blog di luciano

Pensieri sul ritorno

La manifestazione romana dello scorso settembre dei negazionistiCerto che tornare ad occuparsi della Cosa pubblica di questi tempi non è uno scherzo. Non lo è perché la pandemia ha creato una situazione drammatica ed eccezionale e perché, come perniciosa eredità, veniamo da anni in cui si era affermata l'idea - ben espressa nel "grillismo" - che una persona inesperta e senza le conoscenze necessarie fosse automaticamente più onesta di una persona con un background alle spalle. Peccato che l'onestà non dipenda affatto da queste differenze di capacità e di conoscenze.
O sei onesto o non lo sei.
L'improvvisazione non paga in nessun lavoro e neppure in politica. Ma è rimasta ancora questa idea del "nuovismo" e del dilettantismo come un specie di valore. Sarebbe come se uno scegliesse un chirurgo per subire un'operazione delicata fra chi ha iniziato la carriera o un idraulico per un lavoro importante fra chi è ancora alle prime armi. Intendiamoci bene: il ricambio delle persone e della freschezza delle idee è fondamentale ed è un elemento naturale di successione e di formazione. Il cui scopo principale è avere persone valide nei punti chiave e vediamo come in molti casi questo meccanismo si sia inceppato.
Capisco la apparente banalità di queste mie righe, ma se ci si scava dentro si scoprirà che non è così. Ricordo tanti anni fa quando un consigliere regionale che tutti prendevano in giro perché - ottima persona - mostrava gravi lacune culturali quando le discussioni si facevano complicate. Lui, che veniva da esperienze in Comune, mi spiegò che lui era un amministratore non un politico, usando la parola "politico" come se fosse una parolaccia.
Penso che sia ora di cancellare questa idea e vedere come si debbano conciliare i due aspetti complementari e non alternativi e lo farò non con una lezioncina in punta di diritto, ma con esempi concreti.
Nei ruoli che ho avuto e che ho in Regione ci sono moltissime cose che devono o meglio dovrebbero essere fatte da dirigenti e funzionari in una logica di funzionamento in automatico. Ci sono invece momenti e passaggi in cui ci sono scelte da fare con alternative possibili e qui spunta il ruolo politico, che è assunzione di responsabilità non solo personale ma di un Esecutivo e delle Assemblee parlamentari. Ma anche in questo caso non ci siamo ancora: oltre alle scelte ci vogliono decisioni ed indirizzi su dove si vuole andare e per questo esistono i programmi, frutto di idee e persino di speranze. Altrimenti si resterebbe fermi in un infinito status quo.
Questo in democrazia avviene nella dialettica continua fra modi di pensare e di vedere le cose spesso diversi se non conflittuali ed i meccanismi elettorali e istituzionali regolano il traffico.
A complicare le cose - almeno così mi pare come elemento nuovo - è un ambiente di commentatori che si crea attorno a chi diventa decisore per mandato politico e che fa di certo dilettantismo una regola. Oggi, quando mi trovo a dover proporre soluzioni delicate, mi accorgo di come, accanto a chi deve compartecipare alle scelte, compaiano troppo spesso soggetti esterni disturbatori più che propositori.
Nascono infatti come funghi comitati e "comitatini" che decidono di aggregare persone che legittimamente pongono problemi personali. Nulla di nuovo in realtà, ma lo è nella straordinaria pervicacia nel difendere posizioni indifendibili. Non siamo più nel quadro di interessi legittimi, di diritti da affermare, di punti di vista da spiegare, ma di interessi corporativi raramente sostenuti da ragioni giuridiche o da motivazioni di buonsenso. Il loro essere chiassosi e rivendicativi non li aiuta affatto ed i problemi da risolvere si perdono in visioni settarie e fideistiche con soluzioni proposte inapplicabili. E questo modus operandi è ben diverso dai gruppi di pressione o dai portatori di interessi con cui è naturale interloquire e fruttuoso confrontarsi.
Bisogna perciò lasciar perdere quando i confronti diventano un dialogo fra sordi e si perde solo tempo, facendo della politica una sorta di caricatura e questo svilisce la democrazia, che è la ricerca di nobili compromessi.

Il "Pep"

L'insegna della piazza ad Aosta dedicata allo zio SéverinSe uno legge "Pep" può restare stranito. Per i più burloni potrebbe essere l'inizio rimasto nella penna dell'ossessivo cartone "Peppa Pig", attraverso cui siamo passati come genitori. Oppure il ridanciano "Pepe pepe pepè", refrain del famoso brano brasiliano di Jorge Ben jor con cui si facevano i trenini nelle feste.
No su "Pep" non c'è da ridere. Ecco svelato il mistero: "Pep" sta per "Persona Politicamente Esposta".
Questa scheda potrà illuminare il lettore: "Le "Persone Politicamente Esposte" sono le persone che occupano o hanno cessato di occupare da meno di un anno importanti cariche pubbliche, sono politicamente esposti anche i loro familiari e coloro che con i predetti soggetti intrattengono notoriamente stretti legami".

Il negazionista bastian contrario

La risposta anti-negazionista dell'infermiere Gabriele CongedoIn tempi normali la figura del "negazionista" potrebbe essere catalogata fra le persone inutili e blandamente nocive, mentre oggi c'è poco da scherzare e penso perciò che sia ora di prendere provvedimenti seri con chi, in piena pandemia, fomenta il prossimo su diversi aspetti che ruotano attorno all'emergenza.
Spesso questa figura è incarnata da un classico nei nostri paesi: si tratta del litigioso "bastian contrario", che spicca in tante occasioni per dimostrare di essere il più intelligente, nuotando controcorrente come atteggiamento mentale e comportamento usuale. Lui sa!
Sono andato a vedere su l'Accademia della Crusca l'origine: "La prima attestazione dell'espressione "bastian contrario" risale al 28 febbraio 1819, in un intervento di Ludovico di Breme apparso sul numero 52 del giornale "Il Conciliatore" con il significativo titolo "Ai Signori associati al Conciliatore il compilatore Bastian-Contrario". Nel 1918 Alfredo Panzini, nella terza edizione del suo "Dizionario moderno", cita l'espressione popolare e dialettale "Bastiàn contrari" come «detto di persona che contraddice per sistema» e, a partire dalla settima edizione (del 1935), integra: «Bastiàn cuntrari: popolare, detto nelle terre subalpine di persona che contraddice per sistema".

La scuola e il digitale

Libri e computerIl 2020 sarà ricordato, fra le varie difficoltà causate dalla pandemia, anche per la "Didattica a distanza". Con il primo confinamento questo surrogato della scuola in aula in presenza ha fatto irruzione nella vita del mondo scolastico e delle famiglie. Si è creato, per ragioni comprensibili, un caleidoscopio di situazioni, dovute alla preparazione rispetto ad un evento improvviso con problemi seri, di cui mi sto ancora occupando, di connettività nelle scuole ma anche sul territorio, oltreché del tema delle dotazioni informatiche nei plessi ed a disposizione degli studenti a casa.
Con il tempo certe criticità contenutistiche e didattiche che specie i genitori lamentavano, quando si arrivava al limite dell'insegnamento parentale, sono state risolte ed oggi che la Valle d'Aosta è in "zona rossa" si viaggia ad una velocità di crociera, anche se ovviamente persistono qua e là problemi da risolvere.

Obbligo vaccinale

Vaccino...Sappiamo tutti quanto sia complesso e tuttavia indispensabile il cammino per l'obbligo vaccinale. In Italia oggi ciò avviene per i bambini, ma con conseguenze limitate per chi non lo faccia (niente asili nido e materne per i bimbi e multe nelle scuole primarie per chi non si vaccini), ed il dovere vale per dieci vaccini, mentre altri sono solo consigliati.
Ora la questione torna e non solo per i più giovani con la questione decisiva del vaccino per il "covid-19", che dovrebbe iniziare tra qualche settimana ad essere distribuito in una corsa mondiale che vede diversi competitori per giungere al risultato. Il "Corriere della Sera" dava ieri il dato clamoroso, sulla base di un sondaggio che un italiano su sei, non sarà disponibile a farselo inoculare con evidente rischio di flop di una campagna di profilassi che è il solo strumento per ingabbiare il coronavirus.

Natale, torto e ragione

Si comincia a vedere il Natale...Ci sono molte trasformazioni attorno a noi. Se avessimo la possibilità di tornare nel passato anche solo di un anno ci vedremmo così diversi!
Ero lì che aspettavo che nevicasse per andare a sciare, guardavo un possibile viaggio in un ponte di dicembre, partecipavo a cene per vari festeggiamenti, ricordavo i quarant0'anni della "Rai" regionale. Tutto prima del buco nero che ci aspettava in agguato nel 2020.
Aspettavo il Natale nella sua normalità.
Ora la pandemia, che non appaia un paradosso, esalta il Natale nella sua anormalità. Nel senso che nel baratro della crisi sanitaria se ne parla a torto od a ragione e con una certa precipitazione rispetto al calendario. Segno evidente che si guarda in là per non troppo pensare a quanto avviene qui ed ora.

