Il Clima e le Alpi

Io con Luca Mercalli al 'Comitato delle Regioni'La scelta di Donald Trump di stracciare gli accordi di Parigi sulla complessa materia dei cambiamenti climatici peserà moltissimo sul futuro di territori come la Valle d'Aosta e più in generale sulle Alpi e sui territori montani di tutto il mondo.
Uno dei documenti di sintesi più importanti sull'impatto del riscaldamento globale, scritto con il celebre esperto in materia Luca Mercalli e da me firmato come relatore, venne presentato assieme al "Comitato delle Regioni" nell'ottobre del 2012. Documento che resta un caposaldo e da cui traggo qualche spunto per segnalare la necessità di politiche serie, che rischiano grosso con la scelta americana basata su di un atteggiamento antiscientifico e con la difesa anche di interessi indicibili.

La partenza è chiara: negli ultimi anni si è accumulata un'ampia letteratura scientifica, oltre a numerosi documenti politici e progetti scientifici nell'Unione europea, che evidenziano come le regioni di montagna siano molto sensibili ai cambiamenti climatici, perché riuniscono in una ristretta area ambienti differenti per quota, esposizione e influenza delle circolazioni atmosferiche. Anche il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite inserisce le zone di montagna tra le regioni a maggior rischio climatico ("hot spot"). Inoltre il Capitolo 13 di "Agenda 21" (Summit della Terra di Rio, 1992), specificatamente dedicato alle regioni di montagna, al punto 4 afferma che "sono le zone più sensibili ai cambiamenti climatici", questione sempre attuale anche nell'ambito della "Conferenza Rio +20" del giugno 2012. In tutta Europa le zone di montagna sono quelle più ricche di aree forestali, e per questo producono un importante effetto di assorbimento della CO2, contribuiscono a migliorare la qualità dell'aria, attenuando così i fenomeni avversi dovuti all'inquinamento, e forniscono importanti risorse idriche e paesaggistiche, ma sono anche zone sensibili ai cambiamenti climatici. Per i loro aspetti climatici e di biodiversità, la ricchezza paesaggistica, le risorse idriche, gli aspetti culturali ed edilizi, le tradizioni e i costumi, le zone di montagna rappresentano, assieme a quelle costiere, le aree più importanti per il turismo.
E ancora: le aree montane sono forzieri di biodiversità minacciati dal cambiamento rapido del clima: di tutti i siti "Natura 2000" il 43 per cento si trova nelle zone di montagna e 118 delle 1.148 specie elencate negli allegati II e IV della "direttiva Habitat" sono legate ad ambienti montani.
Purtroppo i cambiamenti climatici sono già in atto e causano: incremento del rischio idrogeologico (alluvioni, frane) e aumento della vulnerabilità delle persone e delle infrastrutture; riduzione della disponibilità di acqua soprattutto in estate (anche nei territori adiacenti non montani); cambiamento del regime delle portate dei fiumi (nella regione alpina è attesa una maggior frequenza di piene invernali e siccità estive); riduzione dei ghiacciai (dal 1850 i ghiacciai alpini hanno perso circa due terzi del loro volume con una netta accelerazione dopo il 1985); riduzione del permafrost; riduzione della durata del manto nevoso soprattutto a quote inferiori ai 1.500 metri; cambiamento di frequenza delle valanghe, minaccia alla biodiversità e migrazioni vegetali e animali; cambiamenti nell'economia del turismo invernale ed estivo e della produzione di energia idroelettrica; incertezze nella produzione agricola e danni alla selvicoltura.
La sensibilità dell'ambiente alpino a questa rapida evoluzione climatica ne fa una zona di "handicap permanente". L'aumento di temperatura rilevato negli ultimi 150 anni sulle Alpi (+1,5 °C) è doppio rispetto alla media mondiale di +0,7 °C.
Ma esiste un presupposto positivo: le tradizioni e le culture di montagna si fondano sull'importante concetto della consapevolezza dei limiti e delle opportunità ambientali. Le relazioni con gli stretti vincoli fisici del territorio hanno permesso di elaborare nel tempo raffinati criteri di sostenibilità e di uso razionale delle risorse. Questi valori di fondo possono essere integrati in una visione moderna attraverso l'aiuto delle nuove tecnologie, producendo conoscenza e modelli di sviluppo che siano utili non solo alle stesse aree di montagna, ma possono assumere un valore universale.
Senza un impegno serio, oggi minato da Trump e dal suo approccio demagogico e rozzo, sarà impossibile impedire il futuro aumento della temperatura globale, i cambiamenti climatici e i fenomeni meteorologici estremi che avranno un impatto sulle comunità locali e questa prospettiva deve essere combattuta.
