La bomba

Il fungo atomico di Hiroshima, nella foto scattata dal bombardiere B-29 che aveva lanciato la bomba atomica«Gli uomini sono così: inventano la bomba atomica, uccidono con essa centinaia di migliaia di creature, e poi vanno sulla Luna. Né angeli né bestie ma angeli e bestie».
(Oriana Fallaci)
Eccoci qua: dopo la guerra dei Balcani, l'ultima sul territorio europeo alla fine dello scorso millennio, torna ora sulla scena - covando da anni sotto le ceneri di una guerriglia già ispirata dai russi - con i fatti tragici dell'Ucraina.
Nelle scorse ore ho lavorato su di un documento di condanna e di preoccupazione del Consiglio Valle e ho seguito la scrittura di un documento analogo della Delegazione italiana al "Comitato europeo delle Regioni".
Nella ricerca di una scarna brevità riassuntiva ho pensato a due cose.
La prima: che ci sono coloro che non volevano addossare alla Russia la tetra responsabilità di un'invasione. Certa Sinistra agita la faccia dello Zio Tom nel solito benaltrismo: cattiva la Russia, ma anche gli Stati Uniti lo sono. Cosa c'entri non si sa bene, ma è come un riflesso condizionato. Certa Destra, ormai estrema, in fondo vede in Vladimir Putin un modello: un uomo solo al comando, quel dittatore che aggiusta tutto, un semplificatore. Il vecchio fascino del capo tribù.

Per fortuna la gran parte delle persone capisce ed ha paura, solidarizzando con il popolo ucraino ingiustamente invaso, quando - lo ha ricordato il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher che era stato nelle Province russofone dell'Ucraina - potevano esistere formule autonomistiche per convivere tutti senza la tentazione della guerra. L'autodeterminazione, che qualche analfabeta agita anche in Valle d'Aosta senza alcuna cognizione giuridica e conoscenza storica, non può essere l'alibi per il progetto di Putin e della sua solitaria follia di calpestare le libertà dei popoli che confinano con la Russia, ricreando Paesi schiavi come ai tempi dell'Unione sovietica, dove il sedicente comunismo ha mostrato il suo volto feroce nel passato come oggi.
Ma perché ho cominciato, evocando la bomba atomica? "Bomba" è una parola romanza che voce imitativa, dalla sequenza onomatopeica "bomb", che indica un rumore dotato di risonanza sia continuo, come un ronzìo, sia improvviso, come un'esplosione. La abbiamo usata tutti noi maschietti da bambini questa imitazione con il suono delle armi, quando abbiamo giocato "alla guerra" quanto fa orrore ai pacifisti militanti ed invece fa parte purtroppo di un retaggio antico di cui è bene avere coscienza per non essere ipocriti.
Tocca a noi genitori spiegare quanto dietro questo atavismo ci sia la cruda e violenta realtà, che oggi è facilmente riassumibile nella spiegazione del più orrendo strumento di morte: la bomba atomica.
«Io non so con quali armi sarà combattuta la Terza guerra mondiale - disse Albert Einstein, il grande fisico che sapeva bene dì cosa parlava - ma la Quarta guerra mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni».
Spiegazione sintetica ed efficace delle capacità distruttive dì questa invenzione, ulteriormente perfezionata nel tempo e oggetto simbolo dell'equilibrio del terrore in cui viviamo oggi come allora. Einstein morì nel 1955 ma quella sua citazione dovrebbe risalire a qualche anno prima. Da allora nel nostro lessico esistono le armi di distruzione di massa - e non ci sono solo le armi atomiche, ma anche quelle chimiche e batteriologiche - che possono portare l'intero pianeta verso la catastrofe. In verità Einstein in un altro passaggio sosteneva che qualche superstite avrebbe forse - come in certi film del filone catastrofista - ricostruito l'umanità sulle macerie della follia umana.
Comunque sia, questa minaccia è ben viva in queste ore, come altre volte dagli anni Quaranta del Novecento e fa la differenza. Prima di certe armi un'aggressione come quella all'Ucraina avrebbe portato sui campi dì battaglia gli eserciti occidentali schierati contro la Russia (e in un domani a difesa dì Taiwan contro l'invasione cinese), oggi - con le bombe atomiche - tutto cambia con la paura che prima o poi qualcuno prema davvero quel pulsante, innescando l'Apocalisse.

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