Un'ombra come una frontiera

Valigia e mascherinaMi sono sempre riconosciuto in una frase di Hermann Hesse: «Col passare degli anni mi sono sentito ineluttabilmente spinto ad apprezzare maggiormente ciò che unisce uomini e nazioni piuttosto che ciò che li divide».
Per questa ragione, pur considerandomi un nazionalista valdostano, mi identifico nel termine "cosmopolitismo", parola cara ai miei amati illuministi settecenteschi, che deriva dal greco "kósmos, mondo" e "polìtes, cittadino", si definisce dunque cosmopolita chi si considera "cittadino del mondo", cioè appartenente a quell'unica grande patria che è l'umanità intera, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza. Non appaia una contraddizione, perché può esistere un profondo senso di appartenenza mai posto contro qualcun altro.

La Sindrome da pagina bianca

Oggi così...Oggi ho la "Sindrome da pagina bianca": questo è il termine usato per indicare quella situazione in cui, quando si deve scrivere, ci si trova bloccati di fronte al foglio bianco senza ispirazione per farlo. Per me è avvenimento rarissimo, come sa chi mi conosce, in particolare quella cerchia di amici più stretti che mi incoraggiano per la costanza in questa mia espressione pubblica o mi prendono in giro per il rischio di maniacalità, perché scrivo qui da anni i miei pensieri. Qualunque sia il mio stato d'animo, la stagione attorno a me, la mole di altri impegni lascio qui una pagina, scritta ormai da anni sulle note del mio telefonino sin che la vista ce la farà.
Non credo che in questa voglia di raccontare e appuntare varie cose ci sia nulla di patologico, tipo grafomania, perché ritengo che darsi una disciplina - in questo caso la scrittura quotidiana con il rischio che non sempre la ciambella venga con il buco - sia utile e nel cimento cui mi sottopongo esista l'idea che serva a non impigrirsi intellettualmente ed a tenere il cervello in esercizio.

Giovani, anziani e un docufilm

Ragazzi in piazza Deffeyes ad AostaPer molti giorni abbiamo vissuto, sotto Palazzo regionale, nella piazza intitolata al grande politico Albert Deffeyes (cui è dedicato un busto), una ressa di giovani adolescenti in gruppo, mentre l'emergenza sanitaria richiedeva prudenza. Una presenza potenzialmente simpatica, se non fosse inquinata dalle azioni teppistiche di sporcatori seriali con birre per terra e chissà cosa di altro, che ha obbligato a pulizie delle pietre della pavimentazione (con macchie indelebili) ed alla rimozione di rifiuti da bagordi. In sostanza uno schifo fra urla e schiamazzi.
In certe circostanze questa vicinanza al Palazzo dei giovani, se tutti civili, avrebbe fatto piacere, ma di questi tempi chi a pochi metri si riuniva per discutere fra politici e tecnici della pandemia e chiedeva a tutti attenzione ad assembramenti e comportamenti, si trovava di fronte al paradosso di chi non rispettava le regole in una specie di "zona franca".

Carissimo Babbo Natale

Babbo Natale...Carissimo Babbo Natale,
spero anzitutto che tu stia bene, opportunamente tappato in casa. Non conosco la tua età esatta, ma temo fortemente che tu sia nella fascia a rischio e dunque riguardati, per favore. Di tua moglie sappiamo poco, ammesso che tu ne abbia una perché sul punto i tuoi biografi paiono incerti, ma l'avessi guardati bene da lei. Accusato di sessismo per aver per troppo tempo dominato la scena, potresti vederti soffiato il posto da Mamma Natale (o "Natala" per essere politicamente corretti!). Oppure potresti finire rottamato da un giovinastro che imponga nuove mode e spazzi via senza pietà quel tuo ruolo anacronistico con slitta volante e latte e biscotti per sfamarti quando entri di soppiatto nelle case con il rischio ormai di essere filmato dagli impianti di sicurezza domestici. Occhio al rischio di contagio da parte degli elfi, che mi son sempre sembrati piuttosto promiscui e ormai stufi dei turni di lavoro massacranti nella fabbrica dei giocattoli.

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