La Cogne

cas_interno_01.jpgOra la crisi ha un nome "Cogne" e un cognome "Marzorati". L'annuncio, arrivato solo ora, era prevedibile: bastava leggere dei problemi del settore siderurgico.
La cassa integrazione, la mobilità, il mancato rinnovo di contratti a tempo determinato, un rinculo sulle aziende dell'indotto: sono questi gli elementi cardine del periodo difficile per l'azienda leader in Valle, che si trova ad affrontare il periodo più nero dopo la privatizzazione e dalle dichiarazioni di queste ore mostra serenità.
A giorni l'azienda, immagino su consiglio dei suoi esperti in comunicazione per dimostrare fiducia, organizzerà una festa natalizia per i bimbi in piazza ad Aosta con giochi e zucchero filato.
E' un modo, immagino, per esorcizzare i tempi grami, altrimenti sarebbe di cattivo gusto.

Commenti

Questa mattina...

viaggiando verso Torino ascoltavo il gazzettino radio del Piemonte.
La lunghissima cassa integrazione della Fiat, calcolano i sindacati, porta un rapporto di cassa nell'indotto di 1 a 4 per un totale di 200.000 persone a casa fino al 12 gennaio. Si invocano ammortizzatori sociali anche per i precari e sostegno allo stipendio per i cassa integrati a lungo termine.
Non si può più nascondere che i mercati rallentano, questo viene testimoniato dalla diminuzione dell'inflazione, ed è difficile chiedere di non diminuire il proprio tenore di vita.
Va bene che l'azienda simbolo VdA dia fiducia, anche perché ciascuno di noi, per responsabilità sociale, deve averne.

La crisi

Penso, al di là del possibile retrogusto dell’iniziativa che verrà proposta dalla “Cogne”, che il punto sia un altro e stia a monte dell’annuncio di Marzorati. I nostri vecchi sostenevano: “Il denaro non guadagnato porta all’inferno”. Certo, il tempo trascorso impone i dovuti aggiustamenti, ma la “global recession” che stinge sulla coda della prima decade del 2000, come un cencio nero nella lavatrice dell’intimo, è soprattutto frutto dell’aver perso di vista quel principio. Tutti siamo capaci a fare le bolle di sapone, ma affinché vengano molto grandi, bisogna essere davvero bravi. Occorre infatti capire quando iniziare a soffiare più piano, o smettere del tutto, pena un’inevitabile quanto fragorosa esplosione. Ci eravamo convinti che i guru dell’economia contemporanea avessero buoni polmoni e cervello fino. In realtà, a troppi di loro appartenevano solo i primi. Un sistema costruito non (esclusivamente) sulla produttività, ma – per far prima - sulla vendita e l’acquisto di denaro otto volte su dieci inesistente, avrebbe fatto “puff” al primo anelito di brezza primaverile, figurarsi assalito dalla Bora AmericAsiatica di questi mesi. Come uscirne? Sarebbe presuntuoso ammannire una ricetta assoluta. Però, due passi sono, con molta sincerità, imprescindibili. Il primo è mettere nero su bianco che questa situazione ha dei responsabili. Per primi, i Governatori succedutisi nel tempo alla guida delle Banche centrali, dopodiché tutti coloro che, in posizioni chiave del sistema creditizio, han pensato, ammaliandoci, che le bolle di sapone fossero un gioco più innocuo della roulette russa di De Niro e soci ne “Il Cacciatore”. Un’assoluzione di gruppo, dettata dalla proprietà “tutti han fatto male, quindi nessuno ha fatto male”, sarebbe una sventura nella sventura. Persi i soldi, preoccupiamoci di salvare almeno la dignità. Dopodiché, con quella - e da quella - si potrà ripartire. Lavorando. La povertà non è mai indegna. La ricchezza, di per sé, nemmeno. Sui modi di accumularla, però, possiamo discutere.

Il tema

è di vecchia data: chi controlla i controllori? Statalismo invadente e liberismo selvaggio finiscono per essere le due facce della stessa medaglia. La cassintegrazione, istituzione benedetta, vuol dire spostare sul contribuente i problemi, mentre i profitti...

Solidarietà...

alle persone che verranno messe in cassa integrazione.

Infatti

Vedremo i risvolti sui prossimi aumenti Inps che saranno inevitabili. Comunque questa situazione ha spesso il risvolto indegno del "possiamo approfittarcene". Anche le forze sindacali radicate nelle fabbriche, hanno il sentore, in alcuni casi, che ci sia una volontà aziendale di rallentare la produzione rendendo noti magheggi di giustificazione. Dove sia la verità è dato a pochi saperlo, la cosa certa è che non sappiamo cosa ci aspetta e soprattutto cosa fare per il futuro. Io stesso, che voglio essere ottimista, ho un po' di timore a pensare a innovazioni: bella la nuova attrezzatura, funzionale, ma se poi non la uso? Le banche dicono che non danno finanziamenti perchè non vengono chiesti. Per avere un finanziamento aziendale alle volte non basta neanche la garanzia della proprietà tuo luogo di lavoro . Molte cose dovranno essere riconsiderate per farci ripartire. Ma sono ottimista e ci spero.

LAVORATORE COGNE

Io sono uno di quelli che purtroppo andrà in cassa integrazione, deluso, affranto, cosa posso dire. Stipendio di operaio è di 1000 Euro, -20% che sarà tolto dalla cassa integrazione, sono 800 Euro. 500 Euro al mese di affitto. Ne rimangono 300, Fate un pò voi. Io mi sento abbandonato da questa regione che ho servito, dove pago le tasse, dove ho fatto volontariato, dove mi sono sempre comportato bene, Ma tutti lo sanno questa è la fine delle persone oneste al discapito di chi invece vive in maniera disonesta ecc... Dispiace questo. Raccontatelo a chi ha figli e moglie. Poi ne riparliamo...

Capisco

ed è la fotografia reale e cruda di chi soffre per quel complesso insieme di speculazioni e irregolarità che hanno portato all'attuale crisi.

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