blog di luciano

L'interessante zoologo

Il libro di Ferdinando BoeroI cani non sono bambini piccoli o loro controfigure, sono cani. A costo di essere antipatico vorrei dirlo e ripeterlo all'infinito, reduce per altro da una lettura utile di un libro interessante dello zoologo Ferdinando Boero dal titolo "Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine". Sottotitolo: "L'uomo e il suo rapporto con gli altri animali e le leggi della natura" (Manni editore).
Il libro risponde con garbo e ironia, ma senza seguire mode, ad alcune domande, del genere: Che tipo di animale è l'uomo? E come si comporta con gli altri animali? Con quelli che mangia, con quelli che veste di cappottini firmati, con quelli verso cui prova solo ribrezzo? Il suo, capitolo dopo capitolo, con brevità e efficacia, è un viaggio nella storia dell'uomo nella biosfera: da quando l'Homo sapiens ha iniziato a cacciare, e poi allevare, fino alla "conversione animalista". E ci racconta quali sono i rapporti tra le specie: dalla predazione (gli animali che cacciamo e alleviamo), alla simbiosi (l'animale con cui si convive), allo schiavismo (quello che lavora per noi) fino alla "pet therapy" ed alla patologia - messa alla prima riga - di considerare un cane come un bebé da esibire.
Vorrei ora citare qualche passaggio che considero illuminante.
Sugli animalisti: «Casanova era un ginecofilo (un amante delle interazioni con l'apparato sessuale femminile) e non un ginecologo (uno studioso dell'apparato genitale femminile). Ora, tutti concordano nell'assurdità di affidare un reparto di ginecologia a un playboy. Ma non è assurdo, per i più, affidare la gestione e la protezione della fauna a zoofili-animalisti, e non a zoologi. Gli amanti dei cani sono cinofili (da non confondere con i cinefili, che amano andare al cinema) ma non è detto che un cinofilo sia altamente competente».
Idem: «Gli animalisti, in un certo senso, rinnegano la nostra storia di cacciatori e raccoglitori e la nostra stessa evoluzione. Non vogliono far male ad alcun animale e considerano un assassinio l'uccisione di membri del regno animale. Forse proprio tutti no, magari uccidono scarafaggi e ratti, ma non ci metterei la mano sul fuoco. La sperimentazione animale ci ha permesso di sviluppare i farmaci e le tecniche dei trapianti; non credo che gli animalisti rinuncino alle cure mediche perché hanno richiesto l'uccisione di animali. Ma, ancora, non ci metterei la mano sul fuoco. Il fanatismo può portare molto lontano dalla razionalità».
Sui cani da combattimento: «Queste razze non dovrebbero esistere. Questi cani dovrebbero esser fatti accoppiare con cani di altra indole, fino a far scomparire le loro caratteristiche, quelle per cui sono stati selezionati».
Il caso dei "proprietari fanatici" e cito un solo esempio: «Ho scoperto, con disgusto, che esistono cibi vegetariani per cani. Ovviamente sono elaborati non per i cani, ma per soddisfare le aspettative dei proprietari dei cani, nel caso i proprietari siano vegetariani».
Sugli afrodisiaci per i cinesi: «I cinesi hanno qualche problema, diciamolo. La zuppa di pinne di pescecane viene molto apprezzata per il suo potere afrodisiaco. La lista di animali con potere afrodisiaco, per i cinesi, è lunga. Il corno di rinoceronte, per esempio. Oppure il pene di tigre, o di cervo. Pare che i cinesi ci tengano molto alle erezioni e sono disposti a far estinguere una specie in cambio di un aumento di virilità. A dir la verità, visto il tasso di riproduzione che hanno, non dovrebbero averne molto bisogno, anzi, dovrebbero cercare qualcosa che la diminuisca».
Infine una considerazione fulminante sui lupi, i nuovi conquistadores: «Intanto, con il ritorno dei lupi, dovremo stare un po' più attenti quando circoliamo nei boschi. Chissà che non ci faccia bene correre il rischio di essere mangiati, che non ci insegni un po' dell'umiltà che abbiamo perso, andando verso una incurante stupidità derivante da un immotivato complesso di superiorità».
Alcune fra le molte pillole di saggezza.

Chi fa e chi non fa

Mattoncini 'Lego'Viviamo in un mondo complicato ed ogni tanto ti domandi se una vena di crescente pessimismo sia un'impressione passeggera o qualche cosa di grave incomba ormai su di noi. Temo la Storia, che cammina sulle gambe degli uomini, stia per farci affondare da qualche parte dopo decenni pieni di contraddizioni, ma in cui si era rimasti grossomodo in superficie.
Lo si vede da grandi argomenti e da impressioni più fattuali, che danno il segno dei tempi più di molto altro.
Avere a che fare con decisioni politiche significa, nell'attuale sistema, adoperare i diversi strumenti normativi ed amministrativi per assumere delle decisioni. Quindi questo vale sia per i politici che per dirigenti e funzionari, sapendo quanto le regole attuali leghino - nella complessità di un diritto amministrativo sempre più involuto e pieno di trabocchetti - i rispettivi destini.

Il filo sottile della Vita

Una calamita con la citazione di Nazim Hikmet"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto"
.
(Nazim Hikmet)

Di fronte alla lettura di una poesia (ed il genere letterario è ingiustamente in crisi) ci sono sempre pensieri, che inevitabilmente si mischiano con quanto ci gira attorno e ci colpisce.
Capita a tutti di riflettere - e cercherò di spiegarmi - su quanto possa essere sottile la soglia fra la vita e la morte, fra la gioia e il dolore. Talvolta ci si accorge di essere stati vicini a questo passaggio per un avvenimento evitato per un soffio, quando si può dire, tirando un sospiro di sollievo: «L'ho scampata bella!».

Come Fantozzi all'Ikea

Io all'IkeaCi vorrebbe la penna "alla Gogol" di Paolo Villaggio e la capacità di immedesimarsi nel suo personaggio Ugo Fantozzi, che ha segnato un'epoca con la sua maschera ed il suo linguaggio, per descrivere come ci si possa porre di fronte al diktat della gentil consorte nel cuore dell'estate: «facciamo un salto all'Ikea». Verrebbe da rispondere con un tranchant: «Agosto, moglie mia non ti conosco» e darsi alla macchia. E, invece, si sale in macchina...
Ricordo che il fondatore di questi giganteschi store di mobili e oggettistica da casa si chiamava Ingvar Kamprad ed è morto nel gennaio di quest'anno alla veneranda età di novantun anni. Ricordo macabri commenti di chi si chiedeva se anche la sua bara sarebbe stata da montare, prima delle esequie.

Il Nord-Ovest dei "Tir"

Il cantiere della 'Tav' in Val SusaSpiace dover tornare con chiarezza su un punto essenziale per il futuro della piccola Valle d'Aosta e del suo ruolo cardine per il trasporto delle merci in Europa e per il flusso turistico attraverso le Alpi verso il Mediterraneo e, all'inverso, in direzione Nord Europa.
La "Tav", cioè il traforo ferroviario nella tratta "Torino - Lione" con lungo tunnel sotto le Alpi, è diventato terreno di scontro per larga parte della Val di Susa. Questo è avvenuto - lo dimostra la mancanza di analogo movimento popolare avverso per l'ancora più lungo traforo ferroviario del Brennero - perché non c'è stato un dialogo iniziale con la popolazione pacifica e gentile, cui si sono appiccicati nel tempo nella protesta movimenti, anche violenti, dai "no-global" ai centri sociali, dai "grillini" agli "anarco-insurrezionalisti". Insomma: dal diavolo all'acqua santa. Tutti contro la Ferrovia diavolaccio, capitalista, distruttrice, sintesi di lobbies orrende ed avanti con le peggio cose.

Da Aymavilles alla rete dei castelli

Il castello di AymavillesI castelli restano uno degli aspetti più importanti della civiltà valdostana, coprendo il territorio con costruzioni diverse e originali. In epoca di un fiorire del turismo culturale, è questa una fonte di attrazione sicura, anche se si stenta a trovare soluzioni gestionali che li valorizzino in rete e diano ad ogni edificio, laddove possibile, una destinazione che offra proprio un senso di insieme, ricco di attrattività. Per non dire della mancanza di campagne pubblicitarie, specie in un'epoca in cui ci sono modalità meno costose che in passato, attraverso i "social". Ma sembrano mancare una regia efficace e idee innovative.
Scriveva Bruno Orlandoni, storico dell'arte di grande spessore (è stato anche mio professore!), in un articolo per una pubblicazione svizzera: «I castelli medievali rappresentano, la cosa è nota, uno degli aspetti caratterizzanti del paesaggio valdostano».

