Turismo e Alpi, ricordando Cervinia

La conquista del Cervino da parte di Edward Whymper in una stampa di Gustave DoréE' indubbio che la grande canicola di quest'estate 2015, che pare destinata a bruciare i record di calore da quando abbiamo le serie di rilevamenti climatici, favorisca alla fine la montagna estiva (non parlo del terribile scioglimento dei ghiacciai in atto, che è altra storia). Per quanto anche da noi le temperature siano molto elevate sino alle alte quote, per via di questi anticicloni africani, si sta sempre meglio che in pianura e questo fa sì che ci siano più turisti del solito che vengono a cercare un qualche refrigerio sulle Alpi.
In una Valle d'Aosta in cui l'economia soffre - di fatto l'industria si sta squagliando - il turismo resta un appiglio importante per il futuro. Ci sono molti libri che ne parlano, ricordando la storia di come i flussi turistici apparvero nell'orizzonte montano.

Parecchi sono molto settoriali, per cui io trovo sempre interessante consigliare - per la vastità dell'affresco - il libro di una decina di anni fa dello storico valdostano, Marco Cuaz, "Le Alpi" (editore "Il Mulino"), che in modo molto suggestivo racconta come, dall'antichità sino ai nostri anni, queste nostre stesse montagne abbiano modificato nel tempo la loro identità. Loro, le montagne, sono sempre le stesse, mentre noi esseri umani cambiamo e dunque cambia la percezione che abbiamo per quelle che si definiscono spesso le "Alte Terre" (non ho ancora capito che questa dizione mi piaccia o no, forse il semplice "montagne" al plurale rende ancora meglio).
Da questo punto di vita, è certamente interessante nel libro di Cuaz la spiegazione di come l'Unità d'Italia rappresenti per il territorio alpino un cambio di marcia, nel senso che si cristallizzano in maniera rigida quei confini che, per varie ragioni, erano stati abbastanza "flou" nelle epoche precedenti. Questo è un tema essenziale che forse si sarebbe potuto esplorare in occasione di quella data simbolica che fu, 150 anni fa, la scalata del Cervino. Scrive Cuaz: «Fu la fine del "playground of Europe" e l'inizio della guerra delle bandiere. Le vette di alcune montagne particolarmente significative per la loro posizione e la loro visibilità, divennero luoghi si scontro reale o simbolico fra uomini di diverse nazionalità che ne percorrevano le vie di salita per issare la propria bandiera».
Insomma, la scoperta delle vette era strato appannaggio degli scienziati cosmopoliti settecenteschi, mentre l'alpinismo sportivo diventa simbolo nazionalistico e va a braccetto con il turismo, che poi con lo sfruttamento della neve con lo sci mette la ciliegina sulla torta, sdoganando l'inverno. E in fondo la nascita di Cervinia, che diventa un segno della presunta modernità del regime fascista, è un esempio interessante di questo filone. Sull'aspetto simbolico di Cervinia (che lui chiama "Breuil" per ovvie ragioni) scrisse parole interessanti Emile Chanoux, che invitava il popolo valdostano - di fronte al grande turismo emergente - a non perdere la bussola: «Il doit rester lui-même avec son caractère, sa culture, sono orgueil! Il doit rester lui-même avec ses défauts».
Nel suo scritto per la "Dichiarazione di Chivasso" sarà molto esplicito, quando dice che «con l'appoggio del potere centrale sorsero le grosse speculazioni di Cervinia e del Sestrières».
Utile ragionare su come da allora ad oggi si sia sviluppato il Breuil-Cervinia, compreso il periodo del dopoguerra, quando l'Autonomia speciale ancora in fasce venne sconfitta - a colpi di sentenze - dal partito dei costruttori. Pochi anni fa, ragionai su come Cervinia potesse essere oggetto di un'operazione intelligente di riscatto della nostra Autonomia con una riflessione seria su come si possano oggi bonificare, con operazioni moderne dal punto di vista urbanistico e architettonico, certe cementificazioni di allora, con un'operazione concordata con i proprietari che si trovano a vivere o a soggiornare in vecchi condomini del passato, senza che nessuno ci rimetta nulla. Sarebbe stata una scelta coraggiosa e in linea con il turismo del futuro, che chiede località turistiche diverse, specie se il confronto con la sorella Zermatt ed il suo sviluppo armonico è come un pugno allo stomaco.
Penso di poter dire che l'idea sia sparita dalla circolazione, perché temo che per alcuni sia meglio vivere il presente che sognare il futuro.

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