Il problema

Ad Aosta si rimuove l'albero di Natale"L'Epifania tutte le feste si porta via". Non resta che rassegnarsi alla circostanza, pur con qualche magone. Ho sempre detto che il Natale ha una piccola parte di fregatura: parte da distante e poi si spegne in poco tempo. Si resta, in seguito, storditi dalle libagioni, a cavallo fra il vecchio e il nuovo anno e infine ci si trova in un batter d'occhio con i soliti problemi di fronte.
E' vero che tutto è relativo: già nei prossimi giorni iniziano annunci e preparativi per i Carnevali e con le due fiere di Gennaio, la "Sant'Orso" di Donnas e di Aosta, si saluta - perché dietro le spalle - la parte più buia dell'inverno. Seguirà Pasqua, quest'anno il 5 aprile, a dare il segno del ciclo dell'anno, che ha tappe certe e rassicuranti nella vita altrimenti così piena di sorprese buone e cattive.
Dicevo dei problemi. Il mio principale rovello è questa storia della soppressione della Valle d'Aosta. Chi minimizza dovrebbe pensare che fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Un blitz su norme costituzionali non è facile, ma neppure impossibile. Il terreno sulla inutilità delle autonomie speciali è stato ampiamente dissodato da un lavorio decennale. Agli ostacoli frapposti da Roma alla specialità sin dagli esordi, si è sommata una campagna vasta, martellante e pluralista, che oggi si concretizza nell'idea della soppressione tout court nel nome del risparmio e contro i privilegi. Le ultime vicende sembrano far intendere che la pera sia matura per cadere dall'albero. Non si tratta, dunque, di fare allarmismo o praticare il giochino della casa che prende fuoco per atteggiarsi a gran pompieri, ma di segnalare che si è aperto un bivio e se si imbocca la strada sbagliata si va finire fino in fondo, precipitevolissimevolmente. E' più facile distruggere che costruire.
Per cui, almeno per quel mi riguarda, l'idea di subire un'eutanasia senza consenso mi fa venire i brividi, oltre all'ovvia constatazione che chi ci vuole morti non offre alcuna alternativa alla sepoltura macroregionale, oltretutto in un clima di riforma costituzionale, che già tritura il regionalismo esistente con uno Stato scalcagnato che si atteggia a supereroe.
Cosa diventerebbe la Valle d'Aosta senza autonomia speciale e addirittura spogliata del suo ruolo di Regione? Non si capisce bene, direi a naso un pezzettino dell'area metropolitana di Torino con rari uffici pubblici e l'impiego pubblico locale destinato chissà dove (ma ormai avanza l'ipotesi di licenziamenti motivati...).
Il welfare valdostano sparirebbe d'incanto e se guardiamo ad altre zone alpine "annegate" nelle Regioni a Statuto ordinario la comparazione offre delle piste. Qualche esempio? Sarebbe la fine dei Comuni costretti alla fusione dalla legislazione nazionale. Sparirebbero d'incanto l'ospedale ed il Tribunale, così come tutte le strutture regionali e statali. I trasporti peggiorerebbero ancora, ad esempio quelli su gomma, compreso il meritevole servizio per i disabili. Basta scuole decentrate o di montagna. Tutto si concentrerebbe su Aosta. Sparirebbe ogni ruolo regionale in risorse fondamentali come l'energia idroelettrica o gli impianti di risalita o l'istruzione universitaria. Fine dei fondi comunitari dedicati e pure della rappresentanza parlamentare, garantita dallo Statuto. Il museo degli orrori potrebbe arricchirsi con decine e decine di altri esempi. Diffidare di chi finge che cambierebbe pochissimo: sono "pifferai magici" che vogliono portare i valdostani verso il baratro.
Per cui, al momento, questo è diventato il problema.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri