Aspettando la Grecia

Yanis Varoufakis ed Alexīs TsiprasTutti ormai siamo lì a guardare alla Grecia come si farebbe con un parente ammalato, in una storia politica che si è fatta infinita e che penso abbia stufato tutti, sia quelli che sono o erano pro che quelli che sono o che erano contro. Temo anzi che i confini fra gli uni e gli altri non siano più così certi come all'inizio, quando sull'opinione di molti - mi riferisco ai favorevoli alla posizione dura della Grecia - pesava la vasta ondata anti-europeista, che - a destra come a sinistra - fa fine e non impegna. Il troppo stroppia in questa vicenda e per fortuna si va verso la fine e non è affatto detto che sarà un "happy end".
Meglio allacciarsi le cinture di sicurezza.

E' abbastanza incerta l'origine del detto popolare "una faccia, una razza", che dovrebbe essere dimostrazione della somiglianza fra greci e italiani. Ho letto da qualche parte che questo potrebbe dirsi, semmai, sotto il profilo culturale, tra i greci e gli abitanti della Magna Grecia, quella parte di Sud d'Italia che - come dimostrato da certe minoranze linguistiche come i grecanici - fu in parte colonizzato dai Greci a partire dall'VIII a.C. . Per altro il termine "razza" è meglio lasciarlo perdere, come ricorda il genetista Luca Luigi Cavalli Sforza: "Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l'undici per cento delle differenze tra uomini". Per cui - sia detto per inciso - chi cavalca il razzismo, oltre ad essere riprovevole, prende un granchio.
Fatta questa sottolineatura, vorrei aggiungere che nei miei incontri, nel lavoro politico e soprattutto in viaggi di piacere, ho trovato molto simpatici i greci (sia al Parlamento europeo che al "Comitato delle Regioni") e gradito molto la loro ospitalità. Aggiungo, per correttezza, di aver avuto consapevolezza che il loro Stato facesse acqua dappertutto e che un certo atteggiamento levantino - lo dico senza cattiveria - non li avrebbe portati molto distante. Nell'Unione Europea - e sarà una bella doccia fredda che verrà anche per Matteo Renzi, che mischia autorevolezza con guasconeria - prima o poi i nodi, per chi non rispetti gli accordi presi, vengono dolorosamente al pettine.
Lasciamo perdere il folcloristico e antipatico Yanis Varoufakis, economista e politico greco naturalizzato australiano, ministro delle Finanze screditato per certi suoi comportamenti, tipo la registrazione delle discussioni in Consiglio europeo e le foto mondane con la moglie nella casa sul Partenone pubblicate da "Paris Match". Ma a me colpisce la scarsa capacità di mediazione di un leader indiscusso come Alexīs Tsipras e la contraddittorietà del suo partito, "Syriza", che ha troppo promesso in occasione delle elezioni ed oggi non sa più che pesci prendere. E giocare di rimando con la Russia di Vladimir Putin è un'operazione suicida.
Sui greci e pure su di noi incombe il disastro di un default che, come il crollo di un castello di carte, ci impoverirebbe tutti e colpirebbe al cuore l'Europa con la conseguenza possibile che passi l'idea di un'Unione di "serie A" e una di "serie B". Ovvio il rischio per l'Italia, malgrado tanti "bla bla" a Roma, di finire in seconda fila.
Dovendo avere ancora un pizzico di ottimismo, mi auguro che, alla fine, si eviti il peggio. Che l'Europa si mostri clemente, ma che i greci evitino di dare l'impressione di non voler rispettare gli impegni presi, dando la solita stura alle malevolenze verso i popoli mediterranei e alla loro leggerezza rispetto all'affidabilità dei popoli più a Nord. Si tratta ovviamente di una rappresentazione ingiusta e grottesca ed in Europa, nel mio lavoro, ho dovuto sempre dimostrare come fosse superficiale questa arrière pensée, anche se qualche collega italiano faceva di tutto per dimostrarne la bontà...
Ma sul caso greco, a dimostrare il fatto che si tratti di un pregiudizio, devono essere i fatti, perché di parole ne sono state pronunciate sin troppe.

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