Non dimenticare la Catalogna

Carles PuigdemontIl "caso Catalogna" è abbastanza sparito dalla stampa italiana, che - tranne rari casi - ha sempre abbastanza parteggiato per la posizione spagnola, dopo una prima simpatia iniziale per il movimento indipendentista. E' più un aspetto di ignoranza che di sostanza, che intristisce ma non stupisce.
Eppure, vista dalla Valle d'Aosta, la questione continua ad avere un suo interesse. Non tanto perché si possa traslare e sovrapporre quella vicenda con la "question Valdôtaine", come sviluppatasi - senza risalire più indietro - dall'Unità d'Italia ad oggi, quanto semmai per la triste constatazione che tutta una retorica europeista, in cui io stesso ho creduto in certi momenti, sembrava pronta a cogliere il senso di un'Unione europea davvero rispettosa di tutti. Invece, i silenzi, le omissioni e le complicità dimostrano come a Bruxelles sulla rivendicazioni catalane abbiano largamente vinto le posizioni degli Stati europei che considerano l'Europa quella degli Stati unitari (e dunque parteggiano per la Spagna) e non accettano logiche indipendentistiche e si guardano bene da mettere il naso neppure nelle materia più propriamente regionalistica.

Il che fa sorridere, pensando che negli ultimi processi di allargamento l'esistenza e la tutela di una democrazia locale, così come il rispetto delle minoranze linguistiche e nazionali, faceva parte del famoso "Acquis communautaire", cioè quell'insieme di obblighi giuridici cui si devono attenere gli Stati che vogliono diventare membri dell'Unione europea.
Questa catatonia comunitaria verso la Catalogna vale per dire, con franchezza, che se domani l'Autonomia speciale valdostana venisse minacciata, i valdostani conterebbero su loro stessi in barba a certe dichiarazioni a livello comunitario su federalismo, regionalismo e sussidiarietà.
Ecco perché il "caso Catalogna" resta emblematico ed ho trovato interessante un'intervista di Alessandro Petri a Carles Puigdemont per "Sputnik Italia", a margine del festival culturale svoltosi in Canton Ticino.
Come si è in attesa che l'ex presidente catalano ed altri suoi colleghi possano entrare davvero nel Parlamento europeo dove sono stati eletti con un plebiscito, dopo uno "stop" dei presidenti dell'Assemblea Antonio Tajani e David Sassoli, non avendo gli interessati giurato sulla Costituzione spagnola. A decidere su questo vulnus alla volontà popolare sarà la Corte di Giustizia Europea.
Così Puidgemont: «Naturalmente mi auguro che si esprima a nostro favore, cioè a favore tanto della causa catalana quanto della democrazia europea. Dopo essere stato votato da oltre un milione di cittadini le autorità spagnole mi impediscono ogni forma di esercizio del diritto a rappresentare i miei elettori a Bruxelles, utilizzando il pretesto secondo cui per farlo dovrei andare a Madrid a giurare sulla costituzione spagnola. E' una richiesta in assoluta violazione del diritto europeo e ci auguriamo che la Corte di Giustizia Europea si esprima al più presto, anche se non sappiamo ancora quando lo farà».
L'intervista si occupa poi della visione europeista dell'esponente catalano: «La nostra idea di Europa è quella di uno spazio in cui il voto dei popoli conti più di ogni altra cosa. La Catalogna è una nazione, una delle più antiche in Europa. Il nostro parlamento, le nostre istituzioni e la nostra costituzione risalgono al medioevo e vennero bandite solo quando nel 1714 i Borbone portarono per la prima volta la monarchia spagnola nel nostro Paese. Fino ad allora eravamo una nazione a tutti gli effetti. Oggi lo siamo ancora e se il popolo lo chiede abbiamo il diritto ad essere indipendenti».
Aggiunge: «Paradossalmente il cosiddetto populismo è uno dei principi alla base dei diritti umani, come d'altra parte recita l'articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: "La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo". In base a questo principio ritengo che l'Europa possa essere più unita se in grado di preservare le sue diversità, che sono una grande forza. Ma chi garantisce queste diversità? Beh, naturalmente le diverse radici e tradizioni, i diversi punti di vista e le diverse lingue, non solo quelle ufficiali degli Stati ma anche quelle più particolari. Un'Europa di questo tipo sarebbe certamente più vicina ai nostri ideali di democrazia e di diritti umani».
Poi una riflessione di Puigdemont sulla Svizzera, da sempre riferimento per i valdostani: «La Svizzera è un modello, certo non perfetto ma che funziona perché è una confederazione basata sul rispetto delle diversità reciproche. Se concepissimo l'Unione Europea come una grande Svizzera potremmo affrontare al meglio le sfide del futuro. La Svizzera mostra e insegna al mondo come gestire con successo le diversità e come così facendo si possa garantire a tutti la dignità, cosa che è appunto data attraverso il rispetto per le identità, le nazionalità, le culture e le lingue».
Torna poi sull'indipendentismo: «Per noi l'indipendenza è stata l'ultima alternativa dopo che per trent'anni abbiamo tentato di percorrere tutte le strade possibili, di aprire un dialogo con lo Stato spagnolo, di collaborare con tutti i governi spagnoli tanto di destra quanto di sinistra. Abbiamo provato a migliorare la democrazia spagnola, abbiamo rinnovato il nostro statuto sull'autonomia, abbiamo ottenuto un grande appoggio popolare attraverso le consultazioni popolari. Le abbiamo provate tutte ma abbiamo ricevuto in risposta solo dei no. Di fronte a tali risposte un popolo può rassegnarsi oppure mobilitarsi contro le ingiustizie che subisce. Il questo caso il popolo catalano si è mobilitato per via democratica e non violenta. E vuole essere ascoltato. (…) Il cammino è difficile e ci sono molte incertezze, però anche qualche certezza. La prima è che la nostra strada preferita è sempre quella del dialogo, se esso non sarà possibile allora utilizzeremo tutti gli strumenti legittimi di cui abbiamo diritto. Un'altra certezza è che non abbandoneremo la nostra causa e la nostra speranza, come invece staremmo facendo secondo alcuni media spagnoli diffusori di fake news. Alle ultime elezioni al Parlamento europeo l'indipendentismo ha superato il suo record storico di consensi, mai nella storia siamo stati così forti».

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