blog di luciano

Un giusto decalogo

Dacia MarainiSono abbastanza affaticato quando seguo certe discussioni sulla guerra d'aggressione in Ucraina. Mi pesano prese di posizione assurde sui "social" per non dire di certi terribili talk show dove spuntano personaggi incredibili. In un mondo normale certe affermazioni piene di "fake news" - le vecchie "bufale", che l'anglicismo non nobilita - obbligherebbero chi le pronuncia al pubblico ludibrio, mentre da noi diventano star con codazzo di fans.
Ho letto sul "Corriere" e qui riporto il preciso punto per punto, un vero decalogo, scritto da Dacia Maraini con il pregio di una prosa chiara, che dovrebbe essere convincente anche per certi imbecilli che imperversano.

Vino analcolico?

Martin ForadoriIn certi periodi dell'anno mi capita di non bere alcolici per una remise en forme. Per cui mi è capitato di comprare qualche birra analcolica. Ne ho trovate di dignitose e altre, al contrario, delle schifezze. Ho qualche dubbio - come capita a mio avviso purtroppo con gli hamburger... vegetali - che la dizione "birra" sia così logica, ma la normativa europea regolamenta molto bene la materia e l'etichettatura evita ambiguità.
Se ho ben capito, scorrendo le discussioni di un anno fa su di una regolamentazione in materia, per il "vino analcolico" manca invece una scelta definitiva. Ma la polemica monta, come ho letto sull'edizione del Trentino-Alto Adige/SüdTirol del "Corriere" in un articolo di Francesca Negri: «Viene dall'Alto Adige l'eretico dell'edizione post pandemia di "Vinitaly", che apre i battenti oggi a Verona fino al 13 aprile: è Martin Foradori che, nel tempio del vino, ha deciso di lanciare la sua seconda bevanda analcolica a base di uva, definita anche vino dealcolato».

La Consulta si è espressa a favore della Valle d'Aosta

La giudice della Corte Costituzionale Silvana SciarraIl punto di partenza è che bisogna rispettare le sentenze della Corte Costituzionale, il che non significa naturalmente si debba essere sempre d'accordo. Ci sono stati casi in passato e anche di recente - penso alla legge valdostana sulla pandemia - in cui le scelte della Consulta non mi avevano convinto.
Questa volta plaudo senza tentennamenti alla scelta, a garanzia della nostra Autonomia e del ruolo del Consiglio Valle e del Governo regionale, di incidere con forza in una vicenda lunga e travagliata, specie per chi l'ha vissuta sulla sua pelle, che ha riguardato un finanziamento al Casino de la Vallée che era stato contestato dalla Corte dei Conti ed oggetto di due sentenze di condanna.
Pubblico volentieri, non dilungandomi con le premesse, la parte conclusiva della sentenza, attesa da mesi visto che venne discussa a fine gennaio, laddove si comincia, dando ragione alla Regione per poi esplicitarne le ragioni: «Nel merito, il ricorso è fondato».

Il cantiere autonomista in Valle d'Aosta

Una delle recenti riunioni politiche nella sede dell'Union ValdôtaineIl famoso rovello "è nato prima l'uovo o prima la gallina?" potrebbe essere applicato alla necessità di rimettere assieme il mondo autonomista in Valle d'Aosta sotto un unico simbolo.
Infatti quando si è sul piede di partenza - e non è la prima volta che ci si avvicina al risultato - nasce il dibattito: può venire dal vertice e cioè possono essere i consiglieri regionali ad avviare l'operazione oppure bisogna che i rispettivi movimenti chiedano prima lumi alle basi dei propri iscritti e militanti?
La questione finisce per essere di lana caprina, perché entrambe le cose sono necessarie e possono essere serenamente sincronizzate fra loro per mettere assieme un processo concordato fra tutti. Basta essere convinti della necessità che questo avvenga e chiunque abbia un minimo di buonsenso non può che essere d'accordo.

La fantasia in aiuto

Le madeleinesPuò la musica mettere di buonumore? Certamente sì!
L'altra mattina stavo salendo in macchina, accendo la radio e spunta uno Stevie Wonder d'annata con la sua inossidabile "Isn't she lovely?", dedicata nel 1976 alla nascita di sua figlia Aisha, in cui si sente anche il pianto della bimba all'inizio del brano. Mi sono rivisto nel giugno di quell'anno al capezzale di Luisa, mia amica di Ivrea, con un raffreddore fuori stagione, con questa canzone di sottofondo, hit dell'estate. Ero lì, pensando al suo sorriso che mi ammaliava.
Altro che la "madeleine" di Proust! Anche se è facile a ben pensarci trovare una connessione utile.

Le delicate elezioni francesi

I manifesti elettorali delle Presidenziali francesiAmo la Francia. Certo questo attiene alla francofonia, ma quello è un mondo più vasto dell'Exagone. Amo la Francia per la sua gente - insieme di un mélange interessante, lingue minoritarie comprese - la sua vasta cultura, il suo territorio così vario, lo spirito cartesiano e… la baguette. Ho tante amicizie, un mare di ricordi, pezzi di vita vissuta.
Ecco perché trattengo il respiro per le elezioni presidenziali di domani, frutto delle regole della Quinta Repubblica.
Si sa già, tuttavia, che il vero appuntamento decisivo sarà per il 24 aprile, quando ci sarà il ballottaggio.
E ora su questo più che sul resto si accende la curiosità.

Contro la scimmia

King Kong nel film del 2005Questa parte della nostra vita sembra per tutti una corsa ad ostacoli faticosa e imprevedibile.
La pandemia ci ha lasciati stremati e sono tanti coloro di tutte le età che soffrono di postumi fisici e psicologici. Potremmo usare un'espressione della mia generazione - che si usava purtroppo per gli eroinomani - «avere la scimmia» o «avere la scimmia sulla spalla» è un aforisma di origine americana; il detto deriva dalla frase «Monkey on one's back» («Scimmia sulla schiena»).
La "scimmia" è stata per un lungo tempo la paura di ammalarsi e, per chi aveva fatto il covid, di ricaderci. La "scimmia" è stata una clausura domestica, l'isolamento sociale, l'affastellarsi di regole spesso contraddittorie, la crisi economica con conseguenze gravi e anche, purtroppo, la morte che ha colpito parenti e amici. Il timore è che torni e questo pensiero è segnato sul calendario per dopo l'estate.

Un Ministro amico

Io col presidente Erik Lavevaz ed il ministro Jean-Baptiste LemoyneMi ha fatto molto sorridere Jean-Baptiste Lemoyne, classe 1977, quando ha raccontato del suo primo viaggio in Valle d'Aosta più di 25 anni fa con la sua "R4". Vide sui muri in epoca delle elezioni politiche la mia faccia come candidato e ha spiritosamente commentato del piacere di essere seduti a tavola assieme con un bicchiere di buon vino valdostano in mano.
La politica l'ha poi fatta anche lui ed oggi è, riporto dalla sua biografia: "Ministre délégué auprès du ministre de l'Europe et des affaires étrangères, chargé du tourisme, des Français de l'étranger et de la Francophonie et auprès du ministre de l'économie, des finances et de la relance, chargé des petites et moyennes entreprises".
Questa esperienza governativa iniziò dal 2017 con altri incarichi sempre confermati sino ad oggi e che sono seguiti a esperienze politiche locali ed all'elezione come senatore nel 2014.

Caro Alexis

Alexis...Caro Alexis,
sei il mio figlio più piccolo e mi indirizzo a te, perché i tuoi "fratelloni", Laurent e Eugénie, sono ormai adulti e come tali sanno ben capire questa guerra terribile scoppiata in Europa.
So bene che a scuola ti hanno spiegato quanto sta avvenendo: ho visto quanto vi hanno fatto leggere e dunque condivido l'approccio sensato che hanno avuto nello spiegarvi con garbo quanto sta avvenendo. Il silenzio sarebbe stato negativo, quando le immagini dell'orrore irrompono dai televisori di casa nostra. Anche noi genitori ti abbiamo spiegato i fatto e tu, ormai quasi dodicenne, hai ascoltato, hai chiesto e hai capito. Segno che siamo riusciti - assieme ai tuoi insegnanti - a spiegarti la drammaticità dei fatti. E' importante farlo, perché voi ragazzini ne parlate fra di voi e con il vostro telefonino (so che sei stato l'ultimo della tua classe ad averlo) o con il tablet potete comunque curiosare, malgrado i controlli parentali che ti impediscono di esagerare.

Crimini contro l'umanità

Una delle vittime dell'eccidio di BuchaE' orrendo vedere le fotografie scattate in Ucraina da coraggiosi fotoreporter, alcuni dei quali uccisi dai russi. L'apice si è raggiunto con le immagini dei civili barbaramente uccisi a Bucha, una città vicina a Kiev. Incredibile che anche in Italia qualcuno abbia cavalcato la propaganda russa, che ha sostenuto che non fosse null'altro che una messa in scena.
Se non ci fosse la minaccia nucleare, di cui Vladimir Putin si approfitta, non ci sarebbero dubbi da parte mia sulla necessità di un intervento massiccio degli eserciti occidentali contro l'aggressore.
Putin, se a lui non ci penseranno i suoi concittadini, dovrà rispondere dei suoi atti e con lui tutti coloro che ne stanno assecondando la follia sanguinaria, che va denunciata senza tabù diplomatici.

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