blog di luciano

Legislativo, Esecutivo e Giudiziario?

E’ una bella idea, in parte già esistente nella scuola, quella di chi sostiene che andrebbe studiata di più la Costituzione, almeno quando i ragazzi alle Superiori hanno una certa età. In Valle varrebbe la pena di abbinare alla Carta fondamentale la nostra Costituzione regionale, vale a dire lo Statuto d’Autonomia (che si chiama Statuto, come la Costituzione albertina, proprio per evitare una sovrapposizione con la Costituzione vera e propria).
Su come rendere la materia poco nozionistica e molto coinvolgente ho le mie idee, perché le norme di legge – specie quelle fondanti – hanno un fascino espressivo che prescinde dal rischio dell’aridità dello scritto. Temo, però, che non sia affatto facile farlo e il rischio di fare danni più che ottenere risultati è connaturato alla capacità di rendere questa materia viva.
Esiste poi – e andrebbe spiegata con calma – un diritto costituzionale costruito in secoli di teorizzazioni che poi hanno fatto i conti con la realtà politica e istituzionale, che spesso stravolge e adatta i principi.
Pensiamo alla tripartizione classica fra poteri: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Detto così sarebbe tutto facile non fosse che l’ordinamento non funziona affatto a compartimenti stagni e la separazione o divisione dei poteri è fatta di accavallamenti e sostituzioni, che rendono complesso trasferire una modellistica a quanto avviene in concreto.
Ci pensavo leggendo quanto scritto da Lucia Annunziata, che dirige L’Huff Post: “La prima fase di quella che è stata, forse troppo frettolosamente, battezzata "Terza Repubblica", è finita. La Giustizia, terreno di scontro che ha condizionato i venti anni della Seconda Repubblica, si è ripresentata sulla scena, come il fantasma di Don Giovanni, e come Don Giovanni ha cambiato il corso degli eventi.
Il voto dei Cinque Stelle per sottrarre Matteo Salvini al giudizio di un tribunale - voto confermato dalla Giunta del Senato - e gli arresti dei genitori di Matteo Renzi, sono, è vero, due vicende non correlate e molto diverse (avvenute nello stesso giorno e alla stessa ora - per un caso, per malizia, o per destino che sia), ma si uniscono alla fine in un unico tratto: una identica fede nella superiorità della politica, o, forse sarebbe meglio dire, una assoluta fede nella intangibilità della politica. Con Di Maio e Salvini in difesa della supremazia del governo, e con Renzi convinto che l'arresto dei suoi genitori sia un attacco politico alla sua persona.
Sono certa che sia il Governo che l'ex premier respingano anche solo l'idea che i due casi abbiano un filo che li lega. Ma è difficile non vedere il nesso: le due posizioni hanno in comune l'opinione che la politica dovrebbe essere lasciata in pace a fare il proprio corso, incluso dalla giustizia. Il risultato finale è una inedita armonia fra parti, percorsi e convinzioni diverse, mai prima verificatasi nel pur complesso percorso della vita pubblica Italiana. Giulio Andreotti si presentò dopotutto a Palermo, riconoscendo il valore di un'aula di tribunale . E persino nei momenti più alti dello scontro intorno a Silvio Berlusconi solo i pasdaran del presidente osarono dire che bisognava difendersi dal processo e non nel processo”.
Il tema – attenzione! – non è così scevro da riferimenti valdostani, visto come negli anni vicende varie – io ho memoria soprattutto dall’inizio degli anni Ottanta con “L’affaire Casinò” – l’incidenza di vicende giudiziarie, spesso giudicate in analogia ad una certa posizione più o meno garantista, ha influenzato e sta influenzando ora come non mai il confronto politico. Lo dimostra l’inchiesta sull’’ndrangheta e una più locale sugli appalti, che rischiano di scompaginare molto e altre storie vengono raccontate nei corridoi, altrettanto incidenti sulla politica e i suoi destini.
Ma torniamo al commento di Annunziata: “Come e perché la domanda di Giustizia che ha alimentato e forgiato l'inizio della Terza Repubblica, come del resto la Seconda, si sia così malamente arenata, è tutto da comprendere.
Le conseguenze che produce sono però molto chiare già ora.
La battaglia contro l'immunità, ogni forma di impunità, è stata il perno intorno a cui il Movimento 5 Stelle ha costruito la sua dirompente affermazione. Per cui è facile prevedere che sarà il soggetto che pagherà maggiore prezzo da questo cambiamento di percorso.
Una scissione è una seria possibilità . Ma il salvataggio del governo nelle modalità con cui è avvenuto, porta a trasformazioni più serie fin da ora. Detto brutalmente: i pentastellati non hanno salvato il leghista, hanno affermato con il loro voto la scelta di rimanere al Governo senza se e senza ma. Convinti del proprio ruolo, o solo opportunisti, non è il punto. Il punto è che una volta esercitato l'opzione che governare è la priorità, perdono ogni potere di trattativa. Non ci sono limiti alle cose che potranno accettare da Salvini. Va bene, una qualche "prova di gratitudine" la incasseranno ora - la Tav, forse? Boh – ma nel lungo periodo si sono consegnati mani e piedi a una sola piattaforma e a un alleato-padrone.
Insomma, il Salvini che vince sui pentastellati allontana un'eventuale crisi di governo perché il leader leghista non ne ha più bisogno. Al contrario, gli fa comodo: un pezzo di pentastellati addomesticati in un partitino avrà bisogno di concessioni minori, e torneranno utili nell'assicurare alla Lega il consenso di una parte di elettorato, rendendolo più libero da alleanze a destra, soprattutto con Silvio Berlusconi.
Grazie a una sorta di eterogenesi dei fini, dunque, il Governo oggi è non solo salvo, ma più stabile: un addomesticamento dei Cinque Stelle a favore dei leghisti è una soluzione gradita a quelle che si chiamano "elite" “.
Ma esiste l’altra vicenda che – non credo nel caso – è esplosa mentre si votava sulla piattaforma Rousseau e che così viene commentata: “Il caso aperto dall'arresto dei genitori di Renzi ha un forte impatto anche nel Pd. Nella settimana prima delle votazioni delle primarie, la vicenda è destinata a far salire la pressione interna e a rimettere in giro veleno. Veleno spicciolo, come le voci che attribuiscono a una manovra "interna" al Pd scenari complottisti: "alla fine è una soluzione perfetta per fare fuori un personaggio scomodo" si ascolta. E basterebbe questa quota di veleno, sia pur spicciolo, a dare l'idea dell'impatto di questa storia. Ma c'è di più, perché la rabbia dei renziani, la rivolta del leader alla decisione dei magistrati, rimette in moto una situazione da tempo stagnante: quello che viene visto come un attacco "a orologeria" può mettere in crisi definitiva Renzi o può galvanizzare gli elettori renziani, i suoi supporter. I quali, come è possibile vedere dall'entusiasmo con cui seguono il tour di presentazione del suo libro, hanno ripreso voce ed entusiasmo.
Per altra eterogenesi dei fini, l'arresto dei genitori di Renzi potrebbe dunque essere l'avvio, la scintilla, per far partire il lancio del nuovo partito su cui l'ex segretario rimugina da tempo. Si tratterebbe di una ennesima scissione, ma anche di un ulteriore chiarimento a sinistra.
Siamo insomma già immersi in un panorama che non somiglia più, nella forma e nella sostanza, a quello che era, solo in giugno: la più potente delle forze in campo, il M5s, è in rapida decomposizione, il contratto di governo stracciato (a proposito: che fine farà la legge anticorrotti?), l'area di sinistra divisa in parti sempre più piccole.
Certo la Terza Repubblica non finisce qui. Ma il primo tempo è concluso”.
Situazione strana e complessa, così come strana e complessa è la situazione politica valdostana, pur con scenari e dinamiche proprie. Chi già oggi, all’orizzonte di possibile elezioni regionali, disegna con certezza il futuro ha un gran coraggio e forse una sovrastima delle sue capacità previsionali.

L'equilibrio fra ideali e concretezza

Il senatore Michele Giarrusso che fa il gesto delle manetteLe evoluzioni della Politica, per chi si considera "attore" e "spettatore" secondo i momenti sinora vissuti, non finiranno mai di stupirmi. Se penso ai partiti al governo a Roma, cioè Lega e "Cinque Stelle", non posso non osservare come siano radicalmente cambiati nel volgere persino di mesi più che di anni. La Lega da partito regionalista e federalista del Nord è diventato, sullo scenario nazionale, "sovranista". Mentre i "pentastellati" si sono normalizzati in "quattro e quattro otto", come dimostrato - ultimo atto - dal voto grottesco sulla "piattaforma Rousseau" su di un atto parlamentare come l'autorizzazione a procedere di Matteo Salvini e si tratta solo dell'ultima giravolta. Tutto questo mentre una parte di centrodestra è ancora legato all'anziano ma combattivo Silvio Berlusconi, vintage come non mai, ed il centrosinistra - leggi Partito Democratico - è lacerato da battaglie interne per la leadership con la batosta degli arresti domiciliari - sospetti per tempi e motivazioni - dei genitori di Matteo Renzi con cui mai sono stato tenero per quella schifezza di riforma costituzionale che aveva fatto votare dal Parlamento e che venne giustamente bocciata dal corpo elettorale.
Lo stesso vale - nel piccolo - per le vicende valdostane, sempre sul filo del rasoio di maggioranze risicate, con partiti e movimenti in continua agitazione come elettroni impazziti alla ricerca di aggregazioni e disaggregazioni, che fanno lievitare il numero degli astensionisti. Con fenomeni assai interessanti di convivenza di anime diverse all'interno di forze politiche che creano più che pluralismo salutare forme di ulteriore incomprensione da parte dei cittadini che stentano a capire cosa avviene. In generale il ricambio dei leader non avviene e soprattutto esiste, pendente come non mai, la "spada di Damocle" di inchieste giudiziarie di cui sui mormora e talvolta la lama si abbatte e resta il dubbio che altri fendenti arriveranno ad ammorbare un'aria già pesante da sola.
In questa sorta di nebbia fitta ci si muove con difficoltà ed io stesso - che pure dovrei conoscere il panorama almeno per merito di anzianità, se non per altro - stento a capire cosa di debba fare e mi riferisco alla famosa e stremata area autonomista. Data per scontata la vecchia storia che già la sua esatta perimetrazione è una bella incognita, resta il fatto che - come capita con una moneta svalutata - il suo valore aggiunto d'un tempo, che aveva trasformato per il suo appeal tutti in "autonomisti", con rare eccezioni, non è più tale e resta da capire cosa fare. Visto che, per essere sinceri, credo che - raggiunto il fondo del pozzo - una sua attrattività la mantiene e ne avverto ancora le necessità e dunque non bisogna disperare su di una sua rinascita da molte ceneri e qualche sopravvivenza.
Avvero due aspetti, che per molti finiscono per essere poste quasi in alternativa. La prima è un afflato ideale, che si nutre della storia dell'Autonomismo e dei suoi padri nobili. Si tratta spesso di risalire alle radici, di ritrovare la sorgente da cui tutto è partito. Non fosse che esiste il rischio di una visione museale, direi da seduta spiritica, che tende a presentare elementi importanti che però rischiano di fare muffa. Mi sento assolutamente in linea con il pensiero del celebre e pure bizzarro Generale americano Douglas MacArthur: «Non si diventa vecchi per avere vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi per aver abbandonato i propri ideali. Gli anni rende la pelle rugosa; rinunciare ai propri ideali rende rugosa l'anima».
Dall'altra, in modo rampante (e non mi riferisco al leone) c'è chi boccia questi approcci, considerati ideologismi, in favore della concretezza più assoluta. Per me è condivisibile affrontare, qui ed oggi, le questioni nodali senza troppo arrampicarsi sulle teorie e sapendo vivere il presente e non il passato.
Scriveva Platone: «In politica presumiamo che tutti coloro i quali sanno conquistarsi i voti, sappiano anche amministrare uno Stato o una città. Quando siamo ammalati chiamiamo un medico provetto, che dia garanzia di una preparazione specifica e di competenza tecnica. Non ci fidiamo del medico più bello o più eloquente».
Sembra scontato, ma guardando certa ignoranza e certo dilettantismo in politica (ad esempio nei compiti legislativi e nell'amministrazione per chi è in ruoli esecutivi) si resta con la bocca aperta.
Trovo che le due posizioni - le basi ideali e culturali su cui costruire la soluzione concreta dei problemi - siano da conciliare, trovando il giusto equilibrio.
Sarà banale ma indispensabile.

