blog di luciano

L'invasione delle "cicche"

Mozziconi all'ingresso dell'ospedale 'Parini' di AostaSono un non fumatore tollerante, perché il fumo mi ricorda mio papà - tabagista indefesso - visto che in campo di internamento in Germania scambiava la poca zuppa nel piatto con qualche rimasuglio di sigaretta. La sigaretta era un vizio ma anche - negli anni del dopoguerra - una normalità sociale: sono cresciuto in mezzo al fumo, che fosse in macchina, al cinema, al ristorante. Ma non ho mai fumato e ho visto, negli ultimi anni di vita di mio papà gli toccava viaggiare con la bombola d'ossigeno per via dei polmoni malridotti, quanto questa dipendenza possa avere effetti terribili sulla salute.
La progressiva coscienza su questi effetti nocivi e nuove regole sul fumo negli spazi pubblici stanno in parte cambiando gli usi e costumi, anche se - leggevo di recente - la sigaretta resta un elemento attrattivo per i giovani, specie le donne, a dimostrazione che la battaglia contro il fumo non risulta ancora vinta.
Ma uno degli elementi più macroscopici è la diffusione, come effetto collaterale, dei mozziconi di sigaretta, gettati via dagli 1,5 miliardi di fumatori nel mondo, sono tanto inquinanti e pericolosi per l'ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali. Dal punto di vista numerico, i mozziconi di sigaretta sono il rifiuto singolo più abbondante sulla Terra: su scala globale, ogni giorno, ne vengono dispersi nell'ambiente più di dieci miliardi. Il problema è che poi impiegano anni a decomporsi. Per smaltire naturalmente il filtro di una sigaretta sono necessari almeno cinque anni! Il mozzicone di sigaretta contiene sostanze tossiche come nicotina, ammoniaca e benzene che vengono sprigionate rapidamente e contribuiscono a inquinare l'aria che respiriamo e le acque dei nostri fiumi perché spesso, le cicche di sigarette finiscono, spinte dalla pioggia nelle fognature e di qui arrivano nei nostri fiumi inquinandoli!
Purtroppo, a giudicare soltanto dalla quantità che vediamo dispersa nelle nostre strade, sembrano essere molto rari quei fumatori che si preoccupano di gettare la cicca della sigaretta nei cestini. C'è addirittura chi non si fa scrupoli a gettarla nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40 per cento dei rifiuti (il 9,5 per cento sono bottiglie di plastica, l'8,5 per cento sacchetti di plastica, il 7,6 per cento lattine di alluminio).
La nuova legge 221 in vigore dal 2 febbraio 2016 prevede anche esplicitamente il divieto di gettare mozziconi per terra, nelle acque o negli scarichi con multe salate, che nessuno in realtà applica, come spesso avviene in Italia (lo stesso dovrebbe valere per scontrini, fazzolettini e soprattutto le terribile gomme americane). La legge prevedeva anche che i Comuni "provvedano a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo", così che anche chi sia sprovvisto dell'apposito dispenser porta mozziconi non abbia "scuse" per gettare le cicche di sigarette per terra. Anche in questo caso si è agito poco e dunque l'alibi per il fumatore abituato a buttare il mozzicone.
In realtà la legge prevede altre cose ancora. Sulle confezioni di sigarette sono vietati tutti gli elementi promozionali e le nuove avvertenze includono una combinazione di testi (ad esempio "Il fumo causa il 90 per cento dei casi di cancro ai polmoni", "Il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno", "Il fumo aumenta il rischio di impotenza" eccetera), "immagini forti" ed avvertenze per scoraggiare l'acquisto.
E' vietato fumare in auto se ci sono minorenni o donne incinte. E' vietato fumare in prossimità delle "strutture universitarie ospedaliere, dei presidi ospedalieri e degli Istituti di ricerca scientifica e di cura pediatrici e alle pertinenze esterne dei reparti di ginecologia e ostetricia, neonatologia e pediatria delle strutture universitarie ospedaliere e dei presidi ospedalieri e degli IRCCS". Sono introdotti nuovi requisiti di sicurezza e qualità per le sigarette elettroniche.
Spesso mi domando - specie quando qualcuno mi fa venire i brividi parlando di Stato etico contrapposto allo Stato di diritto - quanto sia necessario doversi occupare per legge, con il rischio poi di fallire come per le "cicche" (quelle fumate e quelle da masticare), di elementi che dovrebbero far parte della coscienza personale e di senso civico dunque di aspetti di rispetto della propria salute e della qualità dell'ambiente. Ma così è...

Dire, fare, baciare...