La nostalgia può sorridere

I cassetti dello scrittoio di famigliaMi capita, d'estate, di essere nostalgico ed è strano, perché chissà che questo non sia uno stato d'animo più autunnale. E' come se infilassi la testa - ma lo faccio solo mentalmente - nel cassetto di quel grande scrittoio di famiglia che si trova nella casa di Verrès dei miei genitori. Ci sono lì conservate scatole e scatole di fotografie, che forse una volta avevano avuto un senso, ma poi - con il grande scartabellare di chi ci ha messo il naso - è oggi un insieme piuttosto informe fatto di persone e di epoche. In certi casi basterà pochissimo perché una parte di queste persone non siano più riconoscibili e dunque cadranno nell'oblio senza storia: hanno ancora un volto mostrato allora alla macchina fotografica, ma senza più un racconto e una personalità.

Campzero: novità e riflessioni

L'hotel 'Campzero' ad AyasNell'approssimarsi del Ferragosto, appare in modo plastico - dovunque si vada in Valle d'Aosta - come il Turismo sia sempre più un settore importante (il doppio rispetto alla media italiana) e lo scrivo senza troppo entrare nel merito della stagione in corso. Non lo faccio anche perché c'è sempre il rischio di sbagliare: in apparenza giugno e luglio non sono stati un granché, ma esperienze del passato - pessimismo immediato, buoni esiti dei dati - invitano alla prudenza. Il che ci pone come alternativa: o sul breve vince il mugugno od i dati che raddrizzano l'impressione negativa a caldo non sono sempre probanti.
Ma il settore turistico, pur tra molte contraddizione, resta un caposaldo e lo mostra il trend storicizzato di un'economia valdostana che, dal dopoguerra ad oggi, ha visto cambiamenti epocali. Pensiamo - con un cenno - all'esplodere dell'impiego pubblico, alla crescita dei servizi e al ridimensionamento brusco dell'agricoltura e dell'industria.

Non dimentichiamo le panchine

La storica 'panchina valdostana'Leggo di un certo Romano, in Provincia di Treviso, che ha chiesto al suo sindaco di sostituire con una nuova una vecchia panchina situata davanti alle "Poste" del paese per regalarla alla sua futura moglie. Un gesto romantico perché è lì che si conobbero con una patina di antico in epoca di "chat" per incontri. E' stato intelligentemente accontentato e penso con un brivido alla montagna di scartoffie che saranno state date in pasto alla burocrazia per chiudere la pratica.
Credo che ognuno di noi abbia qualche panchina nei suoi ricordi, che fosse laddove si andava da bambini, un posto di incontro con la compagnia, un luogo dove si assisteva a uno spettacolo o ad una gara sportiva e anche qualche primo bacio con labbra tremanti e tempesta ormonale. Vedo in certi paesi vecchietti a discutere sulle panchine e mi immagino che siano lì che già si ritrovavano da bambini nella mai ferma ruota della vita.

Basta ambiguità sui vaccini!

Uno dei manifesti 'novax'Ne parlo dopo la scelta di rinvio di un anno, per mano dei "Cinque Stelle", della norma sull'obbligo vaccinale nelle scuole. Ho letto molto dei "novax", compresi dialoghi fra alcuni di loro che svelano maggiormente le scelte tattiche e strategiche, perché non in pubblico. Durante le recenti elezioni regionali, ho visto delle "mailbombing" verso partiti e candidati con poste elettroniche, alcune civilissime, altre degne di uno psichiatra. Segno di come sanno organizzarsi minoranze chiassose (alla fine a scrivere sono state poche persone ma, arrivando assieme, le mail sembravano di più) per colpa di maggioranze silenziose, che subiscono atteggiamenti attaccanti e toni sopra le righe. Spesso il silenzio in democrazia non è d'oro, perché lascia spazio all'irrazionale, che colpisce anche persone colte che precipitano nei pregiudizi e nelle fantasie.

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