Le preoccupazioni di Scalfari

Eugenio ScalfariSettembre è l'inizio della salita verso il nuovo anno. Con l'approssimarsi della fine del l'estate - anche se quest'anno verrebbe da dire nel complesso «quale estate?» - è come se il sentiero, piuttosto piano fra luglio e agosto, anche se quest'anno - altra eccezione... - non è stato molto così per i diversi scenari difficili con cui ci confrontiamo, cominciasse a salire verso la vetta di fine anno. Da dove, beninteso, si potrà meglio scrutare quanto avverrà nel 2015.
Non nascondo la mia preoccupazione. Leggevo, domenica 31 agosto, l'editoriale domenicale su "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, un giornalista che seguo dai tempi in cui il "suo" "L'Espresso" era un lenzuolone che mio papà comperava. Oggi, a novant'anni, scrive ancora articoli assai eleborati, che invidio per la capacità storica e politica in una visione complessiva.
L'inizio è nella linea dei miei timori: "ll mondo è sconvolto, non riesce a trovare un asse intorno al quale si possa organizzare una convivenza accettabile. L'Europa è sconvolta per le stesse ragioni; in un mondo multipolare ogni area continentale deve avere i propri punti di riferimento che contribuiscono all'equilibrio generale, ma in Europa quei punti di riferimento mancano, ogni nazione fa da sé e per sé e la multipolarità diventa a questo punto ragione di conflitto e di guerre. Può sembrare assai strano a dirsi, ma l'Europa fotografata ieri, 30 agosto 2014, sembra il Paese dove l'equilibrio c'è o almeno è maggiore che altrove. Prevale il renzismo che, allo stato dei fatti, non ha alternative. Una società senza alternative è al tempo stesso fragile e robusta; fragile nella essenza, robusta nell'apparenza. La durata di questa situazione sarà l'elemento decisivo: una durata lunga rafforza l'apparenza fino a trasformarla in sostanza. Renzi lo sa e da questa sua consapevolezza è nato il programma dei mille giorni che finiscono più o meno alla metà del 2017. Solo allora si vedrà se gli annunci sui quali il renzismo è nato circa un anno fa daranno i loro frutti".
Molto più avanti nell'editoriale affonda la lama: "Il venerdì del 29 agosto, che avrebbe dovuto essere per il governo una sorta di marcia trionfale dell'Aida, è stato invece un venerdì nero perché mentre Renzi cercava di nascondere la necessaria ritirata verso il programma dei mille giorni molto favorito dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che rinvia l'attuazione degli annunci al 2017, l'Istat forniva le cifre di una stagnazione estremamente preoccupante dell'economia italiana in tutti i suoi vari "fondamentali": il Pil, la domanda, i consumi, il dissesto delle aziende, il bilancio strutturale, l'ammontare del debito. Una deflazione selvaggia che ha toccato una cifra identica a quella egualmente elevata del 1959, ma con una differenza fondamentale rispetto ad allora: nel '59 si stava preparando quello che fu chiamato "il miracolo italiano" e che cominciò nel 1960 e durò fino all'inizio degli anni Settanta".
Poi, qualche riga dopo, un cambio ulteriore di registro: "Tralascio ulteriori osservazioni sul venerdì nero dell'altro ieri, salvo una: la norma che abolisce ogni intervento della Cassazione nel caso in cui l'esito dei processi nei due precedenti gradi di giudizio sia conforme. Questo obiettivo (naturalmente annunciato ma non ancora raggiunto) è motivato dalla necessità di abbreviare la durata dei processi e di smaltire le ampie giacenze processuali ancora pendenti presso la Suprema Corte. Io penso che si tratti di un obiettivo del tutto sbagliato; somiglia terribilmente all'abolizione del Senato come effettiva Camera legislativa; la filosofia è la stessa: diminuire e indebolire lo Stato di diritto, cioè il preliminare indispensabile d'ogni democrazia che non sia una favola per bambini il cui protagonista è il Pifferaio di Hamelin"
Il finale è sferzante: "Concludo con poche considerazioni sugli appuntamenti europei del nostro Pifferaio. Ieri si sono discusse le nomine e la Mogherini è stata nominata Alta autorità europea degli Esteri e della Difesa. Ho già scritto più volte che questa nomina non ha alcun contenuto di sostanza. Lo avrebbe - e sarebbe anzi positivo - se ci fosse preliminarmente una cessione di sovranità degli Stati nazionali all'UE, della politica estera e di quella della difesa. Senza quelle cessioni Mogherini può esercitarsi nell'emettere pareri e via col vento. Mi domando perché, sapendo perfettamente tutto questo, Renzi abbia puntato su quella carica e non su altre ben più consistenti: gli affari economici, la concorrenza, l'eurozona, la gestione del bilancio comunitario, l'assistenza dell'Unione alle zone economicamente depresse e tante altre mansioni che la Commissione esercita.
La risposta è semplice: dopo aver ottenuto la carica suddetta, il nostro Pifferaio la sventolerà come una bandiera di successo mentre è soltanto un segno di debolezza.
Molti anni fa scrissi sull'Espresso un articolo su Gianni Agnelli del quale ero buon amico e tornai ad esserlo dopo un anno di gelo che seguì a quanto avevo scritto su di lui e al titolo che suonava così: "L'Avvocato di panna montata" un po' lo era, il suo narciso non conosceva limiti. Le sue ricchezze, le sue aziende, il suo charme, la sua notorietà nazionale e internazionale glielo consentivano.
Oggi ci troviamo di fronte ad un abilissimo Pifferaio e ad una deflazione dalla quale solo Draghi potrà salvarci. La frase per definire il crollo della domanda, usata nei circoli finanziari è: il cavallo non beve, ed è appunto quanto sta accadendo.
Perciò non vi stupirete se quest'articolo, accoppiando due immagini fortemente connesse con la realtà che scorre sotto i nostri occhi, è titolato: "Il cavallo è assetato, ma non beve panna montata". Spero che sia chiaro il suo significato"
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Il riferimento finale è al carretto dei gelati di "Grom" a Palazzo Chigi e al cono renziano irridente in risposta ad una vignetta stupidina dell'"Economist", in cui Renzi figurava in una foto sfottente con il gelato da asporto in mano.
Non resta, dunque, che aspettare i mesi a venire nella difficile marcia verso la vetta, da cui - almeno quello - avremo una visione un pochino più chiara e non solo verso Roma e Bruxelles, ma anche verso la più vicina e visibile Aosta, dove il cambiamento è ineluttabile.

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