Con Mercalli chiudevamo il rapporto con alcuni punti che ricordo:
"a) il raggiungimento della massima efficienza energetica di edifici nuovi e riqualificazione di quelli esistenti;
b) la conservazione e il sostegno dei modelli edilizi delle aree di montagna e delle zone rurali, con l'elaborazione di piani regolatori territoriali estesi anche alle risorse naturali, tali da consentire uno sviluppo urbanistico incompatibile con la speculazione sul suolo. In tal modo si potrà evitare il degrado dei paesaggi, degli ecosistemi, degli habitat e degli spazi protetti attuali, prevenire la contaminazione delle risorse idriche e del suolo e contribuire allo sviluppo di un turismo responsabile, e quindi indurre le popolazioni a non abbandonare le zone di montagna;
c) l'introduzione di energie rinnovabili a seconda delle caratteristiche del territorio (solare, termico e fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomassa), fino al raggiungimento, ove possibile, dell'autosufficienza energetica; la necessità di piani energetici regionali integrati, gestione degli invasi idroelettrici di pompaggio in funzione di stoccaggio della produzione fotovoltaica;
d) la promozione di audit energetici a scala comunale e regionale;
e) la riduzione dei flussi di energia e materia nelle comunità locali a parità di standard di vita;
f) la riduzione della produzione di rifiuti e massima riciclabilità, incentivo alla produzione di compost domestico da rifiuti organici;
g) la riattivazione delle filiere alimentari locali: agricoltura e allevamento di qualità per sostenere principalmente il consumo sul posto e il commercio per i turisti, appoggiando in particolare l'agricoltura di conservazione (senza coltivazione o con coltivazione minima) e l'agricoltura e l'allevamento ecologici;
h) la gestione forestale regolamentata in relazione al prelievo di biomassa legnosa a fini energetici e da costruzione e attenta alle pressioni derivanti dai cambiamenti climatici; dimensionamento degli impianti di produzione di calore da biomassa non superiore alla producibilità forestale annuale; il mantenimento delle foreste di protezione; il sostegno a una silvicoltura sostenibile, per la produzione di legno e di biomassa, come risorsa economica di queste zone;
i) la forte limitazione del consumo di suolo per edilizia e infrastrutture;
j) la riduzione delle esigenze di mobilità attraverso il potenziamento delle reti informatiche e le ICT, i servizi informatizzati e il telelavoro (che permetterebbero anche il ripopolamento di zone di montagna abbandonate e una miglior fruizione turistica);
k) la promozione di turismo ambientalmente responsabile e sostenibile; la creazione di un osservatorio europeo del turismo, sviluppo dell'agriturismo;
l) la promozione di un'economia verde e di innovazione in ambiente montano: energia, elettronica, sistemi di controllo e monitoraggio, ricerca scientifica e poli di formazione universitaria;
m) la formazione e la cultura: la sensibilizzazione del pubblico verso l'urgenza climatica è cruciale per l'applicazione delle buone politiche climatiche e per la strategia di adattamento, per questo si dovrà promuovere la diffusione dei temi ambientali nei programmi scolastici e tramite attività di informazione al pubblico, come la creazione di "sportelli per l'adattamento" regionali per elaborare strategie adeguate al contesto locale e informare i cittadini;
n) i programmi di protezione civile e prevenzione del rischio climatico, attraverso infrastrutture, sistemi di previsione e di allerta meteo-idrologici, scambio rapido di informazioni con il pubblico, esercitazioni per la prevenzione dei danni e il salvataggio delle persone"
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Altre cose si possono aggiungere per definire un modello alpino originale. Ricordai non a caso al "Comitato delle Regioni" come le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici devono essere affrontati a tutti i livelli, in molte regioni geografiche diverse e conciliando la scala mondiale con quella locale. Per questo motivo, gli Enti locali e regionali devono partecipare alla messa a punto delle azioni di attenuazione e adattamento dei cambiamenti climatici, in modo da poter trarre il massimo vantaggio dalle competenze e dall'esperienza di cui dispongono, oltre che dalla loro prossimità ai cittadini.
La democrazia, insomma, ma anche la consapevolezza dei cambiamenti in atto, che forse anche in Valle d'Aosta non sottolineiamo mai abbastanza, sapendo che è oggi e non chissà quando che bisogna agire per il domani.

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