blog di luciano

Raddoppio del tunnel del Monte Bianco

tmb_10anni_processione.jpgIeri in Consiglio regionale sono intervenuto per ricordare le vittime del rogo di dieci anni fa. Ho parlato, come potete ascoltare nel contributo audio, di alcune questioni correlate (direttiva europea sulla sicurezza, investimenti ferroviari sulle Alpi, assenza di multe per chi non rispetta l'interdistanza, modernità dell'autostrada del Monte Bianco), ma non ho parlato in aula del raddoppio del tunnel, evocato dal collega del Pdl Massimo Lattanzi. Sia l'Ansa di ieri che La Stampa di oggi fanno pensare il contrario e ciò da vecchio cronista mi fa sorridere.
Non ne è ho parlato perché non era argomento e perché la mia contrarietà è stata ripetuta spesso. Oltretutto, se prima della partenza dei tunnel ferroviari Torino-Lione e del Brennero ci si poteva preoccupare per una scelta stradale su cui la Commissione europea si era già espressa negativamente e foriera in caso appunto di raddoppio di qualche rischio di eccesso di Tir attraverso la Valle, oggi la questione è risolta nei fatti.
I Tir diminuiscono da soli in barba ai pessimisti e la realizzazione degli attraversamenti ferroviari (con in più il completamento della linea ferroviario attraverso la Svizzera con la prossima apertura del nuovo Gottardo) sposterà le merci su treno e dunque l'andamento dei camion sarà in diminuzione.

Metano remoto

eni_store.jpgLa chiusura degli uffici "Eni" a Sarre è stata banalizzata.
In effetti il personale è quasi tutto transitato ad "Italgas" e dunque, dal punto di vista occupazionale, nulla cambia.
In realtà, però, pensando ad alcune azioni precedenti che ben conosco, spiace che "Eni" - oggi non considerato evidentemente un interlocutore utile nel ramificato settore energetico - se ne sia andato dalla Valle, lasciando diciottomila famiglie e centinaia di imprese collegate con il metadonotto nelle mani di remoti call center per ogni necessità grande o piccola. L'assenza di negozi convenzionati fa il resto e l'utente valdostano finisce per essere in una terra di nessuno e resta pure indeterminata la questione degli investimenti.
Per altro all'imminente scadenza delle convenzioni che riguardano la distribuzione del gas attraverso il metanodotto in Valle cosa potrà accadere senza un partner come "Eni"?

Aspettando il by-pass

binario.jpgTrovo piuttosto spiazzante che, dopo due "APQ" sulla ferrovia (Accordo di Programma Quadro, uno nel 2004 e uno nel 2006) stipulati fra Stato e Valle d'Aosta (con il sì del Piemonte, laddove necessario), si debba ancora tenere ferma la costruzione del by-pass ferroviario di Chivasso, malgrado i trenta milioni spendibili.
Come ho spiegato in un breve scambio di parole a Montecitorio con il Sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino - che pareva non saperlo, benché avesse avuto un recente incontro ad Aosta sulla ferrovia - la "lunetta" (o "baffo") di Chivasso consentirebbe, evitando l'inversione di marcia in quella stazione, di risparmiare una dozzina di minuti nella troppo lunga percorrenza fra Aosta e Torino.
Che a questa soluzione di buonsenso (già progettata e c'è da chiedersi chi risponderebbe di un eventuale danno erariale), di cui fruirebbero anche i canavesani che vogliono andare direttamente a Torino, si antepongano tavoli quadrati o rotondi smentisce tutta la retorica sui lavori pubblici da realizzare in funzione anticrisi.

Il rogo del Traforo del Monte Bianco

tunnelmb_rogo_camion.jpgAll'ora della tragedia, dieci anni fa come domani, ero alla Camera dei Deputati a Roma per intervenire in un dibattito sulle vicende dolorose della Jugoslavia. Le prime notizie per telefono non davano affatto conto della reale drammaticità dei fatti e delle dinamiche che portarono ai trentanove morti e alla chiusura per anni del traforo.
Seguii poi le vicende nelle mie funzioni parlamentari e al Parlamento europeo fui promotore di quella direttiva sulla sicurezza dei trafori stradali che tenne conto del rogo del Bianco per evitare che mai si ripetessero circostanza del genere.
Dieci anni dopo, manifesto due dispiaceri. Il primo è l'interdistanza, vale a dire l'obbligo di mantenere nel tunnel un certo numero di metri fra un mezzo e l'altro per limitare conseguenze in caso di incidente. Le attrezzature tecniche per sanzionare chi viola l'obbligo restano ancora sperimentali e non consentono di dare le multe e ciò a detrimento della sicurezza. Il secondo è la modifica degli accordi internazionali che prevedevano una società unica: gli interessi di mantenere doppie cariche e la circostanza che è un privato che controlla la società italiana, mentre quella francese è pubblica, hanno perpetrato il paradosso e i costi di due società su un solo traforo.

Primavera!

primavera.jpgSarà cominciata con qualche coda di freschezza e con le montagne ancora innevate, ma in basso la natura è partita e ci eviterà di dire «non ci sono più le mezze stagioni».
Il vero segno sta nella contemporanea partenza dei fuochi con cui si bruciano i resti dell'autunno e dell'inverno per assicurare la livrea adatta alla primavera: nei giorni scorsi, come i segnali di fumo degli indiani, ognuno nel fondovalle marcava la sua presenza.
E sappiamo quanto c'è di rassicurante nella vita attraverso fondamentali punti di riferimento, come appunto le stagioni.

Gae Aulenti

gae_aulenti.jpgHo sempre considerato una straordinaria occasione che un celebre e apprezzato architetto internazionale sbarcasse in Valle d'Aosta per progettare l'aerostazione (terminal) del nostro scalo regionale.
Oggi partenze, arrivi e controlli sono in uno brutto chalettino prefabbricato.
La Aulenti è una donna energica e professionista attenta che ha condiviso con la Regione un'idea: un edificio di una decina di metri di altezza che desse un segno di presenza in una zona di periferia piena di capannoni.
Dentro la costruzione si è messo tutto quel che "Enac" chiede, tranne pochi spazi del secondo piano dove doveva sorgere, come in tutti gli aeroporti, un ristorante.
Nessuno spreco, nessuna ridondanza, nessuna megalomania da antico Egitto. Gae Aulenti a chi, che di questi tempi si vanta di ridimensionare l'opera raccontata come gigantesca senza esserlo, gli spiegava come si progetta un immobile, ha risposto ironica: «Ha mai visitato il mio "Musée d'Orsay" a Parigi?».

Subbuteo

subbuteo.jpgMio figlio, che gioca a calcio con sofisticati prodotti con la "Playstation", appariva quasi intenerito che suo papà negli anni Settanta giocasse a "Subbuteo", di cui aveva sbirciato i giocatorini in plastica nell'annuncio di un settimanale.
Con un moto d'orgoglio, perché il passato non si rinnega, gli ho ricordato che il "Subbuteo" era un signor gioco che giocavo da ragazzino negli anni ruggenti a Champoluc con i miei amici turisti, steso per terra in interminabili tornei con il piccolo campo di gioco e le nostre agguerrite squadre con virtuosismi in punta di dito.
Oggi farà ridere, se comparato ai mostri dell'elettronica con cui mi arrabatto, ma il "Subbuteo" - giocato da una minoranza di intenditori fieri di esserlo - era una tappa dell'iniziazione.
Altro che la "Playstation"!

Il preservativo

papa_africa.jpgUna delle forze della francofonia sta nel poter dialogare direttamente con esponenti di una larga parte dell'Africa.
L'Aids (Sida per i francofoni) è indicato da sempre come uno degli elementi dolenti, frutto della promiscuità sessuale che è nei costumi e dei costi gravosissimi dei medicinali, che in Occidente consentono ai malati di vivere bene, mentre senza quei farmaci il capolinea è la morte.
Ecco perché le dichiarazioni del Papa, fatte oltretutto in Africa, sull'uso del preservativo che peggiorerebbe persino la diffusione del virus, forse frutto anche di un'incertezza linguistica, colpiscono tutti coloro che hanno avuto la rappresentazione di un'autentica piaga, tenendo conto soprattutto dei pregiudizi che gli africani hanno nell'uso del profilattico come elemento di impedimento della naturalità nei rapporti sessuali.

Piccole battaglie perdute

punto_info_vda_les_iles.jpgE' divertente come ci siano cose banali che paiono irrisolvibili. Alcuni anni fa è stata costruita la nuova area di servizio alle porte di Aosta. Nella sua concezione l'area ristorazione-vendita doveva essere una specie di biglietto da visita della Valle d'Aosta: chi entra nel grill si accorge che non è stato così.
All'epoca, funzionando per alcuni anni, nella torretta in vetro a piano terra, con alcuni richiami immaginifici nella parte superiore (sagome di cartone con soggetti vari), era stato aperto un ufficio informazioni della Regione in convenzione con le guide turistiche.
La valutazione dei passaggi portò alla chiusura, ma da tre anni - dopo averle provate tutte per farlo - constato che la scritta che segnala un ufficio informazioni non è stata tolta.
Piccole battaglie perdute.

Soldi veri!

marcegaglia_berlusconi.jpgImmagino che nelle prossime ore lo scontro fra Confindustria (Emma Marcegaglia) e Governo (Silvio Berlusconi) si risolverà con un "volemose bene".
Ma i fatti restano: la crisi incombe, specie nel settore industriale e per ora le misure di contrasto restano fragili. Un esempio fra tutti riguarda le misure per elettrodomestici e mobili. Per usufruirne, guida alla mano, bisogna essere Pico della Mirandola nello zig zag burocratico. E per l'auto i paletti restringono i vantaggi.
Ora appaiono all'orizzonte le misure liberalizzatrici nel settore delle costruzioni con annunci di deregulation che stupiscono, perché paiono in contrasto con i delicati equilibri di competenze fra Comune e Regione con la riapparizione miracolistica dello Stato.
Speriamo davvero che l'economia riparta.

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