blog di luciano

Mare al plurale

mare_maggio2009.jpgIl mare è come la montagna: usare il singolare non ha senso. Infatti ci sono i mari e le montagne, che al plurale consentono di dar conto di infinite varietà.
Amo il mare, sopra e sotto la sua superficie, per quella parte ligure della mia ascendenza, antica e recente, che mi ha consentito lunghe frequentazioni, accentuate dalla contemporanea conoscenza di altri mari e ciò senza rinnegare, semmai arricchendolo, tutto quel che di montanaro sento in me.
Con il tempo, mi sono anche convinto che, nella complessa formazione culturale dei popoli alpini (compreso quello valdostano, geograficamente distante da uno sbocco al mare), non è indifferente la presenza del Mediterraneo, inizio e fine della catena montuosa, con i suoi percorsi, le interessenze, i legami, i contatti.

Costume

cravatta.jpgHo vissuto per anni, nella forma prevista dall'ufficialità, in giacca e cravatta. In fondo era una specie di divisa - due vestiti blu e due grigi a rotazione - con la variante delle cravatta. Ma il costume si evolve: si avverte uno scricchiolio nell'uso della cravatta e dell'abbigliamento formal e a dare il destro sono gli Stati Uniti, da dove le tendenze si diffondono, ma basta un giretto nelle istituzioni europee per vedere che anche ad esempio gli scandinavi non scherzano.
Tuttavia, questi giorni di canicola - e tenendo conto che sono lieto io stesso di essere meno "pinguino" grazie ai miei attuali ruoli che rendono possibile un uso di abbigliamento più décontracté - mostrano come la linea possa essere troppo sottile. In certi uffici pubblici sembra di essere in spiaggia e ci si domanda quale sia il ragionevole limite.

Parlamento

montecitorio_esterno.jpgNelle quattro Legislature a Montecitorio penso di aver approfondito il funzionamento della Camera dei deputati e anche del Senato della Repubblica, avendo potuto frequentarlo sia quando ero Sottosegretario ma anche, più ordinariamente, attraverso le Commissioni bicamerali, dove siedono assieme deputati e senatori. Da allora, credo con cognizione di causa e non per un istinto corporativo, difendo la democrazia rappresentativa.
L'attacco di ieri alle Camere del Presidente Silvio Berlusconi conferma l'esistenza in Italia di una corrente trasversale (a destra come a sinistra), demagogica e populista, antiparlamentarista, che ha avuto il suo culmine in Italia nell'Ottocento e nel Novecento, tornando vivace in questi anni nella polemica, a tratti ossessiva o "da bar", sulla "Casta".
Intendiamoci: non che non ce ne siano le ragioni. Oggi solo un imbecille potrebbe difendere a spada tratta la classe politica e io stesso potrei elencare storture e vergogne. Ma del regime parlamentare, migliorabile e da rendere più efficace, certamente non si può fare a meno, essendo uno dei pochi antidoti ad ogni voglia, vera o presunta, di autoritarismo.
Un uomo solo al comando è una situazione da evitare.

L'Aquila e i Vigili del fuoco valdostani

l_aquila_autogru.jpgAll'indomani del terremoto, i nostri Vigili del fuoco (professionisti con l'apporto dei volontari) hanno assunto il comando di una vasta zona della città, dove complessivamente ci sono stati danni enormi per il terremoto e spero di essere smentito nel dire che ci vorranno anni per un ritorno alla normalità.
Segnalo il generale malessere registrato in loco: una vera bomba ad orologeria.
Ogni giorno, i nostri pompieri aiutano gli abitanti che hanno abbandonato la loro abitazione, a recuperare - in una dolorosa visita domestica - quanto è loro necessario: spesso si tratta solo di una fotografia di una persona cara morta nel sisma.
I nostri Vigili del fuoco lavorano anche in numerose chiese crollate, compresa quella, in parte sfigurata, nella piazza principale dell'Aquila.
Tante macerie, segno tangibile di molte sofferenze, stringono il cuore.

Mucche da export

mucche_riposano.jpgLa storia dell'addomesticamento e della lunga convivenza uomo-animale fra le mucche di razza valdostana e i valdostani è degna di un film a puntate, che attraversi i millenni con tutte le trasformazioni della zootecnia. Mi sfugge, però, il significato delle decisioni recenti che prevedono una logica di conquista di nuovi territori.
Che ci fossero bovine valdostane in Piemonte era comprensibile, che si fossero spinte in allevamenti ad Imperia interessante, che persino in Marocco sui Monti dell'Atlante ci fosse stata qualche esportazione di capi era nelle cose, ma che oggi si immagini una "stalla modello" valdostana in Romania (studiata, studiatissima...) con mire sugli alpeggi dei Carpazi apre il cuore ma fa vacillare il portafoglio.
Al momento della partenza, tutti a salutarle con il fazzoletto in mano.

