Pensieri alla "Nutella"

Nutella...Sono un curioso frequentatore di negozi, dal piccolo esercizio di paese (i pochi che resistono) al grande ipermercato da dimensioni spaziali. Quando vado in giro per il mondo - con preferenza per i prodotti alimentari - giro i chioschetti ed i mercatini di quartiere, così come sono curioso di frutti bislacchi o verdure mai viste sino a spingermi a vedere coltivazioni varie. Trovo che, anche osservando commercianti, avventori, agricoltori si entri in sintonia con usi e costumi e si trovino gusti e prelibatezze mai sentiti prima. Naturalmente come non cedere al provare a tavola i prodotti trasformati?
In questo mi considero un onnivoro cittadino del mondo. Pur osservando un pendolo in azione nei consumi. Da una parte esiste il "chilometro zero" (se si evitano eccessi e paradossi) che mi piace molto ed ammiro chi è in grado di fare evolvere i prodotti tradizionali con nuovi apporti di tipicità attraverso materie prime diversamente utilizzate, dall'altra, invece, una standardizzazione che fa sì che prodotti globalizzati appaiano anche nelle lande più desolate a conferma di un mondo che, in barba ai dazi, segue mode comuni su cui è inutile piangere.

Mi innervosisce vagamente l'eccesso di sovranismo alimentare che fa spiccare sulle confezioni, quando non si tratta di specchietti per le allodole, quel marchio "prodotto italiano", che puzza talvolta di autarchia e contraddice la mia naturale propensione gustativa e mentale a trovare cose nuove. Nervosismo - lo dico incidentalmente - che mi monta anche quando leggo "senza olio di palma" o "senza parabeni", che sono il manifesto che prima certe cose te le ammannivano.
E' di queste ore una polemica, tempesta in un bicchiere d'acqua, rispetto alla "Nutella", prodotto top del "Gruppo Ferrero" che ha sede legale, fiscale, amministrativa dal 1973 in Lussemburgo, ma basta andare ad Alba per capire che le radici sono lì e gli stabilimenti italiani con i suoi occupati hanno un peso importante nell'economia italiana. Non sono un grande consumatore della crema spalmabile, anche se ogni tanto qualche buona crêpe me la mangio, ma ammiravo Matteo Salvini che si mangiava copiose porzioni della "Nutella" per fare vedere - via "social" - quanto fosse popular, seguendo l'abile strategia comunicativa del suo cospicuo staff.
Durante un comizio a Ravenna, poche ore fa, il leader della Lega ha cambiato strategia, tipo lo strappo di mesi fa con i pentastellati. Ad una donna che lo apostrofava dalla piazza ha detto: «No signora, non ho freddo... sto bene. Poi mangio pane e salame e due sardine e sto ancora meglio...». E poi, in risposta ad uno spiritoso, fra il pubblico che ha aggiunto: «E la "Nutella"?», si è lasciato andare ad uno sfogo: «La "Nutella"? Ma lo sa signora che ho cambiato? Ho scoperto che per la "Nutella" usa nocciole turche, e io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani, preferisco mangiare italiano, aiutare gli agricoltori italiani».
Osserva il "Corriere della Sera": "Per Salvini si tratta di una novità: in passato aveva condiviso la sua passione per la "Nutella" in molte occasioni. Lo scorso anno, il 26 dicembre, aveva ad esempio postato su "Facebook" una sua foto, commentandola così: «Il mio Santo Stefano comincia con pane e "Nutella", il vostro???».
Prima del ripudio di giovedì sera, la "Nutella" vantava una schiera di fan in grado di coprire l'intero arco costituzionale: famosissima - più delle foto del leader della Lega - la scena di un simbolo della sinistra, Nanni Moretti, nel film «Bianca»"
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Resta la questione nodale delle nocciole. In visita nelle zone delle Langhe con i miei coscritti mi era stato spiegato come in effetti la "Ferrero" comperasse gran parte delle nocciole disponibili in Piemonte, ma non bastasse a coprire l'enorme quantitativo di barattoli di "Nutella" richiesti dal mercato. Per cui bisognava comperare il prodotto altrove.
Si chiede dunque il "Corriere", facendo eco all'abiura salviniana: "Ma la "Nutella" usa davvero nocciole turche? "Ferrero" è il più grande utilizzatore di nocciole italiane, e in particolare piemontesi, in Italia. La quantità di nocciole prodotte in Italia non può però soddisfare il fabbisogno per la produzione di "Nutella" nel mondo. Secondo una inchiesta della "Bbc", «all'incirca i tre quarti delle nocciole mondiali arrivano dalla Turchia, e il più grande acquirente al mondo è "Ferrero"». La "Bbc", nel suo lungo servizio, non puntava i riflettori sulla provenienza delle nocciole, ma sulla manodopera utilizzata per la raccolta: «A farlo sono soprattutto migranti, anche bambini, che lavorano molte ore per una paga misera». Lo stipendio base per questo tipo di attività, secondo l'emittente britannica, è di quindici euro al giorno.
Ferrero - che è impegnata in un'ampia serie di programmi di sviluppo delle tecniche di coltivazione messe in atto in Turchia - ha risposto a tutte le domande della "Bbc": «Se siamo certi che un prodotto è frutto di pratiche non etiche, non lo tocchiamo», ha dichiarato Bamsi Akin, general manager di "Ferrero Hazelnut Company" in Turchia. «Stiamo cercando di fare il massimo sforzo per migliorare le pratiche con lo sviluppo di programmi di educazione e formazione»"
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Aggiunge un articolo del "Sole - 24 Ore": "Ferrero Hazelnut Company, il ramo del Gruppo che si occupa della coltivazione e della raccolta di nocciole, ha sottoscritto il progetto "Nocciola Italia" a sostegno della filiera italiana della nocciola che prevede, tra le altre cose, l'impegno al riacquisto della materia prima su lungo periodo, e il sostegno alle filiere agricole grazie a tracciabilità e sostenibilità delle produzioni".
Vedremo ora se i Ferrero, noti per la loro riservatezza piemontese vecchio stile, risponderanno e ad esempio sulle baggianate sull'olio di palma nella "Nutella" avevano già risposto per le rime a certo ambientalismo salottiero. Dovrebbe farlo in questo caso il capo del clan, Giovanni Ferrero, l'italiano più ricco del mondo con il 37esimo posto in classifica.
Dubito lo farà, perché sanno che i politici passano, ma la "Nutella" resta ed il recente successo del nuovo biscotto alla crema di nocciola, sparito dal mercato per il boom di vendite e subito contrastato da un prodotto "Barilla" nella linea "Pan di Stelle", è una garanzia.

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