blog di luciano

Violenza e dolore

A Kiev, un padre veglia il corpo del figlio soldatoLa violenza e il dolore sono insiti nella guerra. Fa paura leggere un passaggio scritto da Sigmund Freud, che più di altri scavò nella mente umana, se applicato anche a quanto stiamo vivendo in Europa di questi tempi: «Lo Stato in guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l'individuo. Esso ha fatto ricorso, nei confronti del nemico, non solo a quel tanto di astuzia permessa, ma anche alla menzogna cosciente e voluta, e questo in una misura che va al di là di tutto ciò che si era visto nelle guerre precedenti. Lo Stato impone ai cittadini il massimo di obbedienza e di sacrificio, ma li tratta da sottomessi, nascondendo loro la verità e sottomettendo tutte le comunicazioni e tutti i modi di espressione delle opinioni ad una censura che rende la gente, già intellettualmente depressa, incapace di resistere ad una situazione sfavorevole o ad una cattiva notizia. Si distacca da tutti i trattati e da tutte le convenzioni che lo legano agli altri Stati, ammette senza timore la propria rapacità e la propria sete di potenza, che l'individuo è costretto ad approvare e a sanzionare per patriottismo».

Negazionisti, bastian contrari e cretini

Una manifestazione in Serbia a favore di Vladimir PutinIl "negazionismo" è una corrente storica che ha avuto spesso pesanti risvolti politici. Non si limita a reinterpretare determinati fatti della storia in modo contrario a quello comunemente accettato dagli storici ("revisionismo"), ma si spinge fino a negare la realtà storica di alcune vicende. Si usa principalmente a proposito di avvenimenti legati al fascismo ed al nazismo. Il caso più clamoroso è chi ha scritto dell'Olocausto come un'invenzione.
Ora il negazionismo si può nella sua essenza allargare con tranquillità alla frangia più estrema dei "no-vax" che ha negato la gravità del covid-19 ed ha rotto le scatole per tutta la pandemia. In questi giorni rispuntano con un'armata Brancaleone che nega, arrampicandosi sugli specchi, la gravità dell'aggressione russa all'Ucraina.

Lo spazio pubblico da riempire

Piazza Chanoux ad AostaLa vita continua anche in tempi grami. Era così durante la fase più drammatica della pandemia con le paure derivanti e le conseguenze gravi, che non bisogna dare per concluse. Lo è per le minacce della guerra in Europa che creano apprensioni ancora più grandi ed ovvia partecipazione al dolore degli ucraini. Si aggiungono problemi incombenti come la crisi energetica conseguente, il cambiamento climatico che prosegue ed il crollo demografico in corso. Chiudo l'elenco.
Per fortuna ogni questione che assilli e preoccupi non ci impedisce di vivere. Altrimenti che esistenza sarebbe se non riuscissimo a continuare a fare delle cose normali, quotidiane. Saremmo sempre allarmati, depressi, frustrati, prigionieri di preoccupazioni e fobie.
Intendiamoci, però, non che si debba far finta di niente.

Putin usa la denazificazione come alibi

Una manifestazione di esponenti di Azov«Fascista!». L'epiteto - che sia chiaro squalificante per tutto quel che porta con sé - l'ho sentito usare sin da quando avevo i calzoni corti. Era spesso adoperato a proposito e spesso a sproposito e, assieme ad "antifascismo", ho sempre pensato che certe parole vadano usate bene e non a vanvera, perché sono a rischio deprezzamento.
Ecco perché condivido quanto scritto a margine della guerra da Ernesto Galli della Loggia sul "Corriere": «Dopo aver fatto per settant'anni tutto quanto umanamente possibile per screditare il comunismo - sforzo, ammettiamolo, coronato da uno strepitoso successo - la Russia sta facendo ora la stessa cosa con l'antifascismo. Renderlo per sempre una merce avariata proclamando che l'aggressione all'Ucraina condotta dal suo esercito con centinaia di donne e bambini massacrati sotto le bombe e migliaia di case sbriciolate dai missili costituisce un'eroica battaglia contro quel noto nazista che risponde al nome di Volodymyr Zelensky». Ovviamente assunto ridicolo, essendo fra l'altro il Presidente ucraino ebreo e dunque come diavolo potrebbe occhieggiare al nazismo!

Persone cancellate

La prima manifestazione dei 'no-vax' valdostani, nell'aprile 2021Viviamo certo tempi difficili, che forse non ci aspettavamo. D'altra parte la Storia è fatta così ed è facile scriverla ex post. Molto più difficile, quando si è in mezzo agli avvenimenti, capire quale piega prenderanno. Lo abbiamo visto con il maledetto virus, che sembrava un'eco lontana e poi ci ha ammorbato la vita.
Basta leggere la memorialistica sulle guerre mondiali per capire come sia facile sui libri ricostruire i meccanismi che portano ai tragici eventi, ma chi era allora contemporaneo vedeva svolgersi le vicende senza affatto avere consapevolezza dello svolgimento successivo, che risulta così chiaro a noi posteri.
Appartengo alle persone che non portano rancore. Non so se sia un pregio nella vita e soprattutto in politica, dove ho vissuto per così lungo. Conosco persone e naturalmente politici vendicativi, che non sanno mai perdonare neppure quando il torto era ampliamente dalla loro parte. In fondo le cose si accoppiano, come diceva Oriana Fallaci, donna dal carattere difficile: «La vendetta è volgare come il rancore».

Quella "Z" insanguinata

Il sergente Garcia con la 'Z' di ZorroChe la "Z" sia diventata il simbolo dell'aggressione russa all'Ucraina fa discutere.
A me viene in mente un'espressione importante, prima di venire al punto: in greco "Ζῷον πολιτικὸν - Zōon politikon", vale a dire "Animale sociale", il pezzo completo, tratto dalla "Politica" di Aristotele, recita: «E' evidente che lo stato discende dalla natura, e che l'uomo per natura è un animale sociale».
Quel che capita quando c'è una guerra, come in Ucraina, sembra la negazione totale di questo essere sociali e la "Z" resta un mistero da chiarire.
Ne ha scritto con acume Aldo Grasso nella sua rubrica televisiva sul "Corriere" non a caso: «Cosa significa quella "Z" tracciata sui blindati e sui furgoni russi in Ucraina e che non è neppure una lettera dell'alfabeto cirillico? L'ha spiegato molto bene Stefano Montefiori: "la "Z" sta per "Zapad" (ovest, la direttrice principale dell'invasione). E' caduta l'ipotesi che fosse una sorta di beffa nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un po' come quando si scriveva il nome del nemico sui missili destinati ai bombardamenti. Da segno di riconoscimento, la "Z" è diventata un simbolo patriottico di sostegno ai soldati e alle decisioni del tiranno».

L'esame di 40 anni fa

Il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti...Questa storia del tempo che passa e si invecchia resta una grande rottura di scatole. L'unica consolazione è che ci si trova sulle spalle uno zaino di esperienze e di ricordi che si fa sempre più grande. Quando si finisce di fare e di imparare cose nuove - cosa buona e giusta - si sbaglia di grosso e si passa con rapidità al rimbambimento.
Ricordo sempre il mio coéquipier a Roma, il Senatore César Dujany, morto mentre si approcciava al secolo di vita: andavo a trovarlo e lui mi mostrava il libro che stava leggendo e mi interrogava con curiosità intellettuale di fronte ad un caffè su cose grandi e piccole. La sua era in ginnastica mentale a dispetto dei guai fisici sui quali sorrideva benevolmente.
Ci pensavo appiccicando il bollino dell'Ordine dei giornalisti sul tesserino avuto ormai quarant'anni fa con l'esame da giornalista professionista. Era il 1982, anche se in realtà avevo cominciato a fare il giornalista in una radio di Torino nel 1978.

Democrazia contro autocrazia

Xi Jinping brinda con Vladimir PutinTempi difficili non solo politicamente ma umanamente. Storie di guerra fatte di crudeltà e dolore con un'umanità per larga parte attonita di fronte ad una guerra inaspettata, ma che vede tutti egualmente resi prigionieri delle circostanze.
Alla fine si staglia con chiarezza la posta in gioco nel rapporto con le due grandi incognite nel mondo: la Russia e la Cina. Non che non ci siano altri Stati o gruppi terroristici che creino grattacapi all'Occidente, ma questi regimi post comunisti ormai sono autocrazie distantissime dalle nostre democrazie e come tali nostri nemici sul piano dello Stato di Diritto.
Il tema non è banale e senza mettere benzina sul fuoco, perché non ce n'è affatto bisogno, siamo ad uno snodo sulla visione del futuro dell'umanità. Chi pensava - ed ogni tanto da ragazzo ci speravo - che la democrazia fosse per ogni dove il vero «sol dell'avvenire» (scusate la battutaccia) si è scontrato con una realtà cruda. Penso alle democrazie più deboli (come nell'Est Europa) che pencolano verso il rischio autocrazia e le autocrazie vere e proprie, purtroppo anche in molti Paesi nel post-colonialismo.

Ucraina vicina e lontana

Vladimir Putin autografa il gasdotto 'Nord Stream'Questo conflitto in corso a causa dell'aggressione della Russia cambia qualcosa nella nostra piccola Valle d'Aosta?
Il primo aspetto - tristemente semplice - è che con poco meno di 1.800 chilometri fra noi e Kiev non siamo distantissimi, così come non lo eravamo nel 1986 a 1.700 chilometri da Chernobyl. Il tristemente famoso incidente alla centrale nucleare dimostra come bisogna essere vigili rispetto ai rischi che Vladimir Putin decida di usare laggiù una bomba atomica anche assai localizzata per stroncare i combattimenti.
Ragioniamo sul fatto che proprio in Crimea i valdostani - per ragioni storiche e scusate la digressione, ma dimostra la profondità delle guerre - ci andarono.

Il delirio russo

La scrittrice Sofi Oksanen«La paura è la cosa di cui ho più paura».
(Michel de Montaigne)

Certo che ho paura, come immagino tutti in questi giorni. La situazione internazionale con le vicende dell'Ucraina invasa dalla Russia con ferocia dimostra il peso della Storia e di quella bestia feroce che è la Guerra.
Una guerra in Europa, che sentiamo vicina, anche se dovrebbero farci orrore tutte le guerre, ma certo è proprio l'Europa ad averne viste di terribili e sanguinose nei millenni.
Ammoniva, con spirito federalista, nel 1947 Luigi Einaudi: «Noi riusciremo a salvarci dalla terza guerra mondiale solo se noi impugneremo per la salvezza e l'unificazione dell'Europa, invece della spada di Satana, la spada di Dio; e cioè, invece della idea della dominazione colla forza bruta, l'idea eterna dalla volontaria cooperazione per il bene comune».

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