Lucolani e valdostani

lucoli_viale_vda.jpgLa presenza della Valle d'Aosta nel Comune abruzzese di Lucoli, derivata dalla casualità dell'emergenza, è stata alla fine una circostanza positiva.
Un paese che ha un vasto territorio montano, salendo sino ad alta quota, e dove il carattere dei locali risente di un'antica cultura rurale appenninica, che ha analogie con la nostra identità alpina. Per questo anche i nostri uomini (e donne!) della Protezione civile lavorano bene e direi con grande partecipazione umana, spesso venata dalla commozione, di fronte ad una popolazione composta da molti anziani.
Prevale nelle persone una paura delle scosse che non appare per nulla attutita dalla lunga storia di drammi derivanti dai capricci del terremoto, che questa terra e i suoi abitanti si portano dietro da secoli.

Una stella cadente

emile_chanoux.jpgSessantacinque anni fa moriva Émile Chanoux. La sua fu l'uccisione dell'esponente valdostano di maggior spicco dell'antifascismo locale per la sua visione prospettica, il carisma naturale e la capacità organizzativa. Il suo martirio ha assunto un valore ideale e una forza che hanno attraversato il tempo, come solo i simboli sanno fare.
Ritrovo in alcune carte di mio zio Émile Caveri, internato poi in Germania e ingegnere alla "Cogne" nel dopoguerra, alcune missive inviategli da Chanoux nel periodo del militare, che testimoniano dell'uomo - in questo caso dell'amico - nella sua quotidianità. Una dimensione privata che con la dimensione pubblica e quella politica ci restituiscono l'immagine di una persona che diventa un esempio malgré lui, nel senso che avrebbe certamente desiderato vivere e restare il faro della libertà reclamata dai valdostani. Infatti la sua dimensione eroica è scevra della retorica - che nulla avrebbe avuto a che fare con il federalismo personalista - di una "bella morte" e ha la sua incisività nell'evidenza scolpita nella nostra storia di una parabola drammatica, con la lucentezza di una stella cadente nel buio di un regime dittatoriale, di chi sa morire, con la tenacia di una dirittura morale, per difendere le proprie convinzioni.

Lettori di carta

fiera_del_libro_vda.jpgMi fa piacere quando certi miei pessimismi - invecchiando sto diventando brontolone? - svaporano di fronte a buone notizie.
E' il caso del mercato del libro: leggo che dalla "Fiera internazionale del Libro" di Torino emerge un quadro positivo dell'editoria, che si sostiene essere appena sfiorata dalla crisi economica, e soprattutto sostenuta da una buona propensione alla lettura.
Non lo avrei mai detto e avrei semmai scommesso sul contrario, parendomi invece crescente il numero dei "non lettori" o dei lettori con il contagocce.
Sarà che predicare l'ottimismo è il Verbo di moda, ma mi sfuggirebbe in questo caso il vantaggio di dipingere di rosa la situazione.

Ricordi

l_aquila_palazzo_governo.jpgNon ho conosciuto mio nonno René Caveri, morto a 81 anni nel lontano 1948. Prefetto di carriera, per la sua mancata adesione al fascismo, divenne poi, rientrando ad Aosta, Direttore amministrativo dell'Ospedale Mauriziano.
L'anedottica familiare dà conto delle sue peregrinazioni attraverso l'Italia come già era capitato a suo padre Paul - e mio bisnonno - nel corso di un'analoga carriera prefettizia, che lo portò in Valle.
Mi colpiva da bambino il ricordo di mio zio Severino del breve soggiorno in Abruzzo (bellissime montagne e tante pecore!), quando il nonno fu per circa un anno, dal 1919 al 1920, Prefetto dell'Aquila.
Oggi, nello spettrale centro dell'Aquila, disabitato dopo il terremoto, spicca - perché pressoché raso al suolo - il Palazzo del Governo, dove il nonno con la famiglia abitò in quel breve periodo.

La tratta dei disperati

clandestini.jpgNel gran parlare del flusso dei disperati dei "barconi" all'assalto dell'Occidente, mi pare che manchi un tassello. Questi clandestini, che lasciano Paesi un tempo ipocritamente descritti come "in via di sviluppo" e che in realtà sono sempre più poveri e privi di elementari principi democratici, sono anzitutto le vittime di organizzazioni criminali che si arricchiscono con i dolori e le speranze altrui, spesso facendoli finire in pasto ai pesci o, come avviene ora, destinandoli persino ad una andata e ritorno grottesca nei suoi meccanismi che non stroncano il traffico. Sarebbe bene che su questo punto, fra le mille divisioni che si evidenziano sulle misure per rispondere a questa tratta di esseri umani, ci fosse una vera reazione internazionale o almeno europea, cercando i responsabili.
Mettere in galera chi specula sulle disgrazie dei poveri del mondo e li carica sulle imbarcazioni verso un improbabile Eldorado sarebbe almeno un segnale. Risolvere il problema vuol dire, ma ci vorrebbe ben altro spazio, riflettere sul rapporto Nord-Sud.

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