blog di luciano

La libertà liberatrice

Soldati ucrainiLa lettura dei giornali cartacei, fosse anche nella comoda versione digitale che personalmente uso all'alba, diventa sempre meno legata alla notizia nuda e cruda. Quella arriva più in fretta con i media che seguono l'attualità minuto per minuto e ce la restituiscono nella loro immediatezza.
Ma il giornale ci torna su con la forza della scrittura e soprattutto con la logica del commento, che offre comprensione dei fatti e ricostruzioni che stimolano il ragionamento. Sta a noi, immagazzinati idee e pensieri, fare la sintesi e formarci un'opinione.
Ci pensavo mettendo assieme due articoli poco distanti, che derivano dalla più pacata lettura domenicale del "Corriere", cominciando con Beppe Severgnini, che osserva un fenomeno in corso: «Sta salendo rapidamente il numero degli italiani convinti che il rischio sia diventato troppo grande: meglio finirla qui, lasciamo che Vladimir Putin si dichiari vincitore, e aiutiamo a ricostruire quel che resta dell'Ucraina».

Responsabilità

Responsabilità...«E dunque cosa capita in politica?». Ovvio che in queste ore della "Foire de Saint Ours" abbia dovuto rispondere più volte a questa domanda, dopo la scelta di un consigliere di maggioranza di passare all'opposizione, cambiando partito.
Come noto - e penso che alcuni lo ritengano un male - scrivo quotidianamente di cose varie e dunque sarebbe strano omettere argomenti di attualità, come il ritorno a quel maledetto numero di 18 consiglieri su 35 che assilla la politica valdostana per colpa di un premio di maggioranza nell'attuale legge elettorale fissato troppo in alto, come mi ero permesso di dire quando se ne discuteva.
In fondo questo conta poco, perché intanto tocca confrontarsi con la realtà, che può non piacere ma così è. Non mi metto a discutere delle scelte personali, perché di quelle risponderà chi li ha fatte.

Strade verso l'Europa

Un tratto dell'autostrada A5Bisogna, con rinnovata energia, fare il punto sul futuro dei gangli vitali della viabilità internazionale, indispensabili anche per i valdostani, che attraversano la Valle d'Aosta. I collegamenti - senza partire nella storia dalla "Strada delle Gallie" che Augusto volle per collegare la Gallia Cisalpina con la Gallia Transalpina - sono sempre stati, con il sistema dei Colli Alpini del Grande e del Piccolo San Bernardo e di altri attraversamenti minori, una delle caratteristiche salienti di questa nostra terra.
Falliti purtroppo tutti i progetti di tunnel ferroviari attraverso le Alpi, la Valle è diventata protagonista nel dopoguerra dello sviluppo della motorizzazione con i due principali progetti, di cui oggi percepiamo a pieno la grandezza: i trafori del Gran San Bernardo e del Monte Bianco.

La Foire d'aprile

I banchetti della Foire già pronti nel centro di AostaNo, non è un pesce d'Aprile, come potrebbe indicare la data odierna. Domani e dopodomani le strade del centro storico di Aosta ospiteranno davvero la "Foire de Saint Ours", la celebrazione senza eguali sulle Alpi dell'artigianato tipico con il suo seguito di altre espressioni della valdostanità. Così è stato deciso attraverso questo spostamento dal 30 e 31 gennaio, date canoniche, per non buttare via anche questa edizione a causa della pandemia, che per fortuna sembra attenuarsi, consentendo momenti di aggregazione popolare. Anzi, per essere precisi, proprio in queste ore si è usciti dallo stato di emergenza dopo tanto tempo e dunque le misure di restrizione principali si sono ridotte e cesseranno definitivamente nelle settimane a venire. Il che non vuol dire affatto far venire la prudenza necessaria in un bagno di folla come quello che si prevede in Fiera.

Un senso o più sensi?

Jane Badler nel ruolo di 'Diana', alla guida dei 'Visitors' anni '80Mi hanno sempre divertito i film di fantascienza, quando disegnano l'aspetto fisico degli alieni, che oltre ad essere in genere brutti da vedersi risultano quasi sempre cattivissimi nelle storie raccontate e pronti a farci morire tutti, se già non ci pensassimo da soli con gli arsenali nucleari. Fortuna che il lieto fine cinematografico ci vede vincenti, almeno finché non arriveranno davvero.
Capita però giustamente di interrogarsi come ci vedrebbero loro, probabilmente brutti da morire e studierebbero la nostra "macchina" fisica e mentale, come raccontano facciano con fervida fantasia alcuni che dicono di essere stati caricati su dischi volanti e da lungo esaminati per essere infine liberati.