Bimbi che giocanoBisognerebbe ogni tanto rovesciare le prospettive, rompere gli schemi e cercare strade nuove. Magari ciò può avvenire scavando nel sacco delle nostre esperienze di vita vissuta, che sono più preziose di molte altre cose. In fondo la vita è interessante proprio per questa accumulazione di sapienza.
Esiste nella vita, in mezzo a molto altro, anche un aspetto giocoso, che penso vada valorizzato. Ogni attività ludica ("ludo" è una parola in disuso che mette assieme "gioco" e "scherzo") ha una gamma di varianti persino superiore allo spettro dei colori e delle loro sfumature ed è importante perché fa bene al corpo e alla mente.
Ha scritto sul "LEF" Angela Maria Pelosi: «La grande importanza del momento ludico nella struttura dell'esistenza umana è testimoniata non solo dai maestri della moderna pedagogia, dai filosofi, dagli antropologi e dalla cultura in genere, ma anche dall'appassionato interesse di massa per il gioco e lo sport. Il gioco viene coltivato con sentimento e partecipazione proprio perché è un impulso vitale, con un suo intrinseco valore esistenziale e una sua autonoma dignità. Soprattutto la vita giocosa è il contrario esatto della vita burocratica, e ci aiuta a vivere "più umanamente" in un mondo disseminato di relazioni burocratiche».

La mia vita con la Radio

Io nello 'Studio 2' della Radio 'Rai' di AostaLa magia della Radio mi ha conquistato da ragazzo e, anche quando facevo altro in politica con ruoli elettivi, è rimasto un legame che non ho mai abbandonato, come se fosse un mio destino averci a che fare.
Tutto deriva da una semplice fortuna: ogni generazione può avere la chance di assistere a qualcosa di nascente e mentre un tempo - quando per millenni le cose avanzavano lentissimamente - si trattava di rare innovazioni, chi oggi viaggia - ahimè - verso i sessant'anni può dire di essere stato spettatore e talora persino protagonista di centinaia di cose che hanno cambiato la nostra vita.
Fra queste io ho vissuto il ciclone della liberalizzazione dell'etere e la possibilità connessa, da ragazzo, di sperimentare prima la Radio e poi la Televisione e successivamente - prima di ventidue anni di aspettativa per mandato politico - di farne il mio mestiere diviso, come solo nelle sedi regionali "Rai" può avvenire, proprio fra Radio e Televisione.

Oggi a te domani a me

Bimbi sulla giostra...Vedi il caso: mentre sbircio su "Twitter", nel cercare qualche notizia come da abitudine in questa parte digitale della mia vita (cosa facevamo prima in certi momenti?), trovo una rubrica dedicata ai proverbi. Premetto che mi piacciono tanto i proverbi: sono una sterminata collezione di saggezza in pillole, come dei pensieri in miniatura, che riducono grandi ragionamenti in poche parole che possono essere di una semplicità disarmante oppure così complicati da dover scomodare la semantica. Messi nel cassetto della memoria, sono pronti all'uso con la loro carica piena di storia e di arguzia multifunzionale. Oltretutto sono per ciascuno un caso preclaro di ereditarietà, perché mi trovo - capiterà a tutti - ad adoperare certe espressioni che non sono niente altro che il patrimonio culturale orale trasferitomi dai miei genitori, familiari e conoscenti, introiettato e fatto diventare oggetto delle mie conoscenze, pronto a tornare in superficie quando utile.

Il difficile puzzle politico

Un puzzle in fase di risoluzione?Per l'edizione di questo sabato mi è stato richiesto di scrivere su "La Vallée notizie" tremila battute sulla situazione politica valdostana: esercizio non semplice per la comprensibile ragione di un puzzle da comporre che appare complesso e foriero di scelte di una certa rilevanza in vista della convocazione del nuovo Consiglio Valle, prevista tra poco più di una settimana. Con la solita incognita che non si sa mai, nello scegliere una strada piuttosto che un'altra, dove si arriverà con certezza e per fortuna non ci sono in giro "bookmaker".
Così avviene ogni volta che deve nascere una maggioranza di governo, nei casi in cui avere numeri certi si fa complicato e obbliga a sforzi inventivi ed a riunioni a baraonda. Basti a dimostrarlo la Legislatura regionale scorsa in cui si è visto di tutto con equilibri ballerini e con strane creature - mi riferisco alle coalizioni a geometria variabile - simili ai personaggi eccentrici seduti al bar di "Guerre Stellari".

Il crollo dei motorini

Motorini funzionanti ed un 'Ciao' abbandonatoPur di avere il motorino a quattordici anni avrei fatto carte false. Quell'oggetto del desiderio era per me anzitutto la Libertà: uso persino la maiuscola per dire che la mobilità - termine all'epoca inesistente - significava per un ragazzino di paese come me potersi muovere finalmente sdoganato da treno, pullman ed autostop. Era anche - bisogna dirsi la verità - una specie di rito di passaggio verso l'età più adulta, anche per sedare l'ormone vivace, perché la moto all'epoca voleva anche dire uno status symbol e la speranza di caricare qualcuna sul sellino... In più, pur essendomi da deputato battuto per l'obbligatorietà del casco, ho nostalgia di quel vento nei capelli e di quelle comitive di motorini che, specie durante le vacanze estive, come un nugolo d'insetti si spostavano per semplice diletto. Ricordo notti con il motorino e poi con la "Vespa 125 Primavera" (che ho ancora!) in cui vagavamo nella notte per il semplice piacere di andare, che fosse nelle mie strade di montagna o via per i lungomare o nelle stradine dell'entroterra della Liguria estiva, dove spedivo la moto con il treno.

Un quadro, la vita, la comunità

Il grande quadro di Paul Gauguin«Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?».
E' questo il titolo di un celebre quadro di Paul Gauguin (1848-1903), presentato in pubblico nel 1898 e dipinto a Tahiti dove morirà. Il quadro sottolinea l'enigma appassionante della vita e va considerato il suo testamento artistico e spirituale, sintesi perfetta della sua pittura e della sua visione del mondo. Non è semplice interpretarlo: si tratta dell'età dell'uomo, dall'infanzia alla vecchiaia, con una serie di simboli che i critici si sforzano di decriptare.
L'unica cosa chiara è quella scritta che il pittore ha apposto e che ho citato all'inizio: è in fondo un interrogativo che può assumere come tutto diverse coloriture (dallo scherzoso al drammatico) e serve - qualora lo si volesse fare - a riflettere in qualche modo non solo sulla nostra vita ma su quella della nostra comunità.

"Aquarius": simbolo di un problema irrisolto

La nave 'Aquarius' con a bordo alcuni migrantiLa vicenda della nave "Aquarius" - zeppa di migranti ed alla ricerca di un porto non dato dall'Italia ma dalla Spagna - ha acceso le tifoserie, aperto una querelle con la Francia, salita in cattedra quando ha poco da insegnare, e mostrato una cosa semplicissima, e cioè che il tema dei migranti o meglio delle grandi migrazioni - senza regole e con la complicità delle mafie e delle bande paramilitari al di qua e al di là del Mediterraneo - è un argomento politico complicato e che si presta a speculazioni e soprattutto a grandi spostamenti di voti.
Per cui la nave è servita al leader leghista e ministro dell'Interno, Matteo Salvini (ormai di lotta e di governo), per lanciare una sfida: prendersela con Malta che non accoglie migranti perché poi con i meccanismi degli "accordi di Dublino" dovrebbe tenerseli ed è davvero un'isoletta; lanciare un avvertimento all'Europa che i soldi li dà ma la maggior parte dei Paesi i migranti non li vuole; prendere atto del fallimento che da tempo riguarda la politica di accoglienza con i "richiedenti asilo" che lo meritano mischiati ad una folla dolente di poveri che vedono l'Occidente come un "Eldorado" dove vivere e non sempre chi arriva è uno stinco di santo, vista la presenza di islamisti in missione.

Sion 2026 e la fuga dalle Olimpiadi invernali

Pirmin Zurbriggen con la 'fiaccola olimpica' in cima al CervinoProsegue la grave crisi di credibilità delle Olimpiadi invernali con la scelta di domenica dei vallesani di dire "no" alla candidatura olimpica: un venticello che sentivo arrivare dai miei contatti d'Oltralpe e che non mi stupisce affatto, quel che è certo è che, provenendo dalla Svizzera, Paese alpino per eccellenza ed iconografie, dimostra quanto i Giochi Olimpici andrebbero rinnovati, se non chiusi, perché si trovano nella mani della cricca del "Comitato Olimpico Internazionale" con la ridicola valorizzazione di città che le montagne le vedono da distante, con spese miliardarie, spesso buttate al vento per il mancato riutilizzo delle strutture e con gare con discendente appeal verso il pubblico.

La gita in pullman

Un momento della gita al Lago d'OrtaTutto gira nella nostra esistenza: arriva, sparisce, torna, si trasfigura. L'unica certezza è che bisogna godersi ogni momento ed hanno ragione quelli che, ormai come me, hanno i capelli bianchi ed ammoniscono i giovani di godersi la vita a piene mani ed a considerare che certi momenti, apparentemente insignificanti, un giorno diventeranno come pietre preziose che ci hanno arricchiti e che affioreranno magari in momenti meno lieti o quando - peggio ancora - ci si accorge che non potranno più essere replicati. Da giovani, quando ti dicono queste cose, le consideri solo banalità, ma non lo sono e lo si scopre... ex post.
Ma eccomi al punto: la gita in pullman (che mia nonna chiamava "corriera") è da questo punto di vista un classicissimo della mia generazione, che è quella che ha vissuto in maniera crescente quella motorizzazione che ha trasformato in un fenomeno di costume l'uso delle automobili e anche dei pullman, che un tempo erano davvero "torpedoni" piuttosto rustici, mentre si sono trasformati in mezzi sofisticati e persino lussuosi (ciò rende ridicolo il limite di velocità dei cento chilometri orari).

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