Culle vuote

Il cartello all'ingresso del reparto di ostetricia dell'ospedale 'Beauregard' di AostaRibaltare l'inverno demografico che svuota le culle in Italia: «Facciamo di tutto per vincerlo. E' contro le nostre famiglie, contro la Patria, contro il futuro». Lo ha detto Papa Francesco all'Angelus di qualche giorno fa.
«Mi viene in mente una preoccupazione vera, almeno qui in Italia - ha detto il Pontefice, che ha dedicato ai temi della famiglia la sua riflessione - sembra che tanti hanno perso la fiducia nell'andare avanti con i figli. è una tragedia».
Capisco e condivido e il "caso valdostano" spicca per dati negativi. Non a caso ho sollecitato in Giunta uno studio che ci aiuti ancora di più a scavare nei dati sconfortanti all'orizzonte del prossimo decennio. Se ne sta occupando con il suo staff Alessandro Rosina, professore ordinario di demografia e statistica sociale nella Facoltà di economia dell'Università "Cattolica" di Milano.

Lo stesso Rosina è stato buon profeta quando ha scritto sulla situazione italiana: «La pandemia ha ulteriormente aggravato il quadro. Il numero medio di figli per donna era già sceso nell'ultimo decennio da 1,46 del 2010 a 1,27 del 2019 consolidandosi sui livelli tra i più bassi in Europa. Considerando l'impatto della crisi sanitaria sui concepimenti da marzo 2020 in poi, il punto più basso delle nascite verrà toccato nel 2021».
Questo è quanto avvenuto anche in Valle e bisogna avere dati maggiori per meglio regolare scelte importanti, che riguardano le scuole, il mondo del lavoro, l'assistenza agli anziani ed il rischio di scomparsa di quei Comuni dove la popolazione non si rinnova per il crollo delle nascite ed i dati impietosi lo dimostrano. Scherzosamente, ma è un riso amaro, notavo di recente che ci sono in Valle d'Aosta più cani che bambini.
Si tratta di trovare misure coordinate e concrete per invertire la tendenza e farlo con misure economiche e di sostegno sociale a favore delle famiglie. Non servono mancette una tantum, ma politiche fiscali e servizi che convincano ad avere figli o almeno più figli. Non si tratta di campagne per le nascite che agognino alle famiglie enormi delle generazioni dei miei nonni, ma non avere figli o limitarsi ad uno come ormai avviene incide sul futuro della comunità e - posso dirlo - priva della gioia di avere più figli e vederli crescere, come capita a me, papà di tre splendide creature.
Mi sono convinto come esista però qualche cosa di più profondo, che non so bene come si possa affrontare. Lo spostamento in là delle scelte di coppia porta a maternità ad un'età più avanzata e la decisione di avere un solo figlio diventa in molti casi un problema non solo economico ma anche biologico.
Dice il Papa che c'è in questa scelta di coppia attuale esiste il venir meno di un senso patriottico. Credo che abbia ragione. Si rischia di interrompere quella catena della vita su cui si basa una civiltà, fatta di usi, costumi, tradizioni, comprensione della realtà locale. Chi pensa che tutto ciò sia sostituibile da flussi migratori, che pure ci debbono essere per umanità e per ragioni economiche e nella storia anche della Valle d'Aosta ci sono sempre state, sembra non cogliere la drammatica evoluzione che rischia di spegnere una storia.
Concludo con un passaggio del professor Rosina, che serve per una prima riflessione: «Chi ha trent'anni inoltrati deve poter trovare subito incoraggiamento a realizzare scelte che sinora ha rinviato, prima che si trasformino in rinuncia definitiva. Nel frattempo bisogna mettere le attuali 25enni nelle condizioni di non rinviare troppo le loro scelte desiderate, per poter arrivare ad aggiungere un figlio in più anziché accontentarsi di uno in meno. Solo così il tasso di fecondità italiano potrà salire oltre i livelli medi europei e trascinare le nascite verso l'alto».

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