Lo strano mondo del calcio

Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale azzurraNon seguo il calcio e non per snobismo, ma perché l'insieme di interessi che lo circonda di questi tempi non mi piace. Naturalmente mi può capitare di guardare una partita e l'occasione è sempre piacevole, ma questa resta un'eccezione. Ho concepito una specie di sciopero di cui ovviamente non importa a nessuno cui mi sono assuefatto.
Come tutti i ragazzini, all'età dovuta, ho avuto la passione delle figurine e avevo la collezione della "Panini", prima occasione nello scambio con gli amici della difficile arte del baratto. All'epoca ascoltavo "Tutto il calcio minuto per minuto" alla radio (il mito era Sandro Ciotti, che ebbi poi l'occasione di conoscere bene) per seguire la Juventus, e un po' più grandicello "Novantesimo minuto" alla televisione con quei telecronisti imperdibili dalle parlate dialettali (il napoletano Luigi Necco era imperdibile) a seconda delle città collegate.

Conte, le armi, il Vescovo…

Il Vescovo di Aosta, Monsignor Franco LovignanaC'è stato indubbiamente un periodo di popolarità di Giuseppe Conte, che è stato incoronato dai "pentastellati" come leader maximo, dopo un primo pasticcio finito in Tribunale. Ciò è avvenuto con una di quelle votazioni on line che sono sempre state una pochade ed ora a maggior ragione con il candidato unico destinato perciò a vincere...
A me l'ex presidente del Consiglio quasi per caso non è mai piaciuto con questa verbosità arzigogolata ed ipnotica da "un colpo al cerchio ed uno alla botte" e la capacità di saltare dall'alleanza con la Lega a quella con il Partito Democratico come se nulla fosse. Anche l'odio-amore con Beppe Grillo si è dimostrato tristissimo come lite da condominio destinata a tornare quando lo stesso Grillo uscirà dal silenzio attuale.

Il ritorno dei visi

Basta mascherine?Già andando a Chamonix qualche settimana fa, in una delle mie gite Oltralpe che amo per le ovvie similitudini ed i legami storici, avevo visto come in Francia si fosse scelta con qualche anticipo la cessazione di alcune misure di profilassi, cui ci eravamo abituati in questo lungo periodo di pandemia. Andato ad Annecy in queste ore, ho visto invece un sostanziale "liberi tutti", che da noi è progressivamente stato postposto nelle settimane a venire.
Comunque sia, questa "libertà" francese è stata un'esperienza spiazzante, perché apparsa come un epilogo che si spera essere veritiero di un'epoca cupa.
Quel che colpisce e stupisce in positivo è ritrovare perché senza più mascherina i visi delle persone, che sono poi fra gli aspetti principali della nostra capacità di riconoscere gli altri e di percepire noi stessi. Inutile dire quanto ci sia mancato vederci nella completezza dei nostri lineamenti. L'assenza del sorriso, ad esempio.

Generazioni di fronte alla guerra

Lo scrittore francese Arthur DreyfusArthur Dreyfus è uno scrittore franco-svizzero nato nel 1986 e dunque un "Millennial", parola che indica la generazione dei nati tra il 1981 e la metà degli anni '90.
E' interessante constatare, leggendo un suo articolo su "Le Monde", come giustamente ogni generazione legga con il filtro delle proprie esperienze i tragici avvenimenti dell'Ucraina e Dreyfus lo fa con grande onestà. Per questo vorrei citare alcuni passaggi chiave.
Si parte da un momento intimo, familiare: «Trois jours avant l'invasion de l'Ukraine par l'armée poutinienne s'éteignait mon grand-père, à 99 ans. Matricule 39986 du camp de Flossenbürg, il répéta toute sa vie qu'il avait été déporté comme résistant, non "seulement" comme juif. Il avait choisi de se battre pour un idéal; contre une idéologie infernale».

Memoria e silenzi

Matteo Salvini, Vladimir Putin e Luigi Di Maio a Roma nel luglio 2019Su Vladimir Putin e le sue amicizie italiane sappiamo tutto. Nessun mistero: basta riavvolgere il nastro e troveremo per filo e per segno quegli esponenti politici che indugiavano in esaltazioni del leader russo. Non erano cortesia diplomatica o obblighi protocollari, era stima, considerazione e persino di più.
Circolano filmati sintetici di Matteo Salvini in cui usava Putin come esempio di democrazia. «Farei cambio tra Renzi e Putin domattina, altro che dittatore», twittava il leader della Lega il 18 ottobre 2014.
«Europarlamento attacca Russia e Ungheria anziché pensare a problemi reali. Fra Renzi e Putin, scelgo PUTIN», con tanto di maiuscole.

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