blog di luciano

Primi pensieri sui voti

In queste ore per la Valle d’Aosta si vive solo di exit poll Rai sulle elezioni regionali, che hanno acceso discussioni, simulazioni, speranze e disillusioni. Bisogna, a mio avviso, essere cauti per i rischi che comporta questo tipo di rilevazione, compiuta all’uscita dei seggi.
Personalmente mi astengo da svolgere ragionamenti politici e preferisco esprimermi a bocce ferme su dati certi, che affluiranno nelle prossime ore e daranno i risultati veri e propri. Resta solo l’idea di una tendenza e bisogna vedere quali numeri reali sortiranno dai seggi.
Per il resto, invece, si possono annotare delle certezze che riguardano il referendum e sarò lapidario: vince il sì - e mi spiace - nel referendum che taglia i parlamentari, ma con un fronte del NO che per me è confortante, specie con un esame analitico dei Comuni valdostani. Per altro i cinquestelle, umiliati alle Regionali, fanno i gradassi su questo, nascondendo che stanno cadendo a pezzi. Ha ragione Mattia Feltri: ”Il risultato è che gli italiani sono meno antiparlamentaristi dei parlamentari, che sono meno anticasta della casta, che ci sono milioni di elettori che non hanno seguito le indicazioni dei loro leader, che agli schiamazzi del populismo non credono e non cedono, e vogliono una politica che offra idee e non le subisca, che studi soluzioni e non le copi dai trend di Facebook. Oggi quel popolo non è adeguatamente rappresentato« .
E proprio sulle Regionali degli altri cominciamo dal facile: il Veneto lo conquista con maggioranza enorme il Presidente uscente Luca Zaia, che si proietta verso una leadership nazionale; stesso discorso per il sulfureo leader campano Vincenzo De Luca che batte tutti con il ”suo” centrosinistra; in Liguria si afferma Giovanni Toti contro il candidato dell’unica alleanza fra PD e pentastellati e questo pesa non poco; nelle Marche vince Francesco Acquaroli del centrodestra, che governerà là Regione, dopo 25 anni di centrosinistra al potere.
Restavano Toscana e Puglia, che apparivano incerte all’inizio e invece hanno visto, rispettivamente vincitori i candidati del centrosinistra, Eugenio Giani e Michele Emiliano. Così, alla fine, dal 4 a 2 precedente al 3 a 3 che allunga la Legislatura a Roma, pensando in più ai molti parlamentari che mai rientreranno in un Parlamento rimpicciolito.
Ora si aspetta quel che capita qui, nella nostra Valle, e saranno ore di attesa, di affanni, di gioia e di dispiaceri. Così è: la politica è fatta da soddisfazioni e delusioni. Quel che conta, qualunque cosa emergerà a breve, è dare governabilità alla Valle d’Aosta, che non può farne a meno.

La fiducia contro lo spleen

Lo 'spleen' in un'immagine di Ludovic CaretUn pensiero ad urne ancora aperte, che deriva tuttavia non solo dai ricordi e dalle esperienze, ma dall'attualità della Valle d'Aosta di oggi, compresa la full immersion nelle settimane di campagna elettorale.
Esiste un aspetto che mi interessa e che riguarda il vecchio vizio, che sopravvive e si sviluppa, del piangersi addosso, vale a dire del rischio dell'autocommiserazione. Mi è capitato di adoperare una parola, che è "spleen". Un termine inglese (dal greco "σπλήν, milza", il cui umore nero, secondo la medicina ippocratica, causava l'ipocondria) che indica uno stato d'animo caratterizzato da malinconia, insoddisfazione, noia e fastidio di tutto. A dire la verità, tratto anche dal francese "esplen" (oggi si usa "rate") esisteva anche in italiano, ormai sparita, la parola "splene".
Per capirne i rischi di questo stato d'animo come non ricordare la poesia "Spleen" di Charles Baudelaire:
«Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.
Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir»
.

Ebbene, devo dire con gioia di avere incontrato nel mio lavoro ripreso alla "Rai Vd'A" dal 2009 e nella parallela passione politica tantissime persone in Valle d'Aosta che non indulgono affatto a pessimismi e cupezze. Anzi, ho avuto la conferma di quante energie, voglia di fare, operosità e coraggio alberghino in una Regione, pur piccola, come la nostra.
Ma in molti casi mancano la rete e la conoscenza reciproca e la Politica non riesce più ad aggregare forze e la stessa Autonomia non è più un elemento di fierezza, di identità e di coesione sociale ed economica.
Bisogna che ci sia una grande mobilitazione e avere una grande fiducia in noi stessi e nelle potenzialità nostre e del nostro territorio.
Con Kahil Gibran: «Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso».