"Élite": parola su cui riflettere

'Élite' in un muralesMamma mia che strana situazione in cui siamo sprofondati! Viviamo in un mondo talmente fuggente che persino l'uso delle parole rischia talvolta di diventare distorcente per una loro modificazione sostanziale che si afferma nel tempo, ma si sa che nella semantica - che studia il significato delle parole - ci sono dei salti bruschi frutto di una evoluzione di cui ci si può lamentare ma bisogna limitarsi a prenderne atto.
Pensiamo al francesismo "élite" al singolare o al plurale. Il sito "La Toupie" ricorda l'etimologia, che è semplice: "du latin eligere, choisir, trier, élire".
E poi cristallizza il significa di un tempo: "Au sein d'un groupe ou d'une communauté, l'élite est l'ensemble des individus considérés comme les meilleurs, les plus dignes d'être choisis, les plus remarquables par leur qualité. Exemple: une troupe d'élite, un tireur d'élite, l'élite intellectuelle. L'élite est une minorité qui se distingue du groupe auquel elle appartient et à laquelle on reconnaît une supériorité, une autorité morale".

Quel che non torna nei #giletsjaunes

Alain Finkielkraut nel video dei 'gilets jaunes'Ormai da molti mesi in Francia i "gilets jaunes" (la loro divisa è infatti il giubbotto catarifrangente da auto) si riuniscono il sabato per manifestare. Al successo iniziale con folle in tutto il Paese è seguito un lento calo del numero dei partecipanti, ma questa loro logica anti-sistema pare, nei sondaggi, piacere ai francesi, che pure hanno lasciato ad un numero ormai molto ristretto i blocchi stradali ed i cortei.
Gli ultimi fatti preoccupano e mostrano l'avventatezza dei leader dei "Cinque Stelle" volati a Parigi per un'alleanza con i protestatari per le "Europee", che ha pure aperto una crisi diplomatica con la Francia, ricucita dal Quirinale.
Molti avranno letto su "La Stampa" di ieri l'editoriale del direttore Maurizio Molinari, di cui cito la prima parte: «L'aggressione dei "gilet gialli" contro il filosofo francese Alain Finkielkraut ci dice che il più pericoloso antisemitismo è tornato nel cuore dell'Europa. A descriverlo è quanto avvenuto in boulevard Montparnasse, a Parigi, nella giornata di ieri».

Il nodo TAV e i riflessi valdostani

Il tunnel della 'TAV' in costruzioneViviamo in un mondo di contraddizioni in cui la cifra principale per larga parte della politica sono le elezioni in calendario: questa situazione diventa ossessiva e le decisioni non seguono la bussola del buonsenso ma gli spostamenti dei sondaggi più o meno favorevoli. Siamo al "fast food" della politica, che diventa come i "cibi spazzatura" con cui sentirsi satolli. La visione di "lungo periodo" appare come un'inutile perdita di tempo, così come la competenza e gli studi vengono vituperati, perché conta più l'immagine che la sostanza.
Il caso della "Torino - Lione" diventa così un caso esemplare di certi atteggiamenti. Provo a ricordare gli eventi partendo dal fondo: la "TAV" - dice il recente studio (si fa per dire...) - non va fatta, tanto a realizzarla ci vogliono tanti anni e basta ed avanza rifare il vecchio tracciato e la vecchia galleria voluta da Camillo Benso Conte di Cavour, che non aveva come Ministro un avo di Danilo Toninelli (quello che pensa che l'opera serva ai torinesi per fare shopping a Lione!) che chiedesse il "rapporto costi-benefici" affidati ad esperti contrari all'opera.

Basta con i "professionisti" del lupo

Il libro di Michel Pastoureau sul lupoNon ce l'ho con il lupo, che è tornato sulle nostre montagne (ed a breve nelle città come altri selvatici), ma con i cantori di questo animale diventato - in una rappresentazione inversa al reale - una sorta di placido agnellino, vittima di cattiverie passate di noi uomini che ne abbiamo macchiato la fama per chissà quale - questa sì - feroce macchinazione. Per cui se dubiti su possibili rischi sei nient'altro che un tipaccio di cui diffidare al soldo dell'internazionale dei fucili o della lobby degli adoratori degli ovini ed erede di chissà quali pregiudizi di un passato fatto di zotici ancora più oscuri, in confronto agli algidi difensori del lupo contemporaneo angelicato.
Oggi i fratelli Grimm finirebbero vittime degli animalisti più o meno impegnati nella loro causa per via di "Cappuccetto Rosso". Ricordate?
"Allora s'avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna era coricata, con la cuffia abbassata sulla faccia e aveva un aspetto strano.
- Oh, nonna, che orecchie grosse!
- Per sentirti meglio.
- Oh, nonna, che occhi grossi!
- Per vederti meglio.
- Oh, nonna, che grosse mani!
- Per meglio afferrarti.
- Ma, nonna, che bocca spaventosa!
- Per meglio divorarti!.
E subito il lupo balzò dal letto e ingoiò il povero Cappuccetto Rosso"
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Latte sardo e Pecorino, non solo soldi

Una delle proteste dei pastori sardiSono cresciuto, da figlio di veterinario, osservando con curiosità e interesse quel mondo dell'allevamento di bestiame di montagna che ci dava da mangiare, visto che papà era professionista per animali di grossa taglia. Era un ambiente in cui ci sguazzava con la sua simpatia naturale, passando da una stalla all'altra con una vita davvero a disposizione dei suoi clienti a qualunque ora del giorno e della notte. Trovo ancora oggi dei bambini di allora che ricordano la bonomia e il battutismo del veterinéro, che era a suo agio con tutti i diversi patois della sua condotta.
Posso dire di avere visto da vicino la vita del tempo che fu: una miriade di piccole stalle in un ambiente rurale ben diverso da quello di oggi e che era fatto di straordinarie tradizioni ma anche di una vita grama che sarebbe ingiusto dipingere solo di rosa. La diminuzione dei piccoli allevamenti sparsi si è accompagnata a stalle molto grandi ed è stata evidente la progressiva riduzione nel "pil" valdostano di questo comparto che connotava non solo l'economia ma anche la nostra cultura dalle solide radici contadine. E lo era ancora con quella figura dell'operaio-agricoltore che metteva assieme due settori produttivi che si sono dati la mano nel secondo dopoguerra.

San Valentino, da non dimenticare...

Una statua di San ValentinoVerrebbe voglia di partire dal poco "politicamente corretto" e noto passo della "Genesi": "«Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo […], ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa perché dall'uomo è stata tolta». Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne".
Eviterei di raccontare l'episodio così espresso il giorno di San Valentino, compreso quel suo proseguimento che ascrive a qualche responsabilità femminile la brusca uscita dal "Paradiso Terrestre".

Llibertat per Catalunya!

Il 'Tribunal supremo' a BarcellonaLa tesi ormai prevalente in Europa, che si scontra con il buonsenso e con quanto avvenuto, ad esempio, con la fine della ex Jugoslavia, per non dire della separazione avvenuta dalla vecchia Cecoslovacchia o con la nascita del Jura in Svizzera, è che l'autodeterminazione dei popoli sia qualcosa di valido solo per i Paesi ex coloniali. Così casi come quello della Catalogna sono ascrivibili per troppi ad una sorta di anomalia e l'Europa fa come le famose tre scimmiette: "non vedo, non sento e non parlo".
Si riflette, in questo, l'atteggiamento degli Stati membri, molti dei quali hanno regionalismi al limitare dell'indipendentismo o semplicemente il riflesso statalista di tenere duro sul feticcio del vecchio "Stato Nazione" rosicchiato dall'alto dall'Europa e dalle Istituzioni internazionali e dal basso da quel ribollire di istanze federaliste che evocano modelli di rafforzamento delle democrazie locali.

Reddito di Cittadinanza? Mah!

Luigi Di Maio durante la presentazione del 'Reddito di Cittadinanza'Da cittadino comune, avvezzo però a leggere provvedimenti di legge e curioso soprattutto di come funzionerà la loro applicazione, ho seguito con viva attenzione lo svilupparsi del cavallo di battaglia dei "pentastellati": il "Reddito di Cittadinanza" (abolito proprio ora in Finlandia). Benché largamente limitato nella sua applicazione così come venne prospettata in campagna elettorale, si tratta ancora di una misura corposa, che dovrebbe - ma il condizionale è d'obbligo perché noto un grande ottimismo sull'efficienza della macchina messa in piedi dal Governo - giungere guardacaso al traguardo prima delle elezioni europee a beneficio di una vasta platea di cittadini, specie al Sud. Anche se ho letto all'inizio delle macchinose discussioni sul tema che ben seimila nuclei familiari valdostani ne dovrebbero beneficiare, ho l'impressione - che immagino sarà suffragata quando questi soldi verranno infine erogati - che certe restrizioni manifestatesi nei provvedimenti normativi e negli occhiuti controlli - diminuiranno di molto la platea degli aventi diritto anche da noi.

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