsabilità individuali non sono un concetto astratto - e che per una mazzetta non esiste depenalizzazione, se a passarla sono numerose mani, magari appartenenti a uomini dalla fede politica diversa - resteremo sempre “’O paese d’o sole”. Bello caldo. Come quello che non mancava mai nel cielo di Hammamet.

Vero...

ma anche un solo condannato tutti gli altri assolti non va bene.
Appendere una persona per le colpe di tutti ne fa un martire e non va bene. Le soluzioni politiche servono ma per dare nuova linfa a un sistema malato. Ma, quando hai fatto parte di quel sistema, devi avere tanto senso di responsabilità, dimostrandolo anche nel farsi da parte.
Altrimenti il sistema, se apparentemente guarisce, profumerà di sospetto. Gli italiani, che forse fanno finta di nulla, annusano per poi alzarsi tutti insieme per «Dagli al grassatore!»

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2019 Luciano Caveri