Roma 1870: caporale Thérisod

Il nome del caporale Thérisod nel monumento romano dedicato ai Caduti di Porta PiaAd un appuntamento, purtroppo luttuoso, con la Storia non mancò il caporale dei bersaglieri Louis David Thérisod, ucciso da un colpo di fucile in piena testa. Forse ebbe il tempo di pensare per un attimo alla sua Val di Rhêmes o forse no. Certo divenne un eroe nazionale, finendo nella lapide dei caduti a Roma il 20 settembre del 1870, 150 anni fa come oggi. Ricordo che qualcuno mi disse, ma non ho trovata una traccia documentale, che fu il primo morto in quella battaglia.
Mi riferisco alla Breccia di Porta Pia, che pose fine al potere temporale del papato: il Regno d'Italia conquistò Roma armi in pugno. I bersaglieri sconfissero gli zuavi pontifici e, al pari del re sabaudo Vittorio Emanuele II «usurpatore delle province ecclesiastiche», furono scomunicati da Pio IX (Papa assai discusso, autore del "Sillabo contro ogni forma di modernità" e delle ultime condanne di patrioti alla ghigliottina) per aver innalzato il tricolore sulla città eterna.

Silenzio elettorale

Silenzio!No, non farò propaganda elettorale dopo la mezzanotte di ieri. Lascio il materiale precedentemente pubblicato, ma mi atterrò alle regole, com'è giusto che sia. Già con tanti candidati regionali e comunali a martellare abbiamo affaticato i cittadini ed è bene che ci sia il silenzio elettorale, per quanto anche questa volta sarà... rumoroso per assenza reale di contromisure per i fracassoni.
L'esperienza, anche per chi l'ha già fatta molto volte, è stata utile per almeno due ragioni. La prima con molte persone in una campagna elettorale basata più del solito sul dialogo diretto. Ciò ha permesso di avere percezione di problemi, punti di vista, speranze, preoccupazioni. Questo è uno degli aspetti importanti della Politica: prendere il polso della società in cui si vive per evitare di trovarsi prigionieri delle proprie convinzioni.

'Ndrangheta in VdA: dalle condanne elementi di riflessione

Giornalisti ed avvocati fuori dal Tribunale di Aosta durante il processo 'Geenna'Il 16 settembre si iscrive come data nella storia valdostana in attesa dei prossimi gradi di giudizio. Si è chiuso infatti un primo capitolo dell’inchiesta "Geenna" sulla 'ndrangheta in Valle d’Aosta.
Già il nome scelto dagli inquirenti suonava come una scelta inquietante, visto che se ne parla nell'apocalittica giudaica e nel Nuovo Testamento ed è il luogo di eterna dannazione, inferno. Prende nome da una valle a Sud Ovest delle porte di Gerusalemme, oggi detta "Wādī er-Rabābī", che fu segnata di anatema dal Re Giosia per essere divenuta sede del culto di Moloch, che imponeva la pratica di bruciare in olocausto i bimbi dopo averli sgozzati. Roba da brividi, probabilmente - per chi ha letto le carte - confacente ad imprese horror ben diverse dai protagonisti delle vicende di cui trattiamo, che però ha assunto nella condanna inflitta un valore simbolico da non sottostimare e probabile antefatto di nuovi filoni d'inchiesta che fanno tremare chi nella politica e nella società valdostana ha giocato con il fuoco e me ne dolgo.

10 bis) Diario di un candidato

Il predicatore James Freeman ClarkePer fortuna durante la campagna elettorale (la cui origine militaresca è evidente nel termine "campagna") non si è sempre in riunione ed on the road, ma ci sono momenti di pausa e di riflessione, in cui ci si trova a ragionare sul perché si sia scelta la partecipazione alla competizione con quel mettersi in gioco che non è mai banale.
Si dice: «metterci la faccia» e non solo quello di questi tempi, in cui bisogna anzitutto evitare di finire nel mazzo dei politici considerati inefficaci o ladri. Spiccare non è facile con quella parte di cittadini ormai facinorosi per partito preso e senza distinguo.
«Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Ho usato anche io questa frase che viene ascritta ad Alcide De Gasperi, il leader democristiano che ebbe un ruolo eminente nella politica italiana del dopoguerra e finì in fretta fuori gioco.

La Scuola si riapre ma...

La ministra all'Istruzione Lucia AzzolinaParlo con chi nel mondo della scuola si è occupato dell'odierna riapertura delle scuole e registro la preoccupazione per le norme che dovrebbero rendere sicura la vita degli alunni, degli insegnanti e di tutto il personale scolastico. La macchina dell'Istruzione, fra Stato, Regioni, Comuni ed Autonomia scolastica, è partita tardi, con scelte contraddittorie annunciate e smentite durante l'estate. La rincorsa di questi ultimi giorni è una situazione a macchia di leopardo fra eccellenze e mediocrità, che mostrano una situazione squilibrata con diseguaglianze che peseranno su tutti.
Sarà pur vero che la responsabilità di quanto sta avvenendo ha molti colpevoli, ma mai come questa volta il pesce puzza dalla testa e la svampita ed imbelle ministra Lucia Azzolina spicca su tutti.

10) Diario di un candidato

Il sottoscritto durante la presentazione della lista 'VdA Unie'Le elezioni, per chi ci partecipa, sono un passaggio impegnativo, perché ci si mette in gioco. Siamo, tra Regionali e Comunali, un esercito di oltre mille persone che percorrono il proprio territorio o l'intera Valle d'Aosta. Dietro di loro familiari, amici, simpatizzanti che compongono assieme un bel numero di persone che si danno complessivamente da fare in un turbinio di contatti e con "santini" che distruggono un pezzo di foresta amazzonica per via della carta impiegata. Dai più esperti di lungo corso alle nuove leve sulla scena ce n'è per tutti i gusti.
La rarefazione dei comizi, strumento del resto ormai fuori gioco, crea per i candidati una difficoltà nell'esprimersi dal vivo con un pubblico in carne ed ossa ed è un peccato perché si tratta di un apprendistato interessante.

9) Diario di un candidato

I cartelloni elettorali delle Regionali in piazza Chanoux ad AostaQuando mancano alcuni giorni alle elezioni ci si trova, per chi abbia già vissuto l'esperienza, come avveniva da bambino nel salire in cima alla scala di uno scivolo: basta poco e ci si trova in fondo al gioco. Tutto si muove velocemente e cresce l'attesa e mai come quest'anno ciò avviene con parecchie incognite su cui alla fine è meglio non soffermarsi. Odio la logica di drammatizzazione delle urne, quando invece si tratta di un passaggio logico in una democrazia.
Anche i punti "da fare subito" scritti nel programma dovrebbero essere integrati dalle molte scoperte avvenute. Questo è in fondo la forza dei contatti personali, utili non solo per sondare gli umori, ma per scoprire cose che non si conoscevano ed a cui dare soluzione, perché questo è il compito principale di un eletto, non insultarsi all'infinito in Consiglio Valle.

Nessuno spazio per la 'ndrangheta

Imputati ed avvocati entrano al Tribunale di Aosta per il processo 'Geenna'Per me il "caso Caminiti" si riassume nel vivo dissenso espresso dalla Lista verso la sua scelta di far parte del gruppetto ritrovatosi sotto il Tribunale di Aosta per solidarizzare, nel suo caso, con Marco Sorbara. Personalmente trovo quanto avvenuto inconcepibile e persino nocivo per la difesa delle persone sotto processo. Il caso vuole che passassi nella zona, ma non in vista di via Ollietti, e scambiassi un applauso lontano come chissà quale festeggiamento. La scoperta successiva da una notizia di cronaca mi ha lasciato esterrefatto. Mai ad Aosta avrei pensato a qualcosa del genere.
Vincenzo si è scusato con la Lista, segnalando il suo impegno contro la mafia attraverso anche il suo lavoro da consigliere comunale, ma nel contempo è tornato a dire che era null'altro che un modo per dimostrare la sua amicizia per Sorbara. In un suo messaggio inviato ai colleghi di Lista, che in vario modo avevano criticato i fatti e lamentato le conseguenze per la credibilità di tutti, ha precisato che per non creare disagio non parteciperà a nessun incontro pubblico.

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