I gelati di Proust e di Rodari

Una coppetta di gelato...Marcel Proust, celebre per la capacità rievocativa del biscottino noto come la "madeleine", assurto a simbolo di tutto ciò che rinvanghi il passato attraverso i sensi, si è occupato - e io lo sfrutto - pure di gelati nella "Recherche du temps perdu", quando così dice un suo personaggio: "Pour les glaces (car j'espère bien que vous ne m'en commanderez que prises dans ces moules démodés qui ont toutes les formes d'architecture possible), toutes les fois que j'en prends, temples, églises, obélisques, rochers, c'est comme une géographie pittoresque que je regarde d'abord et dont je convertis ensuite les monuments de framboise ou de vanille en fraîcheur dans mon gosier. Je trouvais que c'était un peu trop bien dit, mais elle sentit que je trouvais que c'était bien dit et elle continua, en s'arrêtant un instant, quand sa comparaison était réussie, pour rire de son beau rire qui m'était si cruel parce qu'il était si voluptueux».

«Mon Dieu, à l'hôtel Ritz je crains bien que vous ne trouviez des colonnes Vendôme de glace - continua - de glace au chocolat ou à la framboise, et alors il en faut plusieurs pour que cela ait l'air de colonnes votives ou de pylônes élevés dans une allée à la gloire de la Fraîcheur. Ils font aussi des obélisques de framboise qui se dresseront de place en place dans le désert brûlant de ma soif et dont je ferai fondre le granit rose au fond de ma gorge qu'elles désaltéreront mieux que des oasis (et ici le rire profond éclata, soit de satisfaction de si bien parler, soit par moquerie d'elle-même de s'exprimer par images si suivies, soit, hélas! par volupté physique de sentir en elle quelque chose de si bon, de si frais, qui lui causait l'équivalent d'une jouissance). Ces pics de glace du Ritz ont quelquefois l'air du mont Rose…".
Proust cita l'hôtel "Ritz" di place Vendôme ed il Monte Rosa. Fu guarda caso, rispetto alla citazione del Rosa, uno svizzero - César Ritz - a trasformare questo palazzo in albergo di lusso e Proust il 1° giugno del 1898, data della sua inaugurazione, c'era e avrà mangiato le prelibatezze del celebre chef Auguste Escoffier. Quell'hôtel del bel mondo divenne un suo luogo d'osservazione e sino alla sua morte lo frequentò con regolarità, trattandosi di un posto familiare.
Pensavo a questo potere evocativo del gelato, creatura nata - secondo fonti divergenti - od a Firenze oppure nella zona cadorina delle Dolomiti. Ma in realtà di paternità, come sempre capita con le cose buone, ce ne sono molte altre. Amo pensare che anche nei castelli valdostani, quando la neve era a due passi o le ghiacciaie ne conservavano un po', qualcuno si fosse ingegnato - specie per resistere al caldo - a "truccare" le sostanze gelate con qualche gusto e magari con il latte.
Il gelato è di moda: in qualunque città o paese si vada campeggia ormai un numero impressionante di gelaterie e ci sono catene che offrono prodotti di vario genere, tutti all'insegna dell'artigianale, anche se poi - sin dalla prima leccata di un cono - i buoni palati riescono a distinguere quelli d'eccellenza da quelli ordinari. I gelati della mia infanzia - che già ho evocato in passato - sono le creme di Vinzia nella latteria-gelateria del retroborgo di Verrès, il gelato confezionato alla banana (quando il confezionato era à la page) da "Gigetta", alimentari di Castelvecchio d'Imperia, dove - ma a Porto Maurizio - spiccavano i gelati di Romolo sulla "Marina", ma ricordo anche in un ristorante, "Enrietto" a Prascorsano (penso oggi sia a Favria), un gelato alla crema paradisiaco. In Valle per la me la tentazione, ogni giorno, è sulla circonvallazione di Nus, dove la pasticceria "Buzzi" campeggia come una sosta obbligata come potrebbe avvenire per un assetato in un'oasi nel deserto...
Per altro come non ricordare la filastrocca sul gelato, un pochino valdostana, di Gianni Rodari?
«Di crema, di limone o di vaniglia,
il gelato, che meraviglia!
In vetta al delicato
cono vede il bambino
dapprima un iridato
massiccio alpino:
e la panna è la neve del Cervino,
la fragola, tra burroni di cioccolato,
è il Monte Rosa, certo.
Poi le dentate scintillanti vette
si sciolgono in delizia, non sono più
che lisce collinette
o le dune ondulate d'un deserto...
E anche il deserto te lo mangi tu
scoprendo che la sabbia, o meraviglia,
è di crema e limone, e di vaniglia»
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