La manutenzione e il Piccolo Principe

Una versione 'pop-up' del libro del 'Piccolo principe'L'altro giorno, ascoltando in auto una trasmissione radiofonica, sentivo - a proposito delle vicende vergognose dell'aeroporto di "Fiumicino" - una verità tristemente valida: l'assoluta mancanza della cultura della manutenzione. Giorni dopo, percorrendo un bel sentiero attrezzato, lungo un canale ("Ru de la Plaine") fra Saint-Vincent e Châtillon guardavo boschi e prati attorno a me e constatavo come questa realtà parta ormai dall'abbandono delle campagne e da ogni forma di mantenimento di una natura che in "quattro e quattro otto" è ridiventata selvaggia senza la cura dell'uomo. E mi veniva in mente di quante volte certi sindaci della nostra Valle chiedevano soldi per nuove infrastrutture, non avendo poi uno sguardo sui costi di gestione conseguenti, ed ovviamente di manutenzione delle opere nuove, che sarebbero poi gravate sulle casse comunali. Fate un giretto a vedere certi fiori all'occhiello al momento delle inaugurazioni e li ritroverete, a dir poco, "sfioriti".

Sulla manutenzione come caposaldo dell'economia e del senso civico ha scritto molti libri Maurizio Cattaneo e traggo da un suo articolo qualche riflessione sul tema: «Poiché come diceva il Piccolo Principe "gli adulti ragionano solo con i numeri e non con il cuore", ecco che la cultura della prevenzione viene vista con sufficienza quando non con diffidenza. A parole tutti fanno prevenzione, come da manuale di management. Nei convegni ci sono sempre un certo numero di interventi sulla prevenzione, ci sono addirittura convegni dedicati alla prevenzione, ma nei fatti le cose vanno diversamente, e non solo in manutenzione. Conservare, mantenere, poi, significa fare frequentemente piccoli interventi, significa spendere frequentemente piccole somme, cosa che non è sinergica con le modalità di erogazione dei finanziamenti e di controllo della spesa tipiche delle aziende italiane, e tantomeno della Pubblica Amministrazione. Si investe nel sistema informativo, si investe negli strumenti diagnostici, si investe nel monitoraggio continuo, ma poi non c'è la cura quotidiana, l'analisi approfondita dei dati che sono offerti da questi sistemi, la tensione migliorativa, e quindi non riesce a svilupparsi una cultura della prevenzione. I manutentori, d'altro canto non sono dei marziani, sono cittadini come tutti gli altri che quando non sono in fabbrica, fanno le stesse cose che fanno gli altri. La manutenzione è una scelta di vita, ma certo non è la scelta che ha fatto la maggioranza dei cittadini italiani».
E' sufficiente guardarsi attorno per vedere quanto sia vero e come la foga di nuove realizzazioni non corrisponda mai ad un'attenzione alla cura dell'esistente in una prevalenza psicologica dell'"usa e getta".
Questo vale anche per temi delicatissimi di tutela del territorio e di conseguenza a tutela della vita stessa dei cittadini. Prosegue, infatti, Molinari: «Basta vedere che succede con la tutela del territorio dove si troverà sempre un cittadino che costruisce in una zona sismica, senza le dovute precauzioni, che costruisce nelle aree alluvionali, o dove c'è rischio di frane, salvo poi chiedere lo "stato di calamità" e ricevere contributi dallo Stato. Lo Stato italiano spende per la prevenzione una infinitesima parte di quanto spende per far fronte alle cosiddette calamità naturali. Spende più per la "Protezione civile" che per il riassetto del territorio. E si potrebbero fare tantissimi esempi che riguardano un po' tutto lo spazio antropizzato. Anziché cura e manutenzione, più facilmente si trova abbandono e fatiscenza. Altro che cultura della prevenzione. Non si vede perché questi cittadini manutentori, quando sono in fabbrica dovrebbero avere un atteggiamento diverso rispetto a casa loro. Certo il sale nella lavapiatti lo mettono, puliscono regolarmente i filtri, se c'è un corto circuito non cercano reiteratamente di dare di nuovo corrente. Ma questa è la forma più primitiva e minimale di manutenzione e di attenzione, importantissima, ma non basta. Così al primo guasto devono chiamare l'idraulico, l'elettricista, il muratore, che hanno costi sempre più elevati, o devono spendere del tempo per surrogare questi "professionisti". Augurandosi poi che tutto funzioni, e non succeda più. La cultura della prevenzione non è precisamente un tema augurale. "Se vuoi far crescere una piantina fino a farla diventare un albero gigante, la devi innaffiare ogni giorno…". E sì, il Piccolo Principe aveva proprio ragione».
Trovo che la citazione del celebre libro di Antoine de Saint-Exupéry sia poetica e assieme pertinente.
Nessuno pretende di avere solo "il Bello", che pure sarebbe un'ambizione, ma bisogna necessariamente combattere, pensando che "il Pubblico" è la sommatoria della volontà dei cittadini, contro "la Negligenza", che può generare mostri ancora peggiori.

Commenti

Concordo su tutto...

Aggiungo un titolo: "Lo zen e l'arte della manutenzione della bicicletta".
Con un atteggiamento zen la prevenzione è uno stile di vita. E poi i "rus": anch'io amo camminare lungo i "rus", soprattutto quelli non ancora interrati. Ma spesso la segnaletica è vecchia, oppure manca o è malposta. E quasi sempre non vi è pubblicità.
Si pubblicizza la "Funivia rotante" di Courmayeur, ma non il "ru" di Gignod!
(Forse perché per percorrere i "rus" non c'è un euro da incassare